PER NON DIMENTICARE!
Di Roberto Tofani • Mar 11th, 2007 • Categoria: Cambogia, Ultime NotizieDopo l’articolo riguardo al rischio che possa saltare il processo contro gli ex-leader khmer rossi, Sudestasiatico.com ha deciso di pubblicare una serie di immagini scattate da Matteo Boni e Roberto Tofani durante un lungo viaggio che li ha portati tra i killing fields cambogiani. Parole e immagini per non dimenticare. Non dimenticare le atrocità commesse contro un intero popolo.
Ricordo ancora le sensazioni durante il tragitto, che dal centro di Phnom Penh, dove eravamo alloggiati, abbiamo percorso per oltre
Della visita al tristemente noto killing field di Choeung Ek, e al museo di Tuol Sleng, (liceo trasformato dai khmer rossi in prigione e luogo di tortura, meglio noto con il nome di S-21) ricordo la mia incredulità nel concepire determinate azioni che non riuscivo ad esprimere con le parole, ma solo attraverso lunghi silenzi e pensieri soffocati, comunicati al mio compagno di viaggio con sguardi di tristezza e sorrisi di paura. Intenti a leggere le storie di perseguitati e persecutori. Diventa difficile se non impossibile poter distinguere. Storie di ragazzi e bambini costretti ad uccidere e torturare coetanei, familiari, amici, pena la morte preceduta da incredibili sevizie e torture. Anime vuote trasformate in soldati pronti a tutto. Anime vuote che oggi hanno rimosso, forse unica via per continuare a vivere.
La Cambogia di oggi non ha pagato il suo tributo solo in termini di vite umane. Sono numerosi i bambini di allora che non si sono mai più reintegrati, sono numerosi quelli colti da insanità mentale, sono ben più numerosi quelli che non sono mai nati.
Oggi, dopo le libere elezioni avvenute nel maggio del
Choeung Ek è un uno dei più noti killing field cambogiani, situato a pochi chilometri dalla capitale Pnomh Penh e dove sono state scattate le foto che vi proponiamo. Oggi Choeung Ek è un luogo di memoria dove è stato innalzato uno Stupa buddista (monumento religioso), all’interno dei quali sono custoditi oltre cinquemila teschi ritrovati dopo gli scavi compiuti nell’area circostante.
Tuol Sleng (collina dagli alberi avvelenati) era invece una prigione meglio nota come S-21. Dal 1980, è un museo, dove è possibile visionare documenti e foto che descrivono e raccontano le atrocità commesse. Si pensa vi siano state imprigionate tra le diciassettemila e le ventimila persone.
Roberto Tofani
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