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LA SCONFITTA DELLA DEMOCRAZIA THAILANDESE

Di Roberto Tofani • dic 10th, 2008 • Categoria: In primo piano, Thailandia

Alla fine, la protesta sembra essere terminata. I manifestanti del PAD (People’s Allaince for Democracy) hanno lasciato i due principali aeroporti del Paese, quello internazionale di Suvarnabhumi e quello nazionale di Don Mueang.
Il Parlamento ha revocato lo stato di emergenza che aveva imposto proprio nei due scali ma, a sorpresa, la delusione è calata sul Paese all’annuncio del Re Bhumibol Adulyadej di non poter tenere il consueto discorso alla Nazione in occasione del suo compleanno, l’ottantunesimo.
E’ la prima volta che accade in decenni e il discorso del monarca, forse più che negli ultimi anni, era molto atteso dai thailandesi, che confidavano in uno suo imput per uscire dalla crisi che sta attanagliando l’ex regno del Siam.
“Le sue condizioni non sono serie. Non ha la febbre”, ha dichiarato lo scorso 4 dicembre sua figlia, la principessa Maha Chakkri Sirinthorn, davanti a una folla di oltre ventiduemila persone tra rappresentanti di governo, domestici e normali cittadini che attendevano il Re nella Dusit Hall.
Così, per la la prima volta, Re Bhumibol, al trono da 62 anni, ha disatteso il suo annuale discorso alla nazione, proprio in un periodo di grande crisi politica e con il governo costretto a dimettersi per incostituzionalità. Due giorni prima del tanto atteso discorso, infatti, il governo in carica era stato dimissionato. Dopo 192 giorni di agitazioni e proteste portate avanti soprattutto dai sostenitori del PAD, la svolta. Questa volta, però, non attraverso l’intervento dei militari, come era accaduto nel settembre del 2006, quando l’ex premier, Thaksin Shinawatra venne deposto con un colpo di Stato, mentre era in visita alle Nazioni Unite.
Questa volta, è stata una sentenza della Corte costituzionale thailandese, chiamata a giudicare sulla legittimità del governo a cambiare le sorti in campo. Con verdetto unanime, la Corte di Bangkok ha interdetto dall’attività politica il Premier Somchai Wongsawat per cinque anni e sciolto sia il partito da lui presieduto – “Partito del potere del popolo” partito-veicolo dell’ex premier Thaksin Shinawatra – che altri due partiti della coalizione di governo, colpevoli di brogli elettorali nelle elezioni del dicembre 2007.
Se la decisione della Corte ha mandato in visibilio le migliaia di manifestanti che ancora occupavano gli aeroporti, il vero colpo di scena è avvenuto quando quattro partiti associati al vecchio governo hanno deciso di sostenere il leader del partito democratico, Abhisit Vejjajiva, ormai sempre più accreditato ad essere il futuro primo ministro.
Membri senior del Chart Thai, Puea Pandin, Ruam Jai Thai Chart Pattana e Matchimathipataya, fino alla settimana scorsa al governo, hanno infatti confermato in questi giorni la volontà di sostenere il Partito Democratico. Abhisit dovrà ora ottenere il sostegno della maggioranza dei parlamentari, in tutto, 480 membri, dei quali, 24 ’squalificati’ per cinque anni, in seguito alla sentenza delle Corte, e non sostituiti.
Il Partito Democratico, che conta su una forza di 163 parlamentari, sostiene di avere il sostegno di 240 parlamentari. Resta veramente difficile poter fare delle previsioni, soprattutto dopo che membri del disciolto ‘Partito Popolare’ hanno dato vita ad una nuova organizzazione politica: Puea Thai Party (PTP) Attraverso il PTP i fedeli di Thaksin sono convinti di poter ottenere una maggioranza parlamentare necessaria per la formazione di un novo governo.
Capire cosa succederà nei prossimi giorni è gioco di ipotesi e probabilità difficili da spiegare. Al di là di chi sarà in grado di formare una nuova coalizione di governo, se mai ce ne sarà una, l’unico dato certo che si è evince da questa ennesima crisi è uno solo: la Democrazia thailandese ne è uscita sconfitta.

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