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VIETNAM, ATTIVISTI E GIORNALISTI STRETTI NELLA MORSA DELLA CENSURA

Di Roberto Tofani • ott 12th, 2009 • Categoria: Vietnam

Vietato criticare le scelte di governo, qualunque esse siano. Il rischio per molti giornalisti in Vietnam non è la cancellazione del programma, un possibile licenziamento o l’allontanamento in uffici di periferia, bensì il carcere. Se in Italia la stampa e la sua libertà di espressione sembrano essere in pericolo con il rischio reale di perdere dei diritti acquisiti negli anni, in Vietnam è ancora difficile poter esprimere liberamente le proprie idee. Almeno quando si parla di politica o di economia. Così, alcuni blogger e giornalisti che recentemente avevano criticato alcune scelte di governo, si sono visti piombare la polizia in casa, pagando con l’arresto la scelta di voler informare e divulgare le proprie idee attraverso la rete. Vu Hung, un insegnante di Fisica delle scuole superiori, che giorni fa è stato condannato a tre anni di carcere più tre di libertà vigilata per aver invocato la democrazia pluripartitica con uno striscione esposto su un ponte, è solo l’ultima vittima della morsa repressiva che attanaglia il Paese. Con lui sono stati recentemente condannati Bui Thanh Hieu, 37 anni blogger, Pham Doan Trang, 31 anni giornalista web e Nguyen Ngoc Nhu Quynh, blogger trentunenne, colpevoli, secondo l’articolo 88 del codice penale, di aver “condotto propaganda contro la Repubblica Socialista del Vietnam”. Sono colpevoli di aver criticato accordi commerciali e questioni non ancora risolte tra Cina e Vietnam. In particolare, un controverso progetto minerario nella regione degli altopiani centrali e il conflitto territoriale sulla sovranità su due gruppi di isole note come Spratly e Paracel, situate nel mar cinese del sud. Resta da capire se il governo di Hanoi voglia in qualche modo proteggere l’immagine del millenario antagonista o la fazione del Partito Comunista vietnamita più vicino a Pechino e in contrapposizione all’attuale primo ministro, Nguyen Tan Dung.
Nei due anni passati, alcuni gruppi di attivisti vietnamiti hanno più volte manifestato davanti le sedi diplomatiche cinesi, con il placet delle forze di polizia, per sostenere con forza la sovranità vietnamita sulle isole contese. Gli episodi si erano semplicemente risolti con semplici scuse da parte di Hanoi, che ha sempre risposto con fermezza ad ogni singola rivendicazione sulla sovranità delle isole da parte cinese. Resta da capire il motivo per cui in questi ultimi mesi, il governo vietnamita abbia scelto di voler limitare il dibattito sulle relazioni politiche ed economiche con la controparte cinese. Secondo l’analisi della rivista internazionale ‘Asia Times‘, l’attuale crisi economica e alcune decisioni sbagliate da parte dell’attuale governo vietnamita, avrebbero spostato l’ago della bilancia a favore di Pechino. A causa di una forte mancanza di liquidità, dovuta a scarse riserve di valuta estera, il governo cinese sarebbe intervenuto elargendo ingenti prestiti finanziari all’ex colonia. In cambio, il Vietnam avrebbe favorito l’accesso cinese al progetto minerario per l’estrazione di bauxite nelle province di Lam Dong e Dak Nong. Progetto criticato da più parti, sia per ragioni economiche che ambientali. Anche l’eroe della battaglia di Dien Bien Phu, il 97enne generale Vo Nguyen Giap, aveva espresso le sue riserve nei mesi scorsi. L’uomo che sconfisse i francesi nel 1954 si è detto contrario al progetto in questione perchè provocherebbe danni irreparabili all’ambiente in una zona fortemente legata all’industria del caffè, che ha fatto del Vietnam uno dei principali esportatori al mondo.
Ma la nuova ondata repressiva nei confronti dei ‘liberi pensatori’ potrebbe essere frutto della battaglia tutta interna al Partito Comunista vietnamita che, nei primi mesi del 2011, deciderà le nuove linee politiche per i 5 anni futuri. Le risposte alla crisi economica prese dal leader dell’ala liberale, il primo ministro Dung, sembra abbiano spinto quella conservatrice sempre più nelle braccia di Pechino. Dung, quindi, troppo vicino a politiche di mercato influenzate forse da Washington, rischia di rimanere solo ed essere sopraffatto da un’ondata reazionaria. E’ in questo clima di timore e tensioni che il 15 settembre scorso, è stato approvato con firma dello stesso Dung, il decreto numero 97. Con tale atto si è deciso di limitare la ricerca tecnico-scientifica a 317 ambiti di studio. In pratica gruppi indipendenti e statali non possono discutere pubblicamente su determinati questioni. I primi a pagare sono stati i ricercatori del Vietnam Institute of Development Studies (IDS), l’unico think tank privato e indipendente del Paese, costretti a chiudere per aver pubblicamente discusso le scelte economiche adottate dal governo. Nell’organizzazione nata appena 5 anni fa anche emeriti intellettuali ed economisti di fama nazionale, già membri del partito comunista vietnamita.
“Bloccare la libertà di pensiero è contrario alla scienza, al progresso e alla democrazia”, afferma il consiglio scientifico di IDS.
Il timore è che paura, terrore e crisi siano la giustificazione per limitare, bloccare e arrestare il libero e democratico scambio di pensieri e opinioni, in Vietnam come nel resto del mondo globalizzato.

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  1. The Court’s findings included the following: A single test cannot be used as the sole predictor of ability and professionals should not generalize reading competence based on a single measure. ,

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