Governo cambogiano vieta pubblicazione rapporto Global Witness sulla deforestazione illegale.
Di Roberto Tofani • Giu 7th, 2007 • Categoria: Cambogia, Ultime NotizieIl rapporto ‘Cambodia’s Family Trees - Illegal logging and the stripping of public assets by Cambodia’s elite‘ pubblicato da Global Witness - organizzazione con sede a Londra che lotta “per rompere i legami tra sfruttamento delle risorse naturali e corruzione - è stato vietato dal governo cambogiano. Il rapporto sostiene che parenti del primo ministro Hun Sen e autorità di governo siano implicate nel disboscamento illegale di alcune zone forestali del Paese. Pubblicato a due settimane dall’incontro internazionale che vedrà impegnate le autorità cambogiane e i rappresentanti dei Paesi ‘donatori’ (19/20 giugno), il rapporto sollecita questi ultimi “ad utilizzare la propria influenza in modo più efficace”.
“Nonostante le enormi quantità di aiuti che sono diretti verso il Paese, la cultura politica di corruzione e impunità spiegano perché la Cambogia sia ancora uno dei Paesi più poveri al mondo” ha affermato Simon Taylor, direttore di Global Witness. Il direttore generale dell’Amministrazione forestale e consigliere di Hun Sen, Ty Sokun, ritiene che il rapporto sia motivato dal rancore scaturito dall’espulsione dal Paese dell’organizzazione britannica nel 2005. Il ministero dell’Informazione e il vice primo ministro, Sar Kheng, “coopereranno per trovare e rimuovere tutte le copie del rapporto”, si legge in un comunicato rilasciato dal portavoce del governo cambogiano e ministro dell’Informazione, Khieu Kanharith. “Il rapporto rappresenta un attacco personale ad Hun Sen e non fa altro che creare tensione sul piano politico”, si legge nel comunicato, in cui si ritiene che la revoca del documento non infrange i diritti civili. Nelle oltre cento pagine che costituiscono il documento, vengono dettagliatamente descritte le operazioni della Seng Keang Company, definita dall’organizzazione britannica, “il più potente cartello illegale sulla deforestazione illegale”. Controllata da persone molto vicine al premier cambogiano: il ministro dell’Agricoltura, Scienze forestali e Pesca, Chan Sarun e il già citato direttore generale dell’Amministrazione forestale, Ty Sokun, la compagnia genera profitti per oltre 13 milioni di dollari all’anno.
L’abbattimento illegale di alberi - sostiene il rapporto - genera inoltre fondi per le attività delle oltre seimila unità che costituiscono la Brigata 70″, il reparto speciale di guardia privata del primo ministro. Secondo dati forniti da Global Witness, la rete di commercio e contrabbando sostenuta da questa unità militare arriva a generare profitti che superano i due milioni di dollari, “gran parte dei quali finiscono nelle mani del comandante dell’Unità: Tenente Generale Hing Bun Heang”.
Da tempo, molti governi dei Paesi ‘donatori’ chiedono a Phnom Penh l’approvazione di una legge contro la corruzione che Hun Sen aveva promesso di promulgare lo scorso dicembre. Nonostante la legge ancora non sia stata approvata, inspiegabilmente, gli Stati Uniti d’America hanno deciso di riprendere a sostenere finanziariamente, attraverso aiuti diretti, il Paese asiatico. Washington aveva deciso di bloccare aiuti militari e fondi diretti al governo cambogiano dal 1997, quando l’allora capo di governo, il principe Norodom Ranariddh, venne rimosso con un colpo di Stato architettato da Hun Sen, che al tempo ricopriva la carica di “Secondo Primo Ministro”. L’anno successivo Hun Sen vinse le elezioni nazionali e, da allora, continua a dominare la vita politica del Paese attraverso metodi non sempre considerati democratici.
In questo periodo, è forte l’attenzione della comunità internazionale nei confronti dell’esecutivo cambogiano: Proprio oggi, i giudici del tribunale speciale chiamato a giudicare sui crimini commessi dagli ex-leader dei Khmer rossi, si sono riuniti per definire procedure e regolamentazioni comuni. Il presidente del meeting, il magistrato cambogiano Kong Srim, ha sollecitato i partecipanti ad arrivare ad una decisione comune prima del 13 giungo prossimo “così che la corte possa iniziare i suoi lavori e garantire giustizia in nome dell’intera comunità e del popolo cambogiano, che attende, oramai, da troppo tempo”. Il processo ha subito un ritardo lungo sei mesi, a causa del mancato accordo sulle procedure da adottare.
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