A COLPI DI MOUSE CONTRO IL REGIME.
Di Roberto Tofani • Nov 9th, 2007 • Categoria: Birmania/Myanmar, Ultime NotizieDi seguito un articolo pubblicato su Il Manifetso il 2 novembre scorso, grazie alla collaborazione con Lettera22. Attualmente mi trovo a Rangoon, dove internet ha ripreso a funzionare, ma mi e’ impossibile caricare le foto. Un saluto a tutti i lettori di Sudestasiatico.com, a presto Roberto Tofani.
Chiang Mai (Thailandia) – Fuori le mura di Chiang Mai, la ‘Citta’ nuova’ fondata nel 1920 e considerata il più importante centro del Nord della Thailandia, impreziosito da trecento templi e stupa buddisti, hanno sede le due più importanti testate dell’esilio birmane: Irrawaddy e Mizzima.
Fondata nel 1993 dall’allora venticinquenne Aung Zaw, l’attuale direttore, Irrawaddy lavora silente come il fiume da cui prende il nome e che taglia in due, da Nord a Sud, l’attuale Myanmar. Da quella stanza senza finestre a Bangkok, dove venne pubblicato il primo articolo, dopo 15 anni di attività, oggi Irrawaddy può contare su uno staff di trenta persone, la maggior parte esuli birmani, alcuni dei quali senza permesso. “Se guardiamo al passato, abbiamo fatto molta strada, e oggi riusciamo ad occuparci anche di altri paesi dell’area”, racconta Kyaw Zwa Moe, vice redattore capo.
Se l’ufficio al terzo piano di Chang Lo Road farebbe invidia a gran parte di tante nostre agenzie di stampa, la sede di Mizzima è cosa ben diversa. Da un paio d’anni, in un’unica stanza al diciassettesimo piano di un palazzo situato alla periferia della città, due giornalisti birmani, senza passaporto e permesso di soggiorno, vengono coordinati da Sein Win, nome con cui firma il capo redattore dell’agenzia con sede principale a Nuova Delhi. “Lasciai la Birmania nel duemila per l’India, dove iniziai a scrivere per alcuni giornali locali in lingua inglese”, ci dice.
Durante le ormai storiche proteste dell’agosto 1988, Moe e Win erano studenti. Tutti e due hanno ancora impresse nella memoria le immagini della brutale repressione con cui la giunta militare birmana mise fine a quella spontanea sollevazione studentesca e popolare “uccidendo oltre tremila persone”. Dopo essere stato detenuto per alcuni mesi, Win fuggì dal paese per farvi ritorno due anni dopo. Nel frattempo, nel 1991, Moe aveva preso parte alle manifestazioni di protesta contro la giunta birmana che coincisero con l’assegnazione del Nobel ad Aung San Suu Kyi. Arrestato e condannato per attivismo politico, Moe ha trascorso otto anni della sua vita in due istituti di pena, tra cui la tristemente nota prigione di Insein. “Una sera la polizia bussò alla mia porta. Da quel momento dovetti rinunciare a tutto, soprattutto ai miei studi. Ma sono riuscito a superare quegli otto anni… a differenza di alcuni amici che sono morti a causa delle pessime condizioni carcerarie”, racconta.
Alla domanda su cosa è cambiato dal 1988, Win e Moe rispondono allo stesso modo dopo una sottile risata ironica: “Per i birmani nulla”. “E dal punto di vista economico, la situazione è addirittura peggiorata”, sottolinea Moe, che ammette l’insuccesso delle sanzioni di Usa e Ue e i fallimenti degli inviati dell’Onu.
“Le differenze maggiori sono rappresentate da globalizzazione e Internet”, sostengono i due giornalisti. “Questo - spiega Win - ci ha permesso di essere pronti a comunicare all’esterno ciò che stava accadendo nel paese e di sensibilizzare maggiormente l’opinione pubblica internazionale. E testimoniare ciò che stava accadendo ha fatto in modo che la repressione attuale da parte della giunta non fosse così dura come nel 1988”. La tecnologia ha rappresentato, quindi, un enorme cambiamento in termini di comunicazione, sebbene la giunta, dal giorno dell’intervento militare, abbia chiuso l’accesso alla rete informatica. “Da quel momento – spiegano – ci siamo affidati alle linee telefoniche”. All’impossibilità di inviare immagini, video e documenti si è sopperito “attraverso corrieri di fiducia che raggiungiamo al confine”, sottolinea Win. Ad oggi, nonostante le forze di sicurezza birmane abbiano aumentato il controllo alle frontiere, a Mae Sot - sei ore di bus a Sud di Chiang Mai - a centinaia varcano il confine illegalmente, sia in entrata che in uscita, attraversando il fiume Moei.
Le due testate, entrambe senza scopo di lucro (in rete, Mizzima è registrata come sito commerciale anziché come organizzazione, come invece è Irrawaddy), ricevono principalmente aiuti e finanziamenti da parte statunitense ed europea. Irrawaddy, inoltre, pubblica un mensile cartaceo in lingua inglese e gli abbonamenti contribuiscono ulteriormente a finanziare le iniziative dell’agenzia. “Dai paesi asiatici non riceviamo quasi nulla - spiega Moe – ma questo non sorprende più di tanto. Del resto anche i paesi del Sudest asiatico che fanno parte dell’Asean (l’associazione regionale che ne raccoglie dieci), come Vietnam, Laos e Cambogia, non sono campioni del rispetto della libertà di stampa e di espressione”. Dal punto di vista politico, poi, “non ci dimentichiamo che la Birmania è membro dell’Asean, la cui politica di ‘Constructive Engagement’, non ha portato a nulla. Del tutto inutile”. Nonostante siano scettici su fatto che la comunità internazionale possa risolvere qualcosa, guardano al futuro con ottimismo ed orgoglio. Spronano la Lega nazionale per la democrazia a fare di più e individuano nella via del dialogo la strada da percorrere. “Non si può combattere contro una giunta difesa da oltre quattrocentomila soldati”, dice Win. “Non c’è nulla da combattere. L’obiettivo è la riconciliazione attraverso il dialogo, cui devono prendere parte i tre attori principali: la giunta, i partiti di opposizione e i rappresentanti delle minoranze etniche”, ribadisce Moe.
Se l’animo di Win si scalda quando si affronta il discorso sulle possibili strategie politiche e sostiene che “la Lega nazionale per la democrazia dovrebbe ‘combattere’ su più fronti”, Moe sorride seraficamente e dice: “Io, del resto, non sono un politico e non so quale strategia sarebbe giusto seguire. Io porto avanti la mia battaglia informando”. Moe, seduto di fronte a noi, sorride e guarda fuori dalla finestra: “Lo vedi il cielo? – dice con fare sereno – ecco, le nuvole sono come la politica: ora sono bianche in uno scenario limpido, ma improvvisamente potrebbero diventare scure e tutto potrebbe cambiare in peggio. La politica è come una nuvola”.
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