Myanmar – Con una scuola multi-religiosa Ong italiana aiuta migranti in Thailandia

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“Qui insegniamo il rispetto reciproco, che è il fondamento di ogni religione”, mi racconta Pho Cho, insegnante birmano di religione islamica che opera in una scuola di figli di lavoratori migranti a Mae Sot, cittadina al nord ovest dalla Thailandia, a dieci chilometri dal confine con Myanmar. “In questa scuola, operativa grazie al sostegno di Aiutare Senza Confini (Asc), ong italiana con sedi anche in Austria e Germania, ci sono 132 studenti di entrambi i sessi dai 12 ai 18 anni, a cui insegniamo in sei”, spiega Cho. Dei 132 alunni, la gran parte è di religione islamica, a differenza degli altri ragazzi che sono buddisti o cristiani.
“Fino a oggi non abbiamo mai avuto problemi di convivenza o di integrazione, ma questo dipende soprattutto dai singoli insegnanti e dall’educazione che ricevono in famiglia – dice – In altre scuole, ad esempio, le regole sono leggermente più rigide”. “In alcuni casi – mi spiega Lena, cooperante tedesca che opera con Asc dall’apertura dell’ufficio di Mae Sot, avvenuta nel 2007 – gli insegnanti di etnia Karen seguono con maggiore attenzione gli alunni dello stesso gruppo etnico piuttosto che quelli birmani o di altri gruppi.” “Sono piccoli problemi che si possono superare con il lavoro, l’esperienza e una continua crescita formativa soprattutto da parte di noi insegnanti”, sottolinea Cho, forte dell’esperienza ultra decennale in ‘migrant schools’.
“Io cerco di leggere il più possibile testi sull’apprendimento o frequentare corsi e seminari quando ne abbiamo l’opportunità”, spiega Cho, che dedica oltre dieci ore al giorno a quella che sembra una grande famiglia più che una scuola. Tra le materie insegnate, cui non rientra la religione, oltre alla lingua thailandese e birmana, anche matematica, musica, arte ed educazione sessuale.
“Quello dell’educazione sessuale è un argomento fondamentale per i ragazzi di questa fascia di età. Loro in particolare hanno bisogno di sapere come prevenire la trasmissione di malattie veneree o come comportarsi in
determinate situazioni”. I genitori, inoltre, vengono informati sui programmi di insegnamento e sul contenuto delle lezioni almeno due volte l’anno e “fino a oggi nessuno ha avuto da ridire”, risponde con orgoglio il 35enne insegnante birmano. Se l’educazione sessuale non crea problemi tra insegnanti e genitori, è invece il pasto che veniva inizialmente fornito gratuitamente da Asc ad averne creati. “I genitori di religione islamica hanno immediatamente richiesto che venisse fornito loro un servizio differenziato”, spiega Lena.
Asc fornisce quotidianamente circa 3.400 pasti agli alunni delle scuole sostenute dall’organizzazione attraverso una cucina unica dove operano regolarmente otto persone. “Non potendo fornire un servizio distinto per via dei costi e delle difficoltà logistiche, abbiamo trovato un modo per venire incontro alle esigenze degli alunni musulmani, garantendo trasparenza e chiarezza nella conduzione delle operazioni della ong, uno dei principi fondamentali di Asc”.
In pratica la scuola è stata adottata da un’azienda della provincia di Bolzano, dove ha sede anche Asc, che ha accettato di provvedere alle spese in eccesso per i pasti quotidiani della scuola. Così, ogni giorno, alle 5 del mattino, Pho Cho e sua moglie, si alzano per cucinare. “E’ un lavoro duro, ma sono ben felice di poter garantire una carriera scolastica a queste centinaia di ragazzi che potrebbero essere vittime di trafficanti di esseri umani o semplicemente cadere in disgrazia. Insieme ad Asc – conclude Pho Cho – garantiamo loro un raggio di speranza”.

Per AKI – Adnkronos International

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