Thailandia – Thaksin Shinawatra giovedì a Bangkok
L’ex premier thailandese, Thaksin Shinawatra farà ritorno dall’esilio che lo ha tenuto lontano dalla Thailandia per quasi un anno e mezzo il prossimo giovedì. A dare l’annuncio, i suoi più fedeli collaboratori.
Deposto in seguito al colpo di Stato militare avvenuto nel settembre 2006 mentre era in visita presso le Nazioni Unite a New York, l’ex premier riparò prima ad Hong Kong e poi a Londra.
Thaksin, accusato in patria di corruzione, aveva annunciato che sarebbe tornato dopo la vittoria elettorale del Partito del Potere del Popolo (PPP), secondo molti un surrogato del defunto partito Thai Rak Thai (TRT – ‘I Thai amano la Thailandia) condotto proprio dall’ex-premier.
Per i suoi sostenitori questo ritorno rappresenta un’importante vittoria: la conferma che i generali che lo spodestarono non sono riusciti nell’intento di ‘uccidere’ la sua carriera politica. Da tempo si rincorrevano voci sul possibile ritorno di quello che è stato soprannominato il ‘Berlusconi asiatico’, ma nessuno si attendeva che l’annuncio arrivasse così repentinamente, ovvero a due mesi dal voto e a uno dalla formazione del nuovo governo.
L’annuncio del ritorno di Thaksin è stato preceduto dal ritorno della moglie, anche lei accusata di corruzione e subito incriminata il giorno del suo ritorno. Uscita per cauzione, la moglie del presidente del Manchester City, dovrà ora difendersi in aula.
Un ritorno così repentino è forse indice del grande scompiglio all’interno del neonato governo e dei suoi alleati. Proprio oggi, il presidente della camera thailandese, Yongyuth Tiyapairat, si è autosospeso dall’incarico dopo che la Commissione Elettorale lo ha formalmente accusato di frode elettorale nelle elezioni che si sono tenute il 23 dicembre scorso.
L’attuale premier, inoltre, Samak Sundaravej, leader del PPP, ha combinato un disastro dietro l’altro a pochi giorni dall’assunzione del suo ufficio. In un intervista rilasciata all’inizio del mese all’emittente CNN, Samak è riuscito a negare persino il massacro degli studenti avvenuto durante gli scontri con la polizia il 6 ottobre 1976 a Bangkok, quando morirono circa 46 persone.
Allo stesso modo, in un’altra intervista rilasciata all’emittente Al Jazeera, ha minimizzato sulla morte di 78 dimostranti di religione islamica. Nell’ottobre del 2004, nella provincia di Narathiwat, al sud della Thailandia, 78 dimostranti di religione islamica morirono soffocati all’interno di un convoglio ferroviario dopo essere stati ammanettati e ammassati uno sopra l’altro a faccia in giù. Questo secondo alcune testimonianze di allora. Nonostante siano passati oltre anni dall’episodio, che avvenne durante il governo di Thaksin, e dopo le promesse fatte anche dal governo militare di fare giustizia sull’accaduto, ad oggi, nessuno è stato ancora incriminato.
I due interventi spiacevoli di Samak non hanno fatto altro che alimentare la tensione e provocare un’ondata di proteste e critiche provenienti da più parti. A questo punto, sembra che solo la figura di Thaksin, finanziatore del PPP, possa essere in grado di riportare ordine tra le fila del governo thailandese.
Non dimentichiamo però che Thaksin è stato interdetto per cinque anni dalla vita politica e non è ben visto né dai militari né dall’elite tradizionale vicina alla casa reale thailandese. Rimane sulla sua testa l’accusa di corruzione che gli verrà formalizzata appena rientrerà in Thailandia.







