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COP15 – LA PROTESTA DEI PAESI AFRICANI

Di Roberto Tofani • dic 14th, 2009 • Categoria: Climate Change, In primo piano

Sono ripresi nel tardo pomeriggio i colloqui del summit sul clima in corso a Copenhagen dopo che i delegati del gruppo ‘G77-China’, in rappresentanza dei 130 Paesi in via di sviluppo, avevano deciso di sospendere la propria partecipazione in segno di protesta. Tale ripresa, però, si è limitata alle sole consultazioni informali.
Questa mattina i rappresentanti dei Paesi africani hanno infatti accusato quelli in via di sviluppo di voler far naufragare il Protocollo di Kyoto. Il timore è di poter perdere quanto ottenuto con l’accordo siglato nel 1997 in Giappone, ovvero l’unico che fino ad oggi pone degli obblighi legalmente vincolanti sul taglio delle emissioni di anidride carbonica. Le accuse del gruppo ‘G77-China’ sono rivolte soprattutto alla presidenza danese, che avrebbe violato il processo democratico.
Il presidente della conferenza Yvo de Boer ha comunque rassicurato sulla ripresa dei colloqui sottolineando che è ”la maggioranza dei Paesi a volere una continuazione del Protocollo di Kyoto” e non solo i Paesi africani.
Il blocco dei lavori della conferenza tra Paesi ricchi e Paesi poveri è coinciso con l’arrivo a Copenhagen dei rappresentanti di governo che dovrebbero garantire entro venerdì 18 la finalizzazione di un trattato che sia quantomeno politicamente vincolante.
Ad una settimana dall’inizio dei lavori della Conference of Parties 15 (COP15) restano tre i punti fondamentali su cui sembra difficile poter trovare una soluzione comune. Tagli delle emissioni, finanziamenti di lungo termine ai Paesi in via i sviluppo e la creazione di una tabella temporale sugli obblighi dei Paesi poveri riguardo l’ impegno a ridurre le proprie emissioni di CO2.
Saranno oltre 110 tra capi di Stato e primo ministri ad intervenire direttamente a Copenaghen per negoziare un accordo ancora da plasmare. E’ infatti la loro presenza che caratterizzerà questa seconda settimana di lavori.
Una settimana che sembra essere iniziata tra numerose difficoltà. Un vuoto organizzativo ha infatti costretto oltre un migliaio tra delegati, rappresentanti governativi e non, osservatori e giornalisti ad attendere all’esterno del Bella Center oltre sei ore prima di poter ritirare l’accredito. ”Un problema – come ha spiegato il personale impegnato a vigilare – dovuto alla rottura di alcuni computer”. Sembra invece più probabile l’ipotesi che l’organizzazione non sia riuscita a gestire l’enorme numero di partecipanti che sta aumentando in maniera significativa proprio in coincidenza con l’arrivo dei rappresentanti di governo.

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