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LA CORSA DEL VIETNAM.

Di Roberto Tofani • Feb 27th, 2007 • Categoria: Ultime Notizie, Vietnam

manifesto di partito hanoi
Foto di Paolo De Piaggi

Vi proponiamo un articolo di R. Tofani, pubblicato su LEFT (Numero 44 – 10 novembre 2006), in modo da offrirvi un quadro sui traguardi raggiunti nel 2006 dal Paese asiatico.

Viet Nam, ‘Viet del sud’. Un tempo Annam, ovvero ‘sud pacificato’. Una denominazione data dai cinesi per indicare la parte sud del proprio territorio, il centro-nord dell’odierno Viet Nam. Nell’immaginario collettivo ‘occidentale’ il nome del Paese più ad est del Sudest asiatico rimane, fortemente legato alla guerra contro gli Usa, la prima trasmessa via cavo e madre di un movimento che si muoveva al grido rivoluzionario di “creare uno, dieci, cento Viet Nam”. Oggi, dopo oltre trent’anni, la guerra sempre più cade nel dimenticatoio per far spazio a dati economici e numeri che indicano la crescita di un Paese che corre ad un tasso secondo solo alla Cina. Giornalmente la stampa locale si prodiga per rimarcare i risultati raggiunti da quando, nel 1986, la Repubblica Socialista inaugurò il proprio processo di ‘rinnovamento’ (Doi Moi). Oggi, alla vigilia di uno dei vertici più attesi da Ha Noi (in mezzo al Fiume), l’APEC 2006 (Asia-Pacific Economic Cooperation – 16/19 novembre), il governo festeggia, dopo un’attesa lunga 11 anni, l’ingresso nel WTO (World Trade Organization). Il 7 novembre scorso, infatti, l’assemblea generale del Wto, riunita in sessione speciale, ha ratificato l’adesione della Repubblica Socialista del Viet Nam come 150esimo membro. Alla vigilia, il ministro del commercio, Truong Dinh Tuyen, si era detto “molto soddisfatto non solo per l’ingresso nell’Organizzazione, ma anche per il successo del processo di rinnovamento attuato dal Paese, riconosciuto dall’intera comunità internazionale”. La Repubblica Socialista vietnamita diverrà un membro effettivo, tuttavia, solo 30 giorni dopo che l’Assemblea Nazionale, l’organo legislativo del Paese, avrà approvato un protocollo di accesso. Tale voto è previsto per il 28 novembre prossimo. Quando un Paese chiede l’accesso al WTO, decide di assumersi degli impegni all’interno del sistema multilaterale commerciale, accettandone, quindi, le condizioni vigenti. Durante il suo percorso d’accesso, il Viet Nam, come molti altri Paesi hanno fatto prima di lui, ha dovuto negoziare con i Paesi ’sviluppati’ ed economicamente più forti, gli accordi ‘Wto Plus’. Definiti come “un libero accordo commerciale bilaterale” dal direttore generale Pascal Lamy, tali patti sono il modo in cui il più forte esercita pressioni sul più debole e povero, costringendolo a dotarsi di misure che, nel medio periodo, potrebbero rivelarsi erronee e devastanti per la popolazione stessa. Come 150esimo membro, il Paese asiatico sarà chiamato a ridurre le tariffe sulle importazioni imposte ai produttori agricoli dall’attuale 23,5% al 20,9% nei prossimi cinque anni, abolendo inoltre i sussidi per i prodotti in esportazione. A risentirne saranno beni qualitativamente modesti e/o che non godono del sostegno di grandi marchi, come riso e caffé, di cui il Viet Nam è il secondo esportatore al mondo. Tali misure potrebbero rivelarsi deleterie per la forza lavoro impegnata nel settore agricolo, oltre 25 milioni di persone in una popolazione che ne conta 84, ovvero il 57% della forza lavoro totale (45 milioni). D’altra parte però, prodotti del settore tessile e dell’abbigliamento potranno essere esportati verso l’Unione Europea e gli Usa senza essere soggetti a particolari tassazioni. Le imprese statunitensi, tuttavia, non potranno sfruttare le opportunità in terra asiatica fin quando il Congresso non approverà il trattato di ‘relazioni commerciali permanenti’ tra i due Paesi, che darebbe seguito allo storico accordo bilaterale in ambito commerciale siglato il 31 maggio scorso, ad Ho Chi Min City. Tra i vari punti, la Repubblica Socialista, dopo 12 anni dall’ingresso nel ‘club mondiale del commercio’, dovrà riconoscere il proprio sistema come una ‘economia di mercato’. Nei settori bancario e finanziario, il Viet Nam, che da poco ha avviato una limitata liberalizzazione, si troverà a competere con la maggiore esperienza e potere delle compagnie ‘occidentali’ e asiatiche con sede a Hong Kong, Singapore, e Taiwan. Tale confronto vede un Viet Nam che sembra procedere a due velocità. Da una parte i centri urbani caratterizzati da Ha Noi al nord, sede del governo e capitale istituzionale; e Ho Chi Minh City a sud, capitale degli affari e del commercio, città di origine dell’attuale Presidente della Repubblica Nguyen Minh Triet, e del primo ministro Nguyen Tan Dung, entrambe in carica dal 27 giugno scorso. In mezzo la vecchia città imperiale di Hue, dimenticata e lasciata a se stessa. Dall’altra, campagne sterminate dove gran parte della popolazione vive, seppur dignitosamente, con le rendite di uno o al massimo due raccolti di riso l’anno. Nel 1993 il 58% della popolazione viveva sotto la soglia di povertà. All’inizio del secolo tale percentuale si è ridotta al 32% fino ad arrivare al 19,5% di oggi, stabilendo un primato che non ha precedenti. Oggi il reddito pro-capite è pari a circa 576 euro (1 Euro = 20.000VND, Vietnam Dong), ma cresce il divario tra ricchi e poveri, che sempre più si riversano nei centri urbani in cerca di fortuna. Ha Noi ne è l’emblema. È una città in continua crescita demografica e urbanistica, un mix sconvolgente tra passato, presente e futuro. In un ritmo frenetico che si muove sulle due ruote di fabbricazione giapponese, contadini, artigiani e nuovi imprenditori si incrociano con apparente indifferenza. La nuova ricchezza ha evidenziato ancor di più una corruzione che recentemente ha coinvolto un intero ministero, quello dei trasporti. Se non curati, questi mali potrebbero incidere negativamente sulle riforme che il Paese ha attuato negli ultimi anni e ostacolare il lungo cammino di riforme amministrative resesi necessarie proprio per ripartire dal WTO. La speranza e la forza di questo Paese risiede nel suo popolo, discendente del figlio del Re del Drago (Lac Long Quan) e della fata della montagna (Au Co). Un popolo i cui due terzi sono nati dopo il 1975 e che ama autodefinirsi una ‘generazione di pace’. In passato più volte il Viet Nam ci ha sorpreso, dalla dichiarazione di indipendenza del 1945 che un giovane Hoi Chi Minh redasse ispirandosi ai principi democratici di quella statunitense, fino alla vittoria nelle guerre con le due potenze dell’epoca: Francia prima e Usa dopo. La speranza è che il Viet Nam riesca di nuovo a sorprenderci e a suggerirci l’idea di una nuova via. Noi saremo in grado di recepirla?

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