MINORANZE ETNICHE – IL DRAMMA DEI ROHINGYA
Di Roberto Tofani • feb 10th, 2009 • Categoria: Minoranze EtnicheAnche il Parlamento europeo fa sentire la sua voce sulla tragica vicenda che ha investito il gruppo etnico Rohingya, la cui situazione è salita alla ribalta delle cronache internazionali. Con una risoluzione votata il 5 febbraio scorso, il Parlamento europeo, al primo punto “deplora le notizie riguardanti il trattamento inumano inflitto ai rifugiati Rohingya ed esorta il governo della Thailandia, quale membro rispettato della comunità internazionale, e conosciuto per la sua ospitalità nei riguardi dei rifugiati, ad adottare tutte le misure necessarie per garantire che le vite delle persone di etnia Rohingya non siano a rischio e che essi siano trattati in conformità con le norme umanitarie”.
Secondo le notizie riportate sia da media thailandesi, che internazionali, circa mille “boat people”, migranti via mare di etnia Rohingya, sono stati bloccati, tra il 18 e il 30 dicembre 2008, dalla Marina nelle acque territoriali della Thailandia e successivamente trainati in acque internazionali, senza apparecchi di navigazione né acqua e cibo sufficienti. Da allora, molti di questi migranti via mare risultano dispersi e sono probabilmente annegati, mentre alcuni sono stati soccorsi dalle guardie costiere indonesiane e indiane.
Nei giorni scorsi, anche l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha espresso preoccupazione riguardo le notizie relative ai maltrattamenti dei rifugiati ‘birmani’ e ha ottenuto di vedere alcuni dei 126 Rohingya che sono ancora detenuti dalle autorità thailandesi. Da parte sua, il neo Primo Ministro thailandese, Abhisit Vejjajiva, ha promesso un’inchiesta esauriente, anche se le stesse autorità thailandesi sostengono che i migranti catturati nelle proprie acque territoriali sono “migranti economici illegali”.
Quella Rohingya, è una comunità etnica prevalentemente musulmana della Birmania occidentale, ed è da anni soggetta a violazioni sistematiche, persistenti e diffuse dei diritti umani da parte del regime militare al governo, tra cui il diniego dei diritti di cittadinanza, gravi restrizioni della libertà di circolazione e arresti arbitrari. L’episodio denunciato nel dicembre scorso, anche attraverso un video diffuso dall’emittente statunitense CNN, ha così spinto il Parlamento europeo a condannare “con forza la continua persecuzione dell’etnia Rohingya da parte del governo birmano”. Governo che, secondo l’Europa, “detiene la responsabilità principale per la difficile situazione dei rifugiati”. Europa che “chiede il ripristino della cittadinanza birmana per le persone appartenenti all’etnia Rohingya, l’immediata eliminazione di tutte le restrizioni alla loro libertà di movimento, al loro diritto all’educazione e al matrimonio, che sia posto un termine a tutte le persecuzioni religiose, alla distruzione delle moschee e di altri luoghi di culto e a tutte le violazioni dei diritti umani sul territorio del paese nonché all’impoverimento intenzionale, alla tassazione arbitraria e alla confisca dei terreni”.
L’Europa riconosce, però, che “la questione dei migranti via mare, riguardante la Thailandia e altri paesi, è essenzialmente una questione regionale”.
Il 23 gennaio scorso, infatti, si è tenuto un incontro tra il Segretario permanente agli Affari esteri Virasakdi Futrakul, gli Ambasciatori di India, Indonesia, Bangladesh, Malesia e Birmania, da cui sembra non essere scaturito nulla di importante. Non sappiamo se nel prossimo Summit ASEAN (Associazione dei Paesi del Sudest asiatico), che si terrà a fine mese e presieduto dalla Thailandia, verrà affrontata la questione.
Domenica scorsa, invece, si è conclusa la visita di una delegazione indiana, presieduta dal vice Presidente Hamid Ansari, in Myanmar. Oltre alla sigla di accordi economico commerciali e memorandum di intesa, i rappresentanti indiani nella persona del Ministro della Difesa indiana, Pallam Raju, hanno chiesto ufficialmente all’SPDC (State Peace and Development Council – il governo birmano), di agire contro i gruppi di insorti stabili lungo il confine tra i due Paesi.
“E’ strategicamente importante riguardo le potenzialità commerciali esistenti con Myanmar e anche per le implicazioni di sicurezza. Un gran numero di insorti opera lungo il confine nordest del Paese e stiamo coinvolgendo il governo (birmano) a cooperare su queste istanze”, ha dichiarato Raju.
Per dare maggior forza alle sue parole, la delegazione indiana ha reso noto di aver offerto al vicino birmano – come se non ne avesse bisogno – armi e munizioni per combattere gli insorti, sebbene tra i due governi non esistano accordi di difesa formali.
India e Birmania sono divise da un confine di 1.645 Km. Secondo Nuova Delhi, sarebbero circa tremila i ribelli che vivono e ricevono addestramento in alcune zone nascoste della divisione di Sagaing, come nella valle di Kabaw. Quel che ci auguriamo è che gli indiani non stessero facendo riferimento ai poveri e già vessati Rohingya, la gran parte dei quali vive nello stato birmano Rakhine, un tempo noto come stato Arakan, vicino al confine bengalese.
Roberto Tofani
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