AL SUMMIT APEC PROVE DI DIALOGO TRA CINA, GIAPPONE, RUSSIA E USA
Di Roberto Tofani • nov 13th, 2009 • Categoria: In Asia, Ultime Notizie“No al protezionismo” e incentivi al libero scambio. Con queste parole e obiettivi i 21 rappresentanti dell’Asia-Pacific Economic Cooperation (Apec) si erano saluti a Lima lo scorso anno, in attesa di ritrovarsi il 14 novembre prossimo a Singapore, dove si terrà il 21esimo summit. Un anno è trascorso dall’ultima presenza ufficiale in contesto internazionale di George W. Bush jr. Un anno in cui la crisi economica e le difficoltà dei mercati finanziari hanno caratterizzato l’agenda politica dei 21 membri Apec che, per ora, sembrano condividere tra loro solo l’oceano che li unisce, il Pacifico appunto. Un vertice che fino ad ora sembra aver incuriosito maggiormente per la foto di rito dei 21 leader in abiti tradizionali del Paese ospitante che per le azioni concrete prese dal 1989 ad oggi.
L’anno scorso, furono i timori generati dalla crisi finanziaria e l’uscita di scena di Bush i principali fattori che non avrebbero consentito il lancio di grandi iniziative comuni. Quest’anno, i 21 leader si dicono pronti a mantenere ognuno le proprie politiche di sostegno alle economie nazionali “fino a quando un’effettiva ripresa economica sarà assicurata”. Questo significa che lotta al protezionismo e la spinta al libero scambio rischiano di rimanere dichiarazioni di circostanza visto che nell’ultimo anno i membri Apec si sono spesi singolarmente per incentivare il ‘buy local’. L’appello al ‘buy American’ di Barack Obama va proprio in questa direzione. Obama che, per la prima volta, sarà in Asia come presidente degli Usa, per confrontarsi con i leader di Australia, Brunei, Canada, Corea del Sud, Indonesia, Filippine, Giappone, Malaysia, Nuova Zelanda, Repubblica Popolare Cinese, Singapore, Thailandia, Taipei cinese, Hong Kong, Messico, Papua Nuova Guinea, Cile, Perù, Russia e Vietnam. Quello di Singapore, inoltre, sarà l’ultimo summit prima della scadenza fissata durante il vertice di Bogor, in Indonesia, nel 1994: la creazione di una zona di libero scambio tra le economie industrializzate, che dovrebbe poi essere estesa a quelle in via di sviluppo.
L’Apec resta comunque, dall’anno della sua nascita – fortemente voluta dall’allora primo ministro australiano, Bob Hawke – ad oggi, un forum di dialogo senza dettare impegni vincolanti per i suoi membri. Tale confronto, basato “sul reciproco rispetto”, ha condotto i 21 membri, che insieme rappresentano il 40 per cento della popolazione e oltre la metà del Pil mondiale, ad incrementare lo scambio commerciale soprattutto sulla base di accordi bilaterali più che di gruppo. Sono oltre trenta gli accordi bilaterali di libero scambio conclusi tra i membri.
Un forum regionale che potenzialmente potrebbe guidare l’economia mondiale. Fino ad ora, però, gli ‘interessi privati’ e il sospetto reciproco sembrano aver avuto la meglio sugli ‘obiettivi di Bogor’. Da una parte Pechino strizza l’occhio a Cile e Perù, quest’ultimo pronto a dare una svolta ai negoziati di libero scambio, già in fase molto avanzata, con il Giappone. Dall’altra Washington cerca, attraverso l’Apec, di entrare in contatto diretto con l’Asean (Associazione delle Nazioni del Sudest asiatico), un mercato di oltre 600milioni di persone con l’obiettivo di creare una zona di libero scambio entro il 2015. Un’Associazione nata nel 1967, proprio su spinta americana, per contenere il ‘pericolo comunista’, ma che negli anni ha costruito una propria identità asiatica con il sostegno di Cina, Corea del Sud e Giappone. Un contesto in cui India, Russia, Australia e Nuova Zelanda sono riusciti ad inserirsi attraverso un dialogo politico-economico continuo e fortemente voluto. Il 15 novembre, l’amministrazione Obama avrà per la prima volta l’occasione di avere un dialogo diretto con l’Asean in quello che potrà essere ricordato come il primo Summit tra Usa e Asean. Per la prima volta, quindi, in un incontro di un’ora e mezza, Obama, che presiederà il summit insieme al primo ministro thailandese, Abhisit Vejjajiva, siederà allo stesso tavolo con il rappresentante birmano. Il gruppo dei dieci Paesi asiatici, non è solo il quinto partner commerciale di Washington, ma, secondo il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, un’area “assolutamente importante per il futuro” degli Stati Uniti. I rapporti con l’Asean diventano quindi cruciali per bilanciare l’influenza cinese nella regione, fatta di investimenti diretti e prestiti agevolati per la costruzione di infrastrutture.
A vent’anni dal primo summit Apec, che si tenne tre giorni prima della caduta del muro di Berlino, il sud est Asia e il Pacifico diventano di nuovo territorio di confronto. Non tra due blocchi, ma tra Usa, Cina, Giappone e Russia.
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