Sudestasiatico.com

spazio autogestito di libera informazione

THAILANDIA E MYANMAR A CENA INSIEME.

Di Roberto Tofani • Mag 2nd, 2008 • Categoria: Birmania/Myanmar, Thailandia, Ultime Notizie

‘Questa sera cucino io’. Non è il titolo di un nuovo programma televisivo, ma l’insolito invito del primo ministro thailandese, Samak Sundaravej, alla sua controparte birmana, Thein Sein, giunto in Thailandia per siglare importanti accordi economico-commerciali.
Con il menù coperto dal segreto di Stato, Samak, che ha condotto recentemente uno show televisivo in cui si muoveva disinvolto tra padelle e fornelli, si ’sporcherà’ volentieri le mani in onore di Sein.Nulla di strano, quindi, se gli argomenti in agenda - referendum birmano, lotta al traffico di droga, immigrazione illegale e approvazione di progetti di investimento thailandesi in Myanmar - sembrano passare in secondo piano, nel giorno in cui l’Unione europea rende noto di aver prorogato le sanzioni economiche nei confronti dell’SPDC (State Peace and Development Council – il governo birmano).Del resto, il neo governo thailandese, nato dopo le elezioni avvenute nel dicembre scorso, che misero fine a quello di stampo militare, ha espresso fin da subito il suo sostengo al vicino birmano. Le dichiarazioni del Ministro degli Esteri di Bangkok, Noppadon Pattam, in occasione della visita di Sein, sono solo una conferma. “Il referendum – che si terrà il 10 maggio prossimo – rappresenta un passo in avanti per la democrazia in Myanmar”, ha dichiarato il sorridente ministro in conferenza stampa.
Nulla di nuovo, dunque, sul fronte est asiatico. Cadono nel vuoto gli appelli e le denunce da parte di numerose Organizzazioni non governative, come ‘Thai Action Committee for Democracy in Burma’, ‘Peace for Burma Network’ e ‘Peaceway Foundation’, secondo cui gli accordi economico commerciali – per la gran parte nel settore agricolo - siglati tra i due Paesi non andranno a beneficio della popolazione, ma “aiuteranno a sostenere il regime militare birmano”.
Sanzioni o meno, comunque, la giunta militare birmana segue diritta sulla sua ‘roadmap’ verso la democrazia che, dopo il voto referendario, vede al quinto punto le elezioni multipartitiche programmate per il 2010. Un cammino, quello dei generali, sostenuto non solo da Bangkok ma anche dagli altri nove Paesi dell’ASEAN (Associazione delle Nazioni del Sudest asiatico), da Cina, India e dalle compagnie petrolifere sia statunitensi che europee. L’americana Chevron e la francese Total, infatti, libere di operare in territorio birmano, poiché le sanzioni occidentali non riguardano il settore energetico, sono impegnate rispettivamente con una quota pari al 28 e al 31 per cento nel progetto del gasdotto di Yadana, insieme alle compagnia petrolifera locale MOGE (Myanmar Oil and Gas Enterprise) e, appunto, alla thailandese PTTEP.
Le marce pacifiche condotte dai monaci buddisti e represse nel sangue dalle forze di sicurezza birmane a settembre dello scorso anno sembrano già dimenticate.
Mentre la torcia olimpica conclude il suo tour mondiale all’insegna di manifestazioni a favore sia del Tibet che di Pechino 2008, la repressione birmana non si è mai arrestata. Da quei giorni orribili di settembre, in cui caddero morte almeno 31 persone, monaci e attivisti sono stati costretti a fuggire, altri sono stati prontamente arrestati e condannati.
A distanza di mesi, molti monasteri, riaperti ai turisti, restano ancora semi-vuoti. Oggi, a pochi giorni dal voto referendario, le strade sono controllate da polizia ed esercito, la linea internet inizia a spegnersi. Tentativi di protesta vengono prontamente schiacciati sul nascere. Ai monaci, esclusi dal voto, viene limitata la libera circolazione e anche coloro che indossano una semplice t-shirt bianca recante la scritta ‘NO’ vengono messi in stato di arresto e interrogati.
Buon appetito signor Sein!

Tagged as: , , , ,

Lascia un commento