LIBRI - IL DIO DELL’ASIA. Religione e politica in Oriente. Un reportage.
Di Alessandra Chiricosta • Giu 15th, 2007 • Categoria: Libri
Coinvolgente, lucido, emozionante, il reportage di Ilaria Maria Sala conduce il lettore in un viaggio attraverso gli innumerevoli mondi che costituiscono la complessa realtà dell’Estremo Oriente e del Sudest asiatico. Definizioni, queste, che troppo spesso, all’occhio distante e alla concettualizzazione etnocentrica europea sono apparse come unificanti, presentando una tranquillizzante realtà omogenea, a dispetto dell’immensità del territorio che andavano ad indicare.
A dispetto del titolo, che sembrerebbe macchiarsi di quell’orientalismo ormai da tempo smascherato da Said e dai suoi epigoni, la Sala ci fornisce occasione di constatare la molteplicità di culture, etnie, storie, lingue, vissuti che popolano quell’area del mondo geograficamente a oriente rispetto a noi. Senza la pretesa - insensata e temeraria - di darne una panoramica completa, l’autrice seleziona alcune realtà e ce le descrive in presa diretta. Leggendo il libro si ha come l’impressione di salire su di uno di quei lenti treni che attraversano l’Asia Orientale e Sudorientale, fermandosi ogni tanto in luoghi casuali per gettare un’occhiata in giro, assaporarne l’atmosfera, parlare con la gente, lasciarsi coinvolgere, anche se per un breve lasso di tempo, nella loro vita.
Ed è proprio questa grande dimensione umana e concreta, dialogante, a sottrarre completamente il libro della Sala al troppo comune rischio manualistico di una guida di viaggio un po’ meno superficiale: l’autrice dà prova non solo di avere una conoscenza diretta e puntuale delle realtà presentate, ma anche degli ottimi strumenti interpretativi per indagarle. E quando questi vengano a mancare, lascia aperto il beneficio del dubbio. Merito questo di non poca rilevanza in un mondo editoriale che sempre più è alla ricerca di appiananti e semplificanti descrizioni ad opera di cosiddetti “viaggiatori” dalla preoccupante ingenuità.
Il viaggio della Sala parte proprio da un dubbio, da una domanda: ‘che cosa cerchiamo,viaggiando e scrivendo?’ la cui risposta rimane aperta, invitando il lettore ad indagarla, a viverla più che ad esaurirla. È una domanda che nasce da un’esigenza di vita, più che da un artificio stilistico, dalla stanchezza e dal fastidio provocati, vivendo all’estero, da approcci o eccessivamente riduzionistici o, al contrario, universalistici, che sottendono spesso entrambi dinamiche razziste e neocolonialiste.
Si snoda lungo un filo conduttore, in realtà costituito da un intreccio di fili: quelli che intessono insieme politica, economia, storia e fervore religioso. Dopo una breve indicazione delle modalità in cui si è raggiunto il luogo, un primo sguardo al paesaggio, si scende dal treno per parlare con i protagonisti delle vicende, spesso sofferenti, difficili. Ma il coinvolgimento emotivo non impedisce di approfondire le cause, le motivazioni storiche che hanno condotto alla situazione attuale, brevemente ma puntualmente tratteggiate. Certo, non mancano prese di posizione, tra l’altro denunciate, o imprecisioni (come nella definizione di “sette” per talune tradizioni buddiste, o nella composizione etnologica delle popolazioni laotiane, indicate secondo un sistema territoriale ormai in disuso, o nella non problematizzazione del termine colonialista montagnards per indicare alcune delle minoranze etniche vietnamite), che si stemperano, però, in un testo di alto livello.
Così si attraversano lo Xinjiang cinese, in cui la rinascita islamica prende sempre di più i connotati di un indipendentismo anti Han; la Mongolia interna e quella propriamente detta, che trovano nel Buddismo tibetano e in Chinggis Khan le colonne per la ricostruzione di una cultura distrutta rispettivamente da Cina e Unione Sovietica; Hong Kong, in sé e come porta d’accesso per ricostruire il dramma dei boat pople vietnamiti; il Laos, paese troppo spesso ignorato anche nella sua sofferenza e culla di una tra le poche dinamiche politico-religiose positive dell’area; di nuovo la Cina, per tentare di recuperare i tasselli,comunque sempre mancanti, del ‘caso’ Falun Gong; la divinizzazione di Kim il Sung in Corea del Nord; lo sciamanesimo femminile della Corea del Sud; la religiosità tecnologica giapponese; le crocifissioni pasquali filippine; i conflitti religiosi Indonesiani e malesi; l’asfisiante e dittatoriale perfezione di Singapore; per concludere il viaggio nei casinò della ‘città di Dio’: Macao.
Rimane un po’ di perplessità nell’identificazione tra “Dio” e “religione”, decisamente non scontata all’interno di molte culture asiatiche, che presentano un vissuto che noi definiremmo religioso che non contempla la figura di un Dio monoteisticamente inteso.
Scesi dal treno, comunque, chiudendo il libro, si prova il rimpianto del ritorno. E la voglia di approfondire la conoscenza delle questioni sollevate, di porsene di nuove, di intraprendere percorsi differenti. Di incontrare persone e situazioni che mettano in discussione dal profondo le nostre certezze, e che non cene regalino di nuove. Di continuare a chiedersi ‘perché viaggiamo e scriviamo’?
‘IL DIO DELL’ASIA’ Religione e Politica in Oriente. Un reportage. Edito da il Saggiatore
Di Ilaria Maria Sala, giornalista, laureata in Cinese e Studi religiosi a Londra, ha vissuto gli ultimi quindici anni a Pechino, Tokyo e Hong Kong dove è presidente del Foreign Correspondents’ Club. Collabora con Diario Il Sole 24 Ore, Le Monde e con altre testate. Ha curato e tradotto per Manifestolibri il testo Rivoluzione e democrazia, di Wei Jingsheng (1996).
Pubblicato nel 2006. Pagine 348. Costo 17 euro.
Alessandra Chiricosta
Invia
una mail all'autore | Tutti i post di
Alessandra Chiricosta

