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DIETRO LA CORTINA DI BAMBU’

Di Roberto Tofani • Apr 27th, 2007 • Categoria: Libri

Mi chiamo Derino Zecchini e ho 79 anni compiuti; ho fatto la Resistenza e dopo la liberazione sono tornato a casa. Eravamo 18 in famiglia e lavoro non c’era. Il lavoro nei campi non bastava per tutti”.
Così, Derino Zecchini inizia il racconto della sua vita. Una vita, quella del giovane partigiano di Gradisca di Spilimbergo, classe 1927, contrassegnata “dall’ideale di libertà”. Una vita da emigrante che lo condurrà in Francia prima, dove si arruolerà nella legione straniera e - dopo due anni di addestramento in Algeria – a Saigon poi, nell’allora Vietnam del Sud, dove successivamente diserterà per passare tra le file dei Vietminh, al cui fianco combatterà proprio contro i francesi, sconfitti definitivamente nel 1954 a Dien Bien Phu (a nord-ovest del Paese). Solo tre anni più tardi, il 9 novembre 1957, Derino Zecchini lascerà il Vietnam “la mia seconda Patria” per far ritorno in Italia, a casa, a Spilimbergo, dopo “aver vissuto 8 anni come un selvaggio”.
Oggi, le sue memorie, i suoi ricordi, il suo diario, sono un libro. Derino Zecchini, Dietro la cortina di bambù. Dalla Resistenza al Vietminh, diario 1946-1958, a cura di Sabrina Benussi, Associazione culturale Fuoritesto/Quaderni dell’IRSML Venezia Giulia.

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Quello di Zecchini non è un diario di guerra, non un trattato di politica, ma la storia di un uomo, fatta delle sue paure di soldato, della sua quotidianità da veterano in una terra sconosciuta, contrassegnata dalla morte, dalla violenza, dalle brutalità della guerra. Una quotidianità vissuta nel dubbio, nell’incertezza e nella speranza di poter vivere una vita ‘normale’, ovvero avere una famiglia, un lavoro e la voglia di ricominciare. Ricominciare lì, da dove era partito, in un Paese in cui aveva lottato per un futuro migliore. Dal giorno in cui Zecchini passa “con le armi nei ranghi dei Vietminh” che gli riservarono “una sorprendente accoglienza”, fino alla storica battaglia di Dien Bien Phu, il diario è fatto di scarne annotazioni in cui non si percepiscono i preparativi e gli scontri di guerra. Alla fine di questa, e dopo un anno passato in Cina, “Zecchini affida sempre più assiduamente i suoi pensieri, le sue considerazioni e le sua ansie al diario, in cui inserisce citazioni di altri scritti, disegni e poesie in francese” analizza la curatrice Sabrina Benussi. Attraverso la scrittura, Zecchini tenta “di dare una spiegazione a ciò che sta vivendo e, più in generale di dare un senso alla vita” conclude la Benussi.
Allegato al libro, un DVD sempre a cura di Sabrina Benussi con la partecipazione di Moni Ovadia

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Thin Bienh 12 dicembre 1950. “Caro compagno – scrive Zecchini al suo amico Romano – devi molto scusare se non ti ho risposto immediatamente alla tua lettera, ma non ho a disposizione il tempo che voglio. Ti faccio sapere che io me la passo più o meno come il solito, nonostante qui le cose si stiano cambiando quasi fondamentalmente. Caro Romano, credo che pure tu sia al corrente di quello che si passa qui in questi momenti. Io ti voglio dire ciò che sicuramente ciò che i giornali non possono certo dire. Confesso che mi sento agli estremi limiti della pazienza sopportando ciò che qui mi si presenta davanti ai miei occhi. Costoro che villanamente pretendono di difendere la civiltà occidentale, hanno tutto da apprendere nel lato dell’umanità, e sono qui gli asiatici che ci danno delle lezioni convincenti. Sono solo demagogiche menzogne quelle che imprimono su certi giornali. Caro compagno credo non ti sia sfuggita di mente la triste prova durante l’occupazione tedesca in Italia, le criminalità che hai potuto constatare te stesso. Ebbene credimi come amico, non era che una minima particella di quello che qui sono condannato a vedere. Quello che mi disgusta a me è nella nefasta stampa completamente falsa. Ti dico e ti posso dire che questo non l’avrei mai creduto, che la civiltà occidentale si sia fatta in Asia una sì magra e miserevole reputazione. Dunque Romano, non penso di fare lunghi commenti, ma credo di averti dato qualcosa per animare ancora più la tua convinzione. T’auguro con cuore un buon Natale e Felice Anno Nuovo. Devi fare il piacere di convincere mia mamma che non corro nessun rischio. Tuo amico Derino che sempre ti ricorda e ha fiducia in te”.

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