Conference on Indigenous Peoples and Communal Land
Di Roberto Tofani • Feb 24th, 2007 • Categoria: Minoranze Etniche, Ultime Notizie
Foto di Colin Nicholoas
Sintesi della ‘Asia Regional Conference on Indigenous Peoples and
Dal 14 al 16 febbraio 2006, 95 rappresentanti di comunità indigene provenienti da Bangladesh, Birmania, Cambogia, India, Indonesia, Filippine, Giappone, Laos, Malaysia, Nepal, Taiwan, Thailandia e Vietnam si sono incontrati nella cittadina di Kompong Cham – Cambogia, per affrontare insieme le istanze relative a “Indigenous Peoples and Communal Land”.
Un’immagine comune. In gran parte del territorio asiatico, le popolazioni indigene sono state deprivate delle proprie terre e risorse. Il processo ha inizio in epoca coloniale, ma è continuato anche nel periodo post-coloniale: quello di indipendenza nazionale. I sistemi di classificazione del territorio e alcuni concetti legali di base come ‘il potere di espropriazione per pubblica utilità’, ad esempio, sono stati introdotti durante l’era coloniale e sono ancora presenti nelle normative di molti Stati asiatici. Durante tutto questo periodo, le volontà e le rivendicazioni indigene sono state continuamente ignorate. Nei casi in cui i diritti consuetudinari sono legalmente riconosciuti, il rafforzamento delle rispettive leggi e politiche è generalmente debole, e spesso ostacolato da legislazioni contraddittorie che, a volte, nascondono maggiori interessi di potere. Lo schierarsi in maniera critica contro l’appropriazione su larga scala, da parte dei governi e di compagnie private, di risorse e territori è spesso etichettato come contrario allo sviluppo e allo spirito nazionale: la resistenza delle popolazioni indigene all’esproprio viene spesso soffocata con ripetuti attacchi, se non addirittura con una repressione violenta, da parte delle forze di sicurezza statali. Come risultato alcune aree indigene nell’Asia del Sud e del Sudest sono tra le regioni più pesantemente militarizzate al mondo. Le leggi e le politiche nella regione asiatica spesso tendono a favorire la proprietà privata e gli interessi di gruppi finanziariamente più forti a scapito della proprietà e dell’utilizzo pubblico che, invece, favorirebbero anche le popolazioni indigene. Gli ultimi decenni sono stati contrassegnati da una selvaggia deforestazione, da sfruttamento delle risorse nei territori indigeni e dalla successiva decisione di puntare sull’estrazione di risorse minerarie su vasta scala. La creazione di piantagioni di caucciù, di noce di acagiù, cassava e/o olio di cocco sono, inoltre, causa di espropri e dislocamento delle popolazioni indigene, pratiche queste che vengono giustificate da una presunta ‘pubblica utilità’. Nei Paesi dove esiste una legislazione in merito, il processo per la registrazione delle terre delle comunità indigene richiede tempo, ingenti risorse finanziarie e complicazioni burocratiche. Tranne per alcune eccezioni, i tentativi di seguire le vie legali sono frustranti, visto e considerato che in molti Paesi asiatici il sistema giudiziario non è indipendente.
Sfide. Allo scopo di difendere le proprie terre e risorse, le comunità indigene stanno sollevando importanti obiezioni. Sul piano legale, molte comunità indigene in gran parte dei Paesi asiatici stanno portando avanti la lotta per il riconoscimento dello Statuto di ‘popolo indigeno’ e per i diritti sulle terre pubbliche. Spesso sono costrette a confrontarsi con sistemi giudiziari corrotti e distorti. Sul piano politico, invece, le comunità indigene vedono i propri tentativi di organizzarsi in gruppi scontrarsi con una spesso violenta repressione, condotta anche attraverso le armi della corruzione, dell’intimidazione, o l’assassinio dei propri leader carismatici. Le istituzioni e il diritto consuetudinario indigeno, così come i leader tradizionali o i consigli, non vengono riconosciute e l’apparato amministrativo statale tende a minare la loro organizzazione socio-politica. Sono necessarie, quindi, capacità e conoscenze specifiche, così come risorse finanziarie, per un effettivo confronto con il sistema politico e giudiziario, nonché per una concreta mobilitazione in difesa dei diritti delle popolazioni indigene. In molti casi sono numerose le comunità indigene che ignorano il modo per potersi difendere dalle compagnie private, o come poter utilizzare gli strumenti legali internazionalmente riconosciuti. La mancanza di una coscienza, di un’educazione, di una cultura comune; la migrazione dei più giovani; il proselitismo e altre forze esogene, stanno indebolendo sensibilmente gli usi e i costumi delle comunità, con il rischio di rompere e spezzare i legami con le generazioni future.
Di seguito troverete in allegato i documenti pubblicati al termine della Conferenza.
Press statement: Mr. Chhit Sam Ath, Executive Director of NGO Forum on Cambodia.
Press statement: Ms. Vicki Tauli-Corpuz, Chairperson of the UN Permanent Forum on Indigenous Issues.
Roberto Tofani
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