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LE DONNE COLPITE.

Di Roberto Tofani • Mag 4th, 2007 • Categoria: Minoranze Etniche, Ultime Notizie

In un momento in cui il traffico di essere umani tra Cina e Birmania conosce picchi con pochi precedenti, centinaia di donne di etnia Kachin - minoranza etnica costituita da circa un milione di persone, che vive principalmente nello Stato omonimo, il più settentrionale della Birmania – vengono obbligate ad unirsi in matrimonio a uomini cinesi originari delle zone di Jilin e Shandong a nord est del Paese. La denuncia arriva dal Kachin News Group, (KNG) gruppo con sede in Thailandia che, sorto nel 2003, promuove ‘una vita libera’ per il popolo Kachin.

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Secondo quanto riportato da KNG, un uomo cinese sarebbe disposto a pagare fino a 50mila Yuan (valuta cinese, circa 6.250 dollari), per una donna. Quelle di etnia Kachin, invece, hanno un costo decisamente minore, che può arrivare fino a 20mila Yuan. La maggior parte di esse viene poi costretta a prostituirsi nelle città più popolate della Repubblica Popolare cinese, mentre altre rivendute a facoltosi commercianti di giada della zona di Guangzhou (Canton), che sono soliti avere più mogli. Le donne Kachin, di età compresa tra i 16 e i 30 anni, e provenienti dalle zone situate tra lo Stato Kachin e lo Stato Shan di Putao, la valle di Hukawng e Myitkyina, vengono attirate dai trafficanti locali con la promessa di un lavoro stabile nella vicina Cina. Un rapporto del 2005 (‘Driving Away-Trafficking of Kachin Women on the China-Burma border), pubblicato dalla Kachin Women’s Association (KWAT) – organizzazione indipendente con sede in Thailandia, costituito da donne di etnia Kachin che lotta per garantire pari diritti a tutte le donne che vivono nell’ex-Birmania – ha documentato la vendita di oltre 60 donne lungo il confine sino-birmano nel quadriennio 2000/2004. Nonostante i due governi si siano impegnati a combattere il traffico illegale di essere umani, il basso sviluppo dell’economia birmana, l’alta inflazione e l’alta disoccupazione vengono indicate tra le cause maggiori di questo crescente fenomeno lungo il confine con la Cina.

Leggere le cause secondo i dati economici birmani sarebbe in qualche modo riduttivo. Dall’idea confuciana della trasmissione del lignaggio per linea maschile, fino alla politica del figlio unico voluta da Mao, la Cina si è sempre contraddistinta per una bassa natalità femminile. La pratica detta ‘bagno della bambina’, secondo cui le nasciture venivano e vengono - soprattutto nelle zone rurali - affogate alla nascita, ha prodotto, nella Cina di oggi, un rapporto tra uomini e donne di 119 a cento. Secondo un rapporto pubblicato all’inizio dell’anno, nel 2020 un uomo su dieci tra i 20 e i 45 anni non riuscirà a trovare moglie. Entro il 2020 in Cina ci saranno 28 milioni di uomini in eccesso. Tutto ciò, non fa che aumentare una compravendita di cui sono protagonisti gran parte dei Paesi della regione asiatica.

Il 28 marzo scorso, inoltre, è stato pubblicato un rapporto - Unsafe State, State-sanctioned sexual violence against Chin women in Burma - dalla Women’s League of Chinland (WLC) - organizzazione, con sede a Mizoram (India) e promossa da donne di etnia Chin - in cui si accusa l’esercito birmano di commettere violenze e abusi sessuali contro donne di etnia Chin.

Nel rapporto vengono documentati ben 38 casi di stupro – utilizzato come arma dalle forze militari birmane – commessi negli ultimi 5 anni. “Le donne non hanno alcuna protezione legale e nessuno viene condannato”, accusa il rapporto. “Il sistema militare birmano pone i militari al di sopra delle leggi e nonostante siano numerosi i testimoni e i casi di violenza e abuso, non esiste alcuna documentazione legale su tali crimini”. Secondo un censimento realizzato dalla giunta del 2003, sarebbero quasi tre milioni i cittadini di etnia Chin che vivono in Birmania, mentre quasi 550mila continuano a vivere nello Stato Chin, situato nella zona nord occidentale al confine con l’India.

Sono diverse le organizzazioni femminili come anche Shan Women Action Networks (SWAN), con sede in Thailandia, che da anni, con il supporto di testimonianze e documentazioni, denunciano violenze, stupri, torture e omicidi commessi dall’esercito birmano con lo scopo di creare un clima di terrore tra la popolazione dei gruppi etnici minoritari. Nel maggio 2002 la SWAN pubblicò un rapporto, ‘License to Rape’. ‘Licenza di stupro’ analizza 173 casi di stupro ed altre forme di violenza sessuale commesse dall’esercito birmano nello Stato Shan su 625 donne e ragazze nel periodo che va dal 1996 al 2001. Molti stupri non sono stati denunciati dalle vittime. Questo tipo di notizia non arriva facilmente all’attenzione dei mass media; le informazioni su questi abusi sessuali sono raccolte tramite interviste fatte ai profughi illegali che vivono in Thailandia. Per questo motivo il reale numero delle donne che sono state vittime di questi reati è molto più alto di quello pubblicato. Il documento, pubblicato e reso noto nel lontano 2002, mostra come il regime birmano abbia permesso in passato e continui a permettere alle sue truppe atti di violenza sessuale, utilizzata come ‘arma di guerra’, al fine di terrorizzare e sopprimere la minoranza etnica dello Stato Shan.

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