MYANMAR – LA REAZIONE DELLA COMUNITA’ INTERNAZIONALE ALL’ARRESTO DI AUNG SAN SUU KYI
Di Roberto Tofani • mag 15th, 2009 • Categoria: Birmania/Myanmar, Ultime NotizieNon si è fatta attendere la reazione da parte della comunità internazionale alla notizia dell’arresto di Aung San Suu Kyi che rischia ora una pena fino a cinque anni di detenzione al termine di un processo che dovrebbe avere luogo lunedì prossimo.
Dopo la dura accusa alla giunta militare lanciata dalla comunità birmana all’estero, quanto mai scontata, le cancellerie di Europa e Usa hanno aggiunto le loro voci al coro di protesta. ”Sono profondamente preoccupata dalla decisione della giunta di incriminare Aung San Suu Kyi per un atto criminoso che non ha fondamento”, è stato il commento del segretario di stato americano, Hillary Clinton. Il premier britannico Gordon Brown si è detto ”turbato”, mentre un dura condanna è giunta anche da Parigi.
L’ambasciatore birmano a Roma è stato convocato e ricevuto dal ministero degli Esteri. A presentare una protesta formale al rappresentante birmano, il ministro plenipotenziario Attilio Massimo Iannucci, direttore generale per i Paesi Asia, Oceania, Pacifico e Antartide.
Piero Fassino, inviato speciale dell’Unione europea, ha espresso ”vivo allarme” riguardo l’accaduto, sottolineando che ”l’intera comunità internazionale, Onu, Unione europea e singoli stati stanno esercitando pressioni sulla giunta militare birmana”. Proprio Ban Ki-moon si è detto ”estremamente preoccupato”. Anche l’inviato speciale delle Nazioni Unite, Tomás Ojea Quintana, ha lanciato un appello al governo di Myanmar chiedendo ”il rilascio di Aung San Suu Kyi e delle due sue assistenti, senza condizioni”.
Diverso l’atteggiamento invece da parte dei Paesi asiatici. Allo ‘’sgomento” espresso dai governi di Singapore, Indonesia, Giappone e Malesia, che si sono uniti al coro di appelli e condanne chiedendo l’immediato rilascio della leader di Lega Nazionale per la Democrazia (Lnd – il principale partito di opposizione alla giunta), a far notizia sono i silenzi di Paesi come Cina, legata a Myanmar da un lungo rapporto di amicizia politico economica, e India, un tempo molto vicina alle posizioni del movimento democratico birmano.
Anche le organizzazioni internazionali come Amnesty International e Human Rights Watch hanno inviato il loro appello appello all’Asean (Associazione dei Paesi del Sudest asiatico), di cui Myanmar è membro dal 1997, affinché possa esercitare una forte pressione sul governo birmano.
La notte tra il 3 e il 4 maggio scorso, John William Yettaw, 53enne americano, viene arrestato dalla polizia locale mentre nuotava nelle acque del lago Inya, ovvero il lago adiacente alla residenza dove la ‘Lady’ è agli arresti domiciliari da ormai sei anni. Secondo le indiscrezioni raccolte in questi giorni, il cittadino americano sarebbe un attivista dei diritti umani con un passato di veterano nel Sudest asiatico. Dopo aver raggiunto a nuoto la casa di Suu Kyi, questa, secondo l’accusa, gli avrebbe offerto ospitalità e riparo per due giorni, forse perchè stremato dalla fatica. I media birmani in esilio, mettono in dubbio la bonarietà del gesto sostenendo che l’uomo sia parte di un complotto messo in atto dalla giunta per ”trovare l’ennesima scusa necessaria a prolungare gli arresti di Aung San Suu Kyi”. Il 27 maggio prossimo, infatti, la detenzione della donna sarebbe scaduta e l’intrusione dell”attivista’ americano sarebbe il protesto ideale per comminare un’altra pena alla 63enne leader dell’opposizione e premio Nobel per la Pace. Una vicenda dai lineamenti poco chiari, visto che anche Yettaw rischia ora 5 anni di detenzione per aver violato la legge contro la sicurezza dello Stato birmano.
Roberto Tofani
Invia
una mail all'autore | Tutti i post di
Roberto Tofani
















