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BIRMANIA - UN RAGGIO DI SOLE NELLA TEMPESTA?

Di Roberto Tofani • Mag 7th, 2008 • Categoria: Ultime Notizie

La catastrofe naturale si è abbattuta sulla Birmania, dove, dal 1962, una dittatura militare tiene in scacco una tra le più povere popolazioni al mondo. Sebbene i dati forniti dalla televisione di Stato parlino di oltre ventiduemila morti, il bilancio potrebbe essere ben più pesante. Alto, anche il numero dei dispersi, oltre quarantamila.
Case distrutte, acqua potabile e cibo ai limiti, soprattutto nell’affollata Rangoon dove, gran parte dei 6,5 milioni di abitanti è costretta a dormire per strada, così come nella zona maggiormente colpita, quella del delta dell’Irrawaddy. A rischio, quindi, anche i futuri raccolti di riso, il cui prezzo, sul piano globale, rischia di accrescere una crisi alimentare sia tra i Paese produttori del sudest Asia che quelli di Africa e medio oriente.
Una punizione divina, forse, secondo i fedeli buddisti birmani, secondo cui il ‘Re cattivo’ viene colpito dalla Natura.
Superstizioni o meno, i generali, chiusisi inizialmente a riccio, con il passare delle ore, si sono resi conto che non avrebbero potuto fronteggiare una catastrofe di tali proporzioni da soli. A Rangoon, la gente chiede perchè non siano stati avvisati per tempo, chiede dove fossero i militari durante le prime operazioni di soccorso. A poco servono le dichiarazioni del ministro dell’informazione birmana, Kyaw Hsan, che in un’insolita conferenza stampa nell’ex-capitale ha garantito che la giunta “sta facendo il suo meglio”. Dopo il via libera all’offerta di aiuto delle Nazioni Unite, il ministro ha ammesso la portata delle crisi e ha chiesto l’aiuto di persone e volontari sia all’interno che fuori dal Paese.
I primi aerei cargo thailandesi, si sono quindi alzati in volo e, finalmente, nelle prime ore di oggi, anche quelli del World Food Programme. Tendine anti insetti, acqua, cibo, coperte e tutto ciò che occorre per fronteggiare un’emergenza in un Paese già povero, con limitate infrastrutture, dove alcune zone colpite non sono raggiungibili neanche telefonicamente. Totalmente al buio, si ignora quali siano le reali conseguenze per la popolazione di alcune isole dove, il Nargis, con venti che hanno raggiunto anche i 200 Km/h, sembra abbia spazzato via oltre ventimila abitazioni.
Non basta, però, tutto ciò per bloccare la ’strada verso la democrazia’ messa in atto dall’SPDC (State Peace and Development Council – il governo birmano), che prevede, per il 10 maggio prossimo, il voto referendario sulla bozza costituzionale presentata a settembre scorso dopo 14 anni di lavori della Convenzione Nazionale. Rimandato al 24 maggio il voto in almeno 47 municipi, compreso quello di Rangoon, il resto della popolazione dovrà esprimere la propria preferenza come stabilito e annunciato già da febbraio scorso.
Tra analisi e dichiarazioni, inizia a crescere il sentimento comune che Nargis possa determinare la fine del ‘mandato celeste’ dei generali birmani. Ad Aceh, la punta dell’isola indonesiana di Sumatra, lo Tsunami del 2004 e il disastro provocato convinsero le due parti in conflitto - i ribelli separatisti del GAM (Gerakan Aceh Merdeka) e il governo di Jakarta - a firmare un accordo di pace nell’agosto successivo, dopo oltre un trentennio di guerra civile.
Per la prima volta dopo anni di sudditanza e duri colpi, funzionari pubblici e militari dell’esercito birmno hanno disobbedito in massa all’ordine di “non abbandonare la propria posizione” per raggiungere, dalla nuova capitale in mezzo al nulla, Naypyidaw, le proprie famiglie nella zona devastata dal ciclone.
In un tale clima di desolazione il pensiero che il ciclone abbia spazzato via le ultime coscienze sporche rimaste e quindi sia l’inizio di un nuovo cambiamento è, forse, l’unico raggio di luce dopo la tempesta.

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