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MY LAI - 16 MARZO 1968

Di Roberto Tofani • Mar 17th, 2008 • Categoria: In primo piano, Vietnam

E’ il 31 gennaio 1968. In Vietnam, come in molti Paesi asiatici è Tet, ovvero l’inizio di un nuovo anno, quello della scimmia. Le forze del Vietnam del nord scatenano un’offensiva che, sebbene sia un fallimento sul piano militare, cambia le sorti psicologiche della guerra contro gli Stati Uniti d’America. Alle dichiarazioni americane che le sorti si sarebbero potute decidere in poco tempo, risponde così la resistenza vietnamita, infliggendo al nemico un colpo forse decisivo per le sorti del conflitto.
Un mese e mezzo più tardi. La luce è ancora tiepida e grigia in quel mattino del 16 marzo. La Compagnia Charlie del primo battaglione, di stanza nella zona sud del Paese, ha il compito di stanare il quarantottesimo battaglione del Fronte Nazionale di Liberazione del sud (Viet Cong) che, secondo l’intelligence americana, si trova nei pressi del villaggio di Son My, nella provincia di Quang Ngai. Sarebbero invece gli abitanti dei villaggi indicati come My Lai 1, 2, 3 e 4 ad essere sospettati di foraggiare il quarantottesimo. A capo dell’operazione il Capitano Ernest Medina. Giunti nel villaggio, i soldati americani non trovano nemici armati pronti a difendersi, ma donne, bambini, anziani e animali da allevamento. La quiete del villaggio viene interrotta brutalmente da alcuni spari. In poco tempo, il plotone guidato dal tenente in seconda, William Calley, inizia a sparare a qualsiasi cosa si muova. A poco a poco, tra la confusione e il terrore, cadono a terra centinaia di corpi innocenti. Le donne vengono brutalmente stuprate in massa, le case bruciate e nulla e nessuno viene risparmiato dalla violenza scatenata da quei giovani soldati americani. Quello di May Lai fu un vero e proprio massacro. Oltre cinquecento cittadini disarmati vennero ignobilmente uccisi, mentre altri avrebbero trovato la morte quella mattina se un pilota americano non avesse rischiato la propria vita frapponendosi tra gli indifesi e il suo esercito pronto a sparare.

“Non ero felice di sparare a tutte quelle persone. Non ero d’accordo con quelle uccisioni, ma lo facemmo perchè ci venne ordinato”. Le stesse parole dei nazisti presenti a Norimberga, le stesse frasi dei carnefici khmer rossi della Kampuchea Democratica del famigerato Pol Pot. Le stesse dichiarazioni fatte dal Sergente Charles Hutto, presente quel 16 marzo a May Lai, ad un funzionario dell’esercito chiamato ad investigare sull’accaduto. Un giovane Colin Powell scrisse un rapporto sull’accaduto. Un rapporto definito in seguito “white-washing”: una ‘candeggiatura’ su quel massacro vile e immotivato.
Oggi, il Vietnam ricorda tristemente il massacro di May Lai, un vero e proprio crimine di guerra. Oggi, a quaranta anni da quel crimine di guerra, i vietnamiti devono fare ancora i conti con un altro crimine che nessuno mai, negli Stati Uniti, ha avuto il coraggio di ammettere: le conseguenze dei defoglianti meglio noti come ‘agente arancio’. Oggi, molti veterani americani di quella guerra, dopo numerose battaglie e morti, sono riusciti ad ottenere un’indennità dal governo perchè vittime del contatto con quelle sostanze chimiche. Oggi, nel febbraio 2008, lo stesso sistema giudiziario che ha stabilito indennità per i propri combattenti, ha negato ci siano relazioni tra l’utilizzo dei defoglianti e i problemi causati a persone, animali ed ambiente vietnamiti, costretti a pagare ancora il prezzo di quella sporca guerra.

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