ASEAN – Al via summit in Thailandia
“Migliorare la connettività e trasferire potere ai popoli”. Su questo tema si sono aperti i colloqui ministeriali preparatori presso le località balneari thailandesi di Hua-Hin e Cha-am, 230 chilometri a sud di Bangkok, che precedono i lavori del 15esimo Summit dei dieci paesi dell’Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico (Asean), che si tiene oggi. A margine del summit, si terranno incontri anche tra i membri Asean e i partner di dialogo: Australia, Cina, Corea del Sud, Giappone, India e Nuova Zelanda. In particolare il 12esimo summit Asean plus Three vedrà impegnati i dieci rappresentanti Asean con le controparti di Cina, Corea del Sud e Giappone. I tredici, insieme con India, Australia e Nuova Zelanda saranno impegnati nel quarto East Asia Summit.
Un vertice in cui i temi principali sembrano passare in secondo piano rispetto alle imponenti misure di sicurezza adottate dal governo thailandese. Un summit cui parteciperanno tremila tra delegati e giornalisti, sorvegliati da oltre 36mila tra soldati e poliziotti.
Le autorità thailandesi temono infatti che possa ripetersi quanto accaduto ad aprile scorso durante l’East Asia Summit, quando alcuni manifestanti riuscirono a forzare i cordoni di sicurezza, costringendo capi di Stato e di
governo ad abbandonare i lavori in corso. “Le forze di sicurezza hanno pianificato vie di uscita per mare, terra e aria”, ha affermato il portavoce del governo di Bangkok, Panitan Wattanayagorn.
Un tema, quello della sicurezza, di primaria importanza per il governo di Bangkok, che spera in un successo dei colloqui in atto in questi giorni, anche per rilanciare l’immagine di un Paese che può superare con determinazione la stallo in cui si trova, sia dal punto di vista politico che economico. Sarà proprio la crisi economica ad avere un ruolo di primo piano. I leader asiatici sono infatti chiamati a prendere misure che possano garantire una ripresa a livello regionale, cercando di stabilire anche un comune piano di ripresa dai disastri naturali. Con l’obiettivo di creare una comunità asiatica, forte di una zona di libero scambio a partire dal 2015, i dieci leader sigleranno una dichiarazione sul cambiamento climatico in attesa della Conferenza di Copenaghen sul clima che si terrà a dicembre.
La vera novità di questo 15esimo summit, però, è rappresentata dall’istituzione di una commissione intergovernativa sui diritti umani (Aichr – Asean Intergovernmental Commission on Human Rights). Una commissione che “avvicinerà ancora di più i membri dell’Associazione”, secondo quanto affermato dal segretario generale Asean, Surin Pitsuwan.
Una commissione che invece è stata fortemente criticata dalle organizzazioni non governative asiatiche e gruppi di attivisti per i diritti umani, perché priva di poteri coercitivi o sanzionatori nei confronti dei singoli membri. Le Nazioni Unite hanno lanciato un appello affiché l’organismo che si riunirà per la prima volta in questi giorni sia “credibile”. “L’Aichr dovrà lavorare duramente per garantire che possa attuare un meccanismo credibile a livello regionale e aiutare a diminuire il gap tra la retorica sui diritti umani e la realtà sul territorio”, ha affermato Homayoun Alizadeh, rappresentante regionale della commissione sui diritti umani dell’Onu.
Un tema, quello dei diritti umani, molto delicato e che non avrà il sostegno formale di altri Paesi che puntano invece a incrementare il proprio ruolo economico e di investimento nel mercato Asean.
La Cina in particolare è pronta a garantire una piano di investimenti in infrastrutture per 10 miliardi di dollari per rafforzare i suoi legami con l’Associazione. Una zona di libero scambio tra i dieci Paesi e il gigante cinese dovrebbe essere inaugurata da gennaio del prossimo anno.
L’Asean, nata nel 1967 a Bangkok, è oggi costitutita da Brunei, Cambogia, Indonesia, Laos, Malaysia, Myanmar, Filippine, Singapore, Thailandia e Vietnam.







