LA TERRA DI UN MILIONE DI ELEFANTI
Di Roberto Tofani • Ott 3rd, 2007 • Categoria: Laos, Ultime NotizieSono in Laos da qualche giorno, non conto di rimanervi a lungo, gli impegni vietnamiti non lasciano totalmente libera la testa. Il corpo va, eccome se va. A volte mi sorprende: fuso orario, cambi di direzione, viaggi in sedili in cui le lunghe gambe non trovano mai una posizione propria, ma alla fine, o meglio, all’inizio, è finalmente Luangprabang, la ‘Grande Prabang’, la vecchia città Stato e capitale, così silenziosa, rispettosa, pacata, che sa essere - come dice la coautrice di questo sito - maestosa e suntuosa. Racchiusa e vitalizzata da due fiumi così differenti tra loro: il Mekong, grandioso e infinito, e il Nam Khan che, per nulla intimorito, si distende orizzontalmente lungo tutta la provincia che prende il nome dalla vecchia capitale del Lang Xang (fino al 1545). Dalla vetta di Phu Si la vista è splendida e il grande fiume sembra quasi immobile, illuminato da una luce che ne scalda l’acqua così dolce e forte. Per nulla colpito dal lungo viaggio, lascio i suppellettili in una pulita e ordinata guest house laotiana per dirigermi in strada con quella che sarà la mia compagna di viaggio: una Nikon D80 che non intimorita dal buio, se ne sta rinchiusa nello zaino pronta a dar sfogo di una tecnologia già superata alla nascita.
Desideroso di riprendere il contatto con quel fiume che è insieme vita, morte, confine, segreto, forza e dolcezza, cammino con piè veloce verso la strada che lo accompagna nel suo tragitto senza barriere e frontiere. Di colpo la stanchezza è dimenticata, la paura di non farcela spazzata via da quel movimento lento e continuo, i timori di un viaggio da affrontare spinte euforiche tali da tuffarsi in una nuova avventura. E l’occasione non tarda ad arrivare. Un sorridente laotiano dalla pelle ambrata e finemente rugosa che rende indecifrabile la sua età mi chiede con toni bassi se ho voglia di visitare due dei numerosi Wat o Templi al di là del fiume. La testa dice sì e la lingua senza freno alcuno precede ogni timore e considerazione da farsi appena giunti in un luogo non noto. Ho già contrattato il prezzo quando come un lampo l’emisfero sinistro del cervello viene colpito da un racconto letto qualche mese prima. IL CAIRO. Un giovane Kapuscinski appena giunto in terra d’Africa dopo un breve peregrinare nell’impero di mezzo esce dal suo albergo desideroso di vedere la grande capitale dei faraoni.Colui che gli si avvicina è un locale che, sorridente, gli promette la più spettacolare vista panoramica della città da una torre si una vecchia moschea. Il giovane Ryszard accetta senza pensarci due volte. Giunto sulla torre, la sua guida lo deruba del portafogli e nulla più. Perduti gli averi, il reporter, vittima di uno dei furti piu` classici, ricorda con leggerezza l’episodio nel suo “In viaggio con Erodoto”. Io non sono polacco, ne` “purtroppo”, uno dei reporter piu’ grandi al mondo. Desideroso di voler definitivamente cancellare lo spiacevole episodio vietnamita in cui dalla stanza di Hue svanirono nel nulla macchina fotografica e videocamera (recuperata dopo mille difficolta`…ma questa come direbbe un ottimo ‘narratore’ dei nostri giorni e` un’altra storia), fiducioso come un innocente al primo viaggio, decido di attraversare il fiume.
La giunca che mi trasborda e` lunga e sottile, l’acqua e` calda e silenziosa, mentre i pensieri si accavallano come le creste che emergono nello scontro di due opposte direzioni. L’attracco e` dolce e morbido. Con un balzo sono a terra e il mio caronte, con fare sonnolento, si adagia sulla sponda in attesa che io faccia il mio giro sacrale. Le ripede scale in roccia affaticano le mie ginocchia indolenzite, ma i volti sorridenti di bambini che si avvicinano per vendermi gli oggetti locali mi rinfrancano e mi incoraggiano. Insieme percorriamo tutto il tragitto in una fitta strada tra le foglie di una vegetazione apparentemente incontaminata. Buddha e` li` che mi attende, sorridente libero e pieno di gioia, e come sempre pronto ad accogliermi. Non in croce e sofferente, ma seduto, dormiente, riposato, ma sempre e comunque sorridente. La pelle di un serpemnte in periodo di muta per un attimo mi riporta alla relata`. Le dolci carezze del mio dito indice destro fanno vibrare la mia compagna di viaggio. Sono di nuovo in Asia, nella parte del Sud Est, in Laos, nella maestosa e sacra Luangprabang. Il viaggio e` solo all’inizio.
Roberto Tofani
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