Vietnam – Prossima Frontiera?

Articolo pubblicato sul Mensile della Fondazione ENPAIA ‘Previdenza Agricola’ n° 1-2 anno 2009

E’ la Repubblica Socialista del Vietnam la nuova frontiera del ‘Made in Italy’? Secondo il Ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola, che insieme al Presidente di Confindustria Emma Marcegaglia ha guidato l’ennesima missione imprenditoriale italiana in Vietnam, non c’è alcun dubbio. “Il Vietnam è un Paese prioritario nell’area asiatica che si adatta allo sviluppo di piccole e medie imprese sul modello italiano”, ha dichiarato il Ministro al ‘Sole24Ore‘.
Le parole di Scajola, però, non aggiungono nulla di nuovo a quelle dell’ex Ministro degli Esteri D’Alema durante la sua visita di ottobre 2007, quando insieme a Roberto Colaninno, pose la prima pietra dello stabilimento Piaggio nella provincia di Vinh Phuc (50 Km da Hanoi), e dai rappresentanti di governo che lo hanno preceduto negli ultimi sette anni.
Ad oggi, la presenza italiana in Vietnam resta di fatto limitata, e i dati dimostrano che il ‘Bel Paese’ parte dalle retrovie: appena 28 gli investimenti diretti, per un valore totale di 114 milioni di dollari, e diciassettesimo fornitore a livello globale*. La concorrenza europea invece – Francia, Germania, Gran Bretagna e Russia – è già presente stabilmente nel Paese est asiatico da oltre un decennio.
Oltre ad un Prodotto Interno Lordo che dal 1991 cresce ad una media del 7,5% annuo, il grande risultato ottenuto dal Vietnam, di cui poco si parla, risiede nelle politiche di riduzione della povertà. Nel 1986, quando il Partito Comunista del Vietnam decise di dare avvio ad una serie di riforme (Doi Moi), il 70% della popolazione viveva sotto la soglia di povertà. Nel 2008, quella percentuale è scesa al 15, su una popolazione di quasi 86 milioni di abitanti. Un risultato che non ha eguali nella storia dei Paesi ‘in via di sviluppo’.
Numeri che di fatto hanno garantito ad Hanoi l’ingresso in quello che gli analisti chiamano il ‘club delle tigri’, ma distolto l’attenzione su quello che per anni è stata la base dell’economia del Paese: l’agricoltura. Sebbene il 43% circa del Pil arrivi dall’industria e ‘solo’ il 20 dal settore agricolo, il 56% della forza lavoro vietnamita, su un totale di 47 milioni di lavoratori, è impegnata in attività legate alla coltivazione della terra. L’ingresso nell’Organizzazione Mondiale del Commercio (gennaio 2007), sebbene sia stato un “grande traguardo” per la nomenclatura, non ha ancora mostrato la sua faccia più cruda ad un settore che, in questi ultimi mesi, è già stato duramente colpito dalla crisi del riso e da un’inflazione che ha toccato quote superiori al 25%.
Oggi, gli agricoltori vietnamiti lamentano la mancanza di informazioni economiche, scelte politiche e previsioni adeguate, nonché l’assenza di una strategia di settore. Mancanza che ha portato il Ministro per l’Agricoltura e lo Sviluppo rurale, Cao Duc Phat, a scusarsi pubblicamente durante l’ultima sessione dell’Assemblea Nazionale (l’organo legislativo del Paese). Un settore per anni dimenticato e la cui caduta rischia di mettere in ginocchio l’intero Paese, che potrebbe esser pronto ad accettare ampi investimenti e sostegno da parte del governo.
Sarei felicemente sorpreso, se la prossima missione italiana fosse rappresentata da Associazioni di lavoratori dell’Agricoltura.

* Dati agosto 2008

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