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Refugees International accusa governo malese per abusi contro rifugiati birmani.

Di Roberto Tofani • Giu 4th, 2007 • Categoria: Malaysia, Ultime Notizie

Il governo malese deve fermare gli abusi nei confronti di rifugiati e richiedenti asilo birmani”. È quanto viene denunciato da un rapporto di Refugees International (RI), organizzazione internazionale con sede a Washington, che “garantisce assistenza e protezione ai rifugiati nel mondo”.

Da marzo 2005, il governo malese ha lanciato una vasta un’operazione per limitare il numero di immigrati senza regolare permesso di soggiorno. “Questa decisione – si legge nel rapporto – ha generato una serie di abusi dei diritti umani contro i birmani presenti in Malaysia, che il governo classifica come immigrati illegali, anziché rifugiati o richiedenti asilo”. Secondo il rapporto, la situazione è andata peggiorando dall’inizio del 2006, quando il Ministero dell’Interno e il dipartimento dell’immigrazione malese hanno più volte rilasciato dichiarazioni che avrebbero condonato gli arresti di lavoratori privi di documentazione, compresi i rifugiati. Da allora, però, nei centri di detenzione vengono comminate punizioni ai presenti, compresa la fustigazione.

Sono all’incirca quarantamila le persone di ‘particolare interesse’ presso l’ufficio malese dell’Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite. La maggior parte sono rappresentanti di minoranze etniche birmane scappate in seguito ad attacchi militari della giunta birmana. Secondo testimonianze dei rifugiati, gli abusi più comuni perpetrati dai militari birmani, sono il lavoro forzato, arresti arbitrari, confisca delle terre e distruzione dei villaggi. Un volta giunti in Malaysia per cercare rifugio, “i birmani affrontano l’arresto, la detenzione e la deportazione” si legge nel rapporto. La Malaysia non ha mai siglato la Convenzione sui rifugiati del 1951, né il Protocollo del 1967. Il Governo di Kuala Lumpur non fa distinzione tra rifugiati, richiedenti asilo e immigrati illegali. In passato, protezione legale è stata offerta a gruppi specifici che le autorità malesi hanno scelto di riconoscere. Il caso più recente riguarda i Rohingya, gruppo minoritario musulmano che vive nello stato birmano di Arakan, sulle coste occidentali birmane.

Secondo RI, a commettere un alto numero di abusi nei confronti degli immigrati birmani, oltre alle forze di polizia, sarebbe il corpo di volontari popolare malese, o Rela. Rela è costituito da circa mezzo milioni di volontari civili, autorizzati dal governo malese ad arrestare immigrati privi di documenti regolari con l’obiettivo di garantire il mantenimento dell’ordine pubblico. “I rifugiati e i richiedenti asilo non hanno accesso ai servizi sanitari di base, e senza alcun documento, non possono ricevere le cure ospedaliere perché altrimenti verrebbero arrestati” denuncia il rapporto. “Adesso – continua il rapporto – anche coloro che vengono riconosciuti da UNCHR (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati)come rifugiati vengono arrestati da Rela e portati nei centri di detenzione”.

Attualmente sarebbero diecimila i rifugiati di etnia Rohingya registrati dall’ UNCHR in Malaysia, mentre oltre ventimila quelli di etnia Chin, in prevalenza di fede cristiana. Altrettanti sarebbero gli immigrati non registrati provenienti sempre dalla Birmania.

 

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