COMMISSIONE SULLA VERITA’ PER I FATTI DI TIMOR.
Di Roberto Tofani • Feb 23rd, 2007 • Categoria: Timor Est, Ultime NotizieVecchia colonia portoghese, Timor Est venne abbandonata nel 1975 quando in Portogallo, in seguito alla fine della dittatura di Marcelo Caetano, venne deciso di offrire l’indipendenza a tutti i territori d’oltremare (tranne Macao, tornata cinese nel dicembre del 1999).
Questo accadeva il 28 novembre 1975. Nove giorni più tardi, la piccola isola veniva invasa e occupata dalle forze militari indonesiane e nel luglio del ’76 divenne la ventisettesima provincia indonesiana. Da quel momento, il FALINTIL, braccio armato del partito di Timor Est, FRENTELIN (Frente Revolucionária de Timor-Leste Indipendente, fondato dall’attuale primo ministro Jose Ramos Horta), che fino ad allora aveva combattuto contro i portoghesi, rivolse le armi contro l’esercito indonesiano fino al 1999, l’anno del referendum che avrebbe sancito l’indipendenza del Paese, ottenuta nel 2002. Durante il periodo che va dal 1974 al 1999, le forze armate di Giacarta si sono rese responsabili di orribili crimini e massacri. Secondo uno studio condotto dalla ‘Commissione di verità e giustizia’, voluta all’inizio del 2005 da Dili (capitale timorese)e Giacarta, sarebbero oltre 100mila i morti, mentre Amnesty International parla di 200mila decessi accertati. Dopo il voto referendario, voluto in base ad un accordo tra Indonesia, Portogallo e Usa, e promosso dalle Nazioni Unite, ebbero luogo scontri tra la popolazione e le milizie civili di Eurico Guiterres che, sostenute dall’esercito indonesiano, causarono la morte di oltre mille e trecento persone. Le Nazioni Unite intervennero attraverso una Forza Internazionale per Timor Est (INTERFET), missione multilaterale con a capo l’esercito australiano. Il 28 febbraio del 2000, l’INTERFET lasciò il comando all’UNTAET (United Nations Transitional Administration in East Timor). Il 20 maggio del 2002, infine, il Portogallo riconobbe l’indipendenza di Timor Est.
Dopo gli scontri avvenuti lo scorso anno, a marzo del 2006, che hanno portato ad una crisi politica (verranno analizzati e proposti in seguito…), il 19 febbraio scorso, nell’isola indonesiana di Bali, hanno iniziato a deporre davanti alla ‘Commissione per la verità e l’amicizia’, i testimoni sui fatti che sconvolsero l’isola di Timor Est nel 1999. Tale organismo, che si pone l’obiettivo di ricucire gli strappi del passato e arrivare ad un riconciliazione, è costituito da dieci membri, tra cui esperti legali, di diritti umani, accademici e leader religiosi di entrambe i Paesi. L’ex-ministro degli esteri indonesiano, Ali Altas, è stato il primo a testimoniare.
In totale,
Giunti al termine, però, i lavori della ‘Commissione per la verità e l’amicizia’ non porteranno ad alcun processo: al contrario, già si pensa di proporre ai rispettivi governi “l’amnistia per tutti quelli che collaborano negli sforzi di riconciliazione”.
Del resto, coloro che sono considerati tra i maggiori responsabili dei crimini e delle morti sopra descritte, come i generali Benny Murdani e Wiranto, ministro della Difesa indonesiano quando il referendum del ’99 si macchiò di sangue, non sono mai stati neppure incriminati. Tra i civili, invece, il solo Abilio Soares, ex governatore, era stato imprigionato nel luglio del 2004, ma fu in seguito assolto dalla Corte Suprema.
Se l’amnistia fosse la soluzione, non farebbe altro che alimentare la rabbia e la voglia di giustizia che ha contrassegnato gli ultimi anni di questa parte di mondo, che forse è troppo piccola per far sentire la sua voce!
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