Myanmar – Processo ad Aung San Suu Kyi

Si è conclusa quest’oggi la terza giornata di udienze presso il carcere di Insein, dove si tiene il processo contro Aung San Suu Kyi, le sue due collaboratrici e John Yettaw, ovvero il cinquantatrenne cittadino americano che era riuscito ad entrare nella residenza di Suu Kyi dopo averla raggiunto a nuoto.
Al termine dell’udienza, cui hanno potuto partecipare anche diplomatici e giornalisti, cinque locali e cinque stranieri, gli ambasciatori di Russia, Thailandia e Singapore, secondo quanto riportato dall’agenzia birmana in esilio ‘Mizzima‘, si sono potuti intrattenere a colloquio con l’illustre imputata. Secondo le testimonianze raccolte, Suu Kyi è apparsa tranquilla e in buona salute, a differenza di Yettaw, apparso, invece, ”nervoso e stanco”.
Anche oggi, come nelle giornata precedenti, a centinaia si sono riuniti fuori i cancelli del centro di detenzione di Insein per dare ognuno il proprio sostegno ad Aung San Suu Kyi.
Intanto, dopo un silenzio imposto dalle autorità, anche i media birmani e la stampa di regime pubblicano i primi articoli e notizie sul processo in corso.
Secondo quanto riportato dall’organo di stampa di regime in lingua inglese, ‘The New Light of Myanmar’, Aung San Suu Kyi, così come le sue due collaboratrici, sono accusate di aver violato la norma sulla “salvaguardia dello Stato contro i pericoli derivanti da persone in grado di causare atti sovversivi”. Altri quotidiani birmani sottolineano invece un precedente tentativo di Yettaw che, il 30 novembre del 2008, sarebbe riuscito a consegnare una copia del libro ‘The Book of Mormon’ alle assistenti di Suu Kyi.

Mentre all’interno del Paese le forze di sicurezza si dispiegano nei punti strategici dell’ex-capitale, come la Shwedagon Pagoda, da sempre punto di incontro della società civile birmana, la comunità internazionale cerca di far pressione sulla giunta militare. Al coro di numerosi Paesi, sia occidentali che asiatici, si è unita anche la voce dell’ASEAN (Associazione dei Paesi del Sudest asiatico), di cui Myanmar è membro dal 1997. Dopo il silenzio di questi giorni, in comunicato stampa la segreteria dell’associazione si è detta “molto preoccupata” per le condizioni di salute di Aung San Suu Kyi e chiede che le venga fornita assistenza medica.
Nei prossimi, i rappresentanti dell’Unione europea avranno la possibilità due importanti occasioni per incontrare le controparti birmane, ma anche quelle di Cina e India, i cui due governi hanno preferito non esprimersi sull’accaduto, perché vicini alla giunta. I funzionari europei chiederanno infatti al premier cinese Wen Jiabao, presente oggi a Praga in occasione del summit Ue-Cina, più volte posticipato, di esercitare la propria influenza sulla giunta birmana affinché vengano ritirate le accuse contro Aung San Suu Kyi.
La settimana prossima i 27 dell’Ue avranno la possibilità di incontrare, oltre che i funzionari cinesi e indiani, anche i rappresentanti del governo birmano in occasione del summit ASEM (Asia-Europe meeting), che si terrà a Hanoi (Vietnam).

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