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QUELL’ENORME CHIAZZA NERA DI PETROLIO CHE INQUINA L’AUSTRALIA

Di Roberto Tofani • nov 16th, 2009 • Categoria: In Asia

Settantaquattro giorni. Due mesi e mezzo durante i quali petrolio greggio e altre sostanze chimiche tossiche sono fuoriuscite da una piattaforma di trivellazione situata nel mare di Timor, a 150 miglia a largo della regione del Kimberley australiano. Un disastro ambientale di proporzioni gigantesche che, secondo il WWF, avrà gravi ripercussioni anche negli anni a venire.
Il 21 agosto scorso l’incidente. Dalla conduttura situata a due chilometri e mezzo di profondità dell’impianto di trivellazione West Atlas, gestita da PTTEP Australasia, unità della statale thailandese PTT Exploration and Production PLC, iniziano a fuoriuscire petrolio, gas e altre sostanze tossiche. La perdita di gas genera un incendio, che obbliga il personale ad abbandonare la piattaforma. Il personale di soccorso, intervenuto a più riprese, deve utilizzare ben 3.400 barili di fango speciale e altri mille di salamoia per mettere fine a quest’incubo.
Dal 21 agosto scorso, per 74 giorni, sono quindi fuoriusciti oltre quattrocento barili di petrolio al giorno, che hanno invaso un’area di quasi 15mila Km quadrati. Un’area oceanica condivisa da Timor Est, Indonesia e considerata ‘Zona economica esclusiva australiana’. Una zona dove i confini marittimi non sono riconosciuti.
L’entità della perdita di sostanze tossiche in mare, in un’area di oceano incontaminata e abitata da numerose specie di piante e animali protette e a rischio estinzione, ha scatenato le proteste di numerose associazioni ambientaliste. Il 22 ottobre scorso, la sezione australiana del WWF (World Wildlife Fund) ha inviato una spedizione per valutare l’entità del danno. “Abbiamo individuato centinaia di delfini e uccelli di mare nell’area coperta dal petrolio, così come serpenti marini, specie di tartarughe embricata e a dorso piatto”, ha affermato il direttore per la conservazione delle specie di WWF-Australia, Dr. Gilly Llewellyn, che ha condotto la spedizione.

La fuoriuscita di petrolio e liquidi tossici, ovvero la peggior catastrofe ambientale in Australia negli ultimi 40 anni, metterebbe a rischio oltre 15 specie tra balene e delfini, 30 di uccelli marini e 5 di tartarughe. Ora, la sezione australiana di WWF ha lanciato un appello al primo ministro, Kevin Rudd affinché ci sia un’inchiesta chiara e trasparente per quella che è da considerarsi “una crisi di rilevanza internazionale”.
Il WWF come altre associazioni, che hanno chiesto al governo australiano di bloccare immediatamente le concessioni petrolifere nella regione, vogliono sapere perché siano state date concessioni aggiuntive alla PTTEP nonostante la perdita non fosse stata arrestata. Il 24 ottobre scorso, infatti, PTTEP è riuscita ad ottenere il controllo su 5 nuove licenze di esplorazione energetica, ottenendo l’accesso ad un’area di 1.500 km quadrati in acque australiane vicino al blocco incriminato. Dopo aver ribadito la professionalità della compagnia petrolifera, il 5 novembre scorso, il governo australiano ha nominato una commissione d’inchiesta presieduta da David Borthwick, ex-segretario del dipartimento per l’Ambiente.
Ora, però, resta da capire come arginare l’enorme chiazza nera. Dal 21 agosto ad oggi, sono stati impiegati oltre 300 uomini, 17 navi e 9 aerei. Un’operazione costata al governo australiano oltre 3 milioni di euro. Un’operazione che, secondo l’Australian Maritime Safety Authority, sembra aver fermato il mare nero dal raggiungere le coste indonesiane. Di diverso avviso, invece, la tesi di un’organizzazione ambientalista indonesiana, West Timor Care Foundation (Wtcf). Secondo i rilevamenti effettuati da Wtcf, le acque inquinate non solo si sarebbero avvicinate alle coste di alcune isole indonesiane, ma avrebbero causato anche la morte di migliaia di pesci, provocando così anche ingenti danni all’industria ittica locale. Le acque del mar di Timor sono la base economica per oltre 10mila comunità cittadine e zona di pesca per oltre 7mila pescatori locali. Test compiuti il mese scorso dall’agenzia ambientale indonesiana ha rilevato contaminazioni da petrolio greggio nelle acque a largo dell’isola di Roti, 500 km a nord ovest della Western Australia. La compagnia petrolifera coinvolta, la PTTEP non hai mai reso pubblico l’accaduto perché il fatto sarebbe soggetto ad inchiesta da parte del governo australiano.
Ci vorrà sicuramente del tempo per capire responsabilità e cause, ma ci vorranno degli anni per capire e limitare le ripercussioni sull’ambiente. Il ricordo va alla petroliera Exxon Valdez che, nel marzo di venti anni fa, si incagliò presso lo stretto di Prince William, in un’insenatura del golfo dell’Alaska, disperdendo in mare oltre 38 milioni di litri di petrolio. A vent’anni da quell’incidente, gli effetti tossici del petrolio sulle popolazioni di specie marine sono ancora piuttosto evidenti.

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