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VIETNAM: VIETATO CRITICARE IL GOVERNO

Di Roberto Tofani • feb 1st, 2010 • Categoria: In primo piano, Vietnam

Un’udienza di un giorno. Tanto è bastato ad un corte vietnamita di Ho Chi Minh City (ex Saigon) per emettere le condanne nei confronti di 4 membri del Partito democratico, colpevoli di “voler sovvertire il governo del popolo”.
Tra i 4 attivisti, anche Le Cong Dinh, noto avvocato per la difesa dei diritti umani nel Paese est asiatico. Il processo ha avuto una forte risonanza sia a livello nazionale che internazionale proprio per l’alto profilo del legale vietnamita che, in passato, ha più volte rappresentato anche il suo Paese in altrettante cause internazionali. Come nel processo in cui difese gli interessi vietnamiti in quella che viene ricordata oggi come la “battaglia del pesce gatto”, ovvero quando gli allevatori ittici statunitensi accusarono la controparte vietnamita di dumping (la vendita di un prodotto sul mercato estero a un prezzo inferiore rispetto a quello che avrebbe sul mercato di origine).
Era da tempo, inoltre, che nelle aule giudiziarie vietnamite non veniva pronunciata una sentenza con l’accusa di sovversione, reato tra i più gravi nel Paese est asiatico, punibile anche con la pena di morte. I 4 sono stati inoltre condannati per aver pubblicato e diffuso attraverso i mezzi informatici documenti di propaganda contro lo Stato e la Repubblica socialista del Vietnam, nonché di aver contattato gruppi “ostili” all’estero. Per Dinh, 41 anni, formatosi negli Stati Uniti grazie ad una borsa di studio Fulbright, la corte sembra essere stata clemente. Il legale vietnamita ha ammesso di aver trasgredito le leggi nazionali, sostenendo, però, che non era intenzione del gruppo sovvertire la leadership al governo. La confessione e l’aver in passato offerto il proprio contributo “alla Patria e al popolo” hanno aiutato Dinh ad ottenere una condanna a ’soli’ 5 anni di reclusione. Cinque anni anche per Le Thang Long, fondatore del sitoweb ‘ChanhungnuocViet.info’ e sette per il 26enne fondatore del movimento giovanile del Partito democratico, Nguyen Tien Trung, il quale ha ammesso che le sue azioni son state dettate semplicemente da inesperienza ed “esuberanza giovanile”.
Sedici anni di reclusione, infine, per Tran Huynh Duy Thuc, l’unico imputato che ha sostenuto di non aver violato alcuna legge, ma di aver cercato di combattere attraverso l’informazione la corruzione dilagante nel Paese. Imprenditore della Rete e noto blogger, Thuc è stato accusato di aver dato vita ad ad una “organizzazione reazionaria”, denominata ‘Chan Research Group’.

Chiedere pubblicamente che il sistema a partito unico si apra ad uno multipartitico è ancora un tabù in Vietnam. Paese che è riuscito ad ottenere risultati ottimi, così come riconosciuto dalla comunità internazionale, sia in termini di riduzione della povertà che di crescita economica.
L’attuale stretta nei confronti di voci altre rispetto alla linea politica nazionale, però, sembra suonare come un avvertimento da parte delle autorità vietnamite in vista dell’undicesimo congresso del Partito comunista che si terrà il prossimo anno. Un partito che si avvicina all’evento quinquennale nell’anno in cui il Vietnam presiede l’Associazione delle Nazioni del sudest asiatico (Asean) e con l’obiettivo primario di riconfermare i livelli di crescita economica precedenti al biennio 2008/2009. Il congresso del prossimo anno sarà quindi chiamato a valutare con cura la strada che gli oltre 84milioni di abitanti del Vietnam dovranno intraprendere nel prossimo futuro.
Nonostante il partito e il governo cerchino di mostrarsi all’opinione pubblica nazionale e internazionale come un blocco unico, sono ormai evidenti almeno due diverse linee di pensiero. Da una parte quella portata avanti da un’ala che potremmo definire liberista, cui rientra anche la fazione vicina al primo ministro Nguyen Tan Dung. Propensa a favorire accordi con la controparte statunitense e con la zona del pacifico, quella liberista è l’ala che ha portato avanti i negoziati finali che hanno fatto del Vietnam il 150esimo membro dell’Organizzazione mondiale del commercio. In ascesa e in contrapposizione, invece, il gruppo dei ‘conservatori’, propenso ad accordi con il vicino cinese e critico nei confronti di Dung per alcune scelte economiche che potrebbero generare squilibri sociali irreversibili. In questo confronto a due, la terza forza del Paese, l’Esercito, potrebbe spostare l’ago della bilancia a favore dell’una o dell’altra parte.
Qualunque sarà la linea che prevarrà il prossimo anno, saranno sostanzialmente due gli obiettivi da raggiungere entro il 2015. L’ingresso nella zona di libero scambio tra Cina e Asean e garantire una crescita interna in termini demografici ed economici che siano sostenibili per l’intera popolazione ed il Paese.
Nel frattempo, però, l’ordine è chiaro ed inequivocabile: Vietato criticare le scelte del governo e del partito.

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