GRUPPI ARMATI MINORANZE ETNICHE CHIAMANO ALLA RIVOLTA
Di Roberto Tofani • Ott 1st, 2007 • Categoria: Birmania/Myanmar, Ultime NotizieDa oltre 50 anni in guerra contro la giunta militare birmana e costretti a rifugiarsi nei territori limitrofi al confine con la Thailandia, l’Unione Nazionale dei Karen ha chiamato tutti i gruppi armati dei gruppi etnici che hanno siglato un accordo di cessate il fuoco a sollevarsi contro il regime militare birmano per sostenere i manifestanti di Mandaly e Rangoon. Ad amplificare l’appello Karen, si è aggiunta la voce dell’Esercito Sud dello Stato Shan. In una lettera aperta, l’agenzia di stampa Shan Herald Agency for news si rivolge a tutti “gli ufficiali patriottici e soldati del Tatmadaw” (l’esercito birmano). “In tutta la madrepatria e particolarmente a Rangoon, il popolo della Birmania, compresi i monaci buddisti, sono in strada per chiedere libertà e democrazia. Quelle persone sono le vostre madri, padri, sorelle, fratelli e nonni. Soldati, non aprite il fuoco contro il vostro stesso popolo, non uccidete la popolazione della Birmania”, si legge nella lettera.
Fonti presso Mae Hong Son, al confine tra Thailandia e Myanmar dichiarano che leader dei gruppi Karen e Shan si sono già incontrati nella base dell’esercito Shan di Loi Tai Lang. Il leader dell’esercito Shan, Generale Yawdserk, ha dichiarato di non voler beneficiare degli eventi di Rangoon: “Le dimostrazioni condotte dai Sangha sono differenti dalle nostre, in cui rivendichiamo indipendenza e democrazia”.
Nel frattempo il Consiglio di Sicurezza Nazionale tailandese sta preparando sette aree lungo il confine per ricevere rifugiati provenienti da Myanmar. Ogni area sarà in grado di poter ricevere tra le duemila e le tremila persone. “In questo momento la giunta sta scatenando la sua offensiva all’interno dei propri confini” ha dichiarato a Sudestasiatico.com, Benno Roggla, responsabile della Ong ‘Aiutare senza confini’, con sede a Bolzano, che da ormai 5 anni opera fornendo assistenza ai rifugiati birmani in territorio thailandese. “Da qui – nei pressi di Chiangmai – non si ha la sensazione che possa avvenire qualcosa di grave lungo il confine, ma siamo comunque in attesa di un’altra ondata di profughi” ha infine aggiunto Roggla.
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