RITI E TRADIZIONI - LA STORIA DI MAN NUONG.
Di Alessandra Chiricosta • Mar 3rd, 2008 • Categoria: Riti, Tradizioni e...La religiosità vietnamita si presenta come un panorama assai articolato, in cui diverse forme religiose si intessono reciprocamente, dando vita a forme di culto originali. La dimensione storica, inoltre, si intreccia al mito e al rito, costituendo un unicum in cui i personaggi dei miti continuano ad essere attivi anche nella dimensione temporale che ci ospita.La vis narrativa vietnamita, inoltre, contribuisce a rendere più vivace e vitale tale intreccio, raccontandolo attraverso “storie” che vivono all’interno della Storia, fondandola.Ogni villaggio - che, per inciso, costituisce il nucleo essenziale dell’organizzazione politica, etica, sociale del Vietnam - custodisce una serie di racconti mitici, da cui origina la ragion d’essere propria e, a volte, di tutta la Nazione. Tali narrazioni rivivono, e fanno rivivere il senso della comunità, attraverso rituali tuttora ampiamente performati e sentiti.Uno di essi riguarda le quattro divinità (o geni, Tien) Pioggia, Nuvola, Tuono e Lampo. È praticata soprattutto a Hac Bac, luogo di incontro di vie di comunicazione e culla del Buddismo vietnamita. Per questa ragione si assiste ad una particolare forma di sincretismo, in cui il Buddismo si unisce ai culti locali legati alle precipitazioni atmosferiche.Man Nuoung, venerata ora come Buddha e come madre delle quattro dee, era una ragazza del luogo, educata come un monaco. A 12 anni viene mandata dai genitori in una pagoda, e studia con un celebre monaco indiano. Il racconto narra che era talmente dedita alla cura del suo maestro da dormire spesso per terra, davanti alla sua porta chiusa. Una sera accade che il sant’uomo decida di uscire dalla sua camera e, per non svegliare la sua adepta, la scavalchi. A causa di ciò Man Nuong rimane incinta. Il monaco comprende di essere difronte ad un concepimento miracoloso e, alla nascita della bambina, la pone all’interno di un albero (detto “profumo”) che si apre ad accoglierla e si richiude su di essa. Man Nuong, non compresa dagli altri monaci, è costretta ad abbandonare la pagoda. Il suo maestro le dona un bastone dotato di poteri straordinari: in caso di siccità occorre piantarlo a terra, e gli agenti atmosferici risponderanno alla richiesta di aiuto. E così accade per lungo tempo.Nell’anno del topo (che, non a caso, è il primo del ciclo di dodici anni che scandisce la temporalità ciclica vietnamita), dopo una terribile tempesta, l’albero cade e viene trascinato dalla corrente fino alla provincia in cui viveva la donna. Gli abitanti del luogo cercano inutilmente di portare a riva l’albero. Man Nuong si reca al fiume a lavare i panni, getta la sua sciarpa e l’albero la segue. Quella stessa notte la divinità (non si sa chi) appare in sogno agli abitanti e ordina di fare quattro statue con il legno di quell’albero: Pioggia, Nuvola, Tuono, Lampo.Il culto legato a questa storia è praticato anche in altre province. A Ha Tay, ad esempio, le quattro figlie di Man Nuong sono organizzate gerarchicamente: Pioggia è la maggiore, Nuvola è la seconda, Tuono la terza e Fulmine la quarta. Le statue sono poste in quattro templi diversi, situati in villaggi differenti che si legano tra di loro proprio in virtù di questo culto. In ciò si rende evidente anche la portata politica di tali rituali.La struttura dei loro templi è diversa da quella delle pagode buddiste: al centro dell’altare non c’è la statua del Buddha, ma le loro a misura quasi umana (mentre le statue del Buddha sono in genere più piccole). Sono presenti anche statue di divinità appartenenti ad altre religioni.Nel tempio Dâu è presente una particolarità: accanto alla statua di Nuvola ce n’è un’altra, più piccola, di un’ulteriore figlia di Man Nuong, diventata pietra. Il ruolo della statua piccola presente nei templi delle divinità femminili, è quello di fungere da guardia: per questa ragione segue le statue delle quattro divinità quando vengono portate all’esterno del tempio.Il valore artistico di queste statue è grande: sono molto simili alle statue di Buddha, anche se nessuno studio in merito è stato ancora compiuto. La scultura sacra non deve solo produrre opere piacevoli, ma deve riprodurre la funzione e il carattere delle persone venerate: per questa ragione le statue delle dee non possono avere un volto normale. La grandezza e la forma delle quattro statue è simile. Durante la processione non vengono messe nella portantina. La statua è marrone e indossa una giacca gialla: sulla testa ha un cappello a forma di loto, ha la faccia lunga, collo alto, occhi allungati e truccati di giallo. L’aspetto è terrifico. La statua viene poggiata su di un semplice zoccolo quadrato.Le statue vengono fatte uscire in occasione delle cerimonie per la pioggia, sia per favorirne la caduta che, al contrario, per farla cessare. Due volte l’anno, poi, il 17 gennaio e l’8 aprile del calendario lunare, si organizza una processione per far incontrare le statue. A causa delle limitate dimensioni del tempio, quando c’è siccità le statue vengono “fatte incontrare” su di un prato. L’unica a non essere mai fatta uscire dal proprio sacrario è statua di Lampo: si sostiene, infatti, che sia troppo pericolosa. In ciò si rende evidente il carattere immanente della rappresentazione della dea: la statua non rappresenta un mero simbolo, ma incarna “in legno vivente” il potere del fulmine, troppo dirompente per poter essere controllato al di fuori di un “recinto” sacro.La cerimonia dura due giorni, dalla mattina al tramonto: vengono aperte le porte per ricevere le statue. A rotazione le statue si recano nelle quattro pagode. La processione è lunga 6 km: molti incensi vengono accesi lungo il percorso delle statue. Giunte al tempio vengono effettuate piccole cerimonie per ospitarle.ARTICOLI CORRELATI: L’ANNO DEL TOPO DI TERRA
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