MYANMAR – EBO: CHIESTO UN INVIATO SPECIALE A USA
Di Roberto Tofani • mag 19th, 2009 • Categoria: Birmania/Myanmar“Abbiamo suggerito all’amministrazione statunitense di nominare un inviato speciale che possa dedicarsi esclusivamente alla situazione birmana”. E’ il commento rilasciatoci da Beaudee Zawmin, vicedirettore esecutivo di Euro-Burma Office (Ebo), a margine della conferenza stampa indetta dal gruppo parlamentare italiano ‘Amici della Birmania‘, rappresentato a Roma da Margherita Boniver (Pdl) e Albertina Soliani (Pd). “Sul piano regionale asiatico – aggiunge Zawmin – ciò che vogliamo ottenere è che la Cina, da sempre vicina alla giunta militare birmana, si faccia promotrice del dialogo tra i Paesi asiatici e la Birmania”.
Recentemente, causa soprattutto la crisi politica thailandese, caratterizzata da numerosi manifestazioni di piazza, il summit Asean Plus Three (Associazione delle Nazioni del Sudest asiatico, più Cina, Giappone e Corea del sud) è stato più volte posticipato. “Questo – spiega il rappresentante birmano – ha sicuramente rallentato la possibilità di dare avvio a una serie di colloqui bilaterali necessari a riavvicinare la giunta militare”. Sebbene il summit sia stato posticipato per la seconda volta a ottobre prossimo, “un’occasione importante sarà rappresentata dal vertice Asem (Asia-Europe meeting) che si terrà a fine mese a Hanoi, dove noi speriamo che l’Asean prenda una posizione definitiva sulla questione birmana”.
Myanmar, che divenne membro dell’Associazione asiatica nel 1997, è membro Asem nel 2004. “La scelta di inserire la Birmania nell’Asean fu sostenuta fortemente dall’allora primo ministro malese, Mahathir, con l’obiettivo di esercitare una pressione politica sulla giunta. Scelta che, visti i risultati, si è rivelata pessima”, commenta Zawmin. Recentemente, inoltre, durante il suo primo viaggio in Asia, il capo del dipartimento di Stato americano, Hillary Clinton, ha definito infruttuosa la
politica dell’engagment promossa dall’Asean, così come quella basata sulle sanzioni economiche impostata da Usa e Unione europea. “Noi fummo i primi a chiedere sanzioni economiche nei confronti della Birmania. Sanzioni, però,
che pensavamo potessero servire come deterrente a spingere a un cambiamento all’interno del Paese“, spiega Zawmin, sottolineando l’importanza di “sanzioni mirate, che spingano il governo birmano ad avviare quel dialogo fortemente invocato e necessario come base per una riconciliazione nazionale”.
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