L’anno della tigre bianca – di A. Chiricosta
Nel giorno che le tradizioni più o meno recenti dell’Occidente hanno dedicato agli innamorati, ed al loro santo protettore, in alcuni Paesi dell’Asia Orientale e del Sudest Asiatico, nonché tra le numerose comunità di espatriati, si festeggia il Capodanno Lunare.
Quest’anno, il cui arrivo viene celebrato è quello della Tigre di Metallo (Bạch Hổ in vietnamita), o Tigre Bianca. Terzo dei segni zodiacali, la Tigre è considerata fortunata, vitale e affascinante. Tratti distintivi di questo animale sono, comunque, il coraggio e la generosità, che ne fanno un leader naturale tanto amato quanto temuto. Disinteressata al denaro, onesta, competitiva per il gusto della sfida, la Tigre mostra sempre una grande dignità. Ama avere l’approvazione dei propri cari, che difende con energia ed irruenza. Ottimi strateghi, come tutti i felini riescono a cadere in piedi anche nelle situazioni più pericolose e difficili. Il principio Metallo garantisce alla Tigre una maggior precisione nell’azione e velocità di pensiero, ed un più grande anelito al perseguimento di ideali di giustizia ed equità universale.
All’epoca della dinastia cinese degli Han (206 a.C. – 220 d.C.) si riteneva che la tigre fosse la regina di tutti gli animali. Analoga posizione le era attribuita in vari paesi del Sudest Asiatico, in cui le tigri dominavano nella foresta, venendone a rappresentare, in qualche modo, la potenza ferina. Leggende appartenenti alle aree sinizzate raccontano che, raggiunta l’età di 500 anni, la tigre muta il suo manto nel colore bianco che caratterizza, per l’appunto, la tigre di metallo, divenendo una creatura mitologica. Secondo le teorie della scuola dei Cinque Principi Agenti il bianco è associato al principio “metallo”. In questa forma si manifesterà nel mondo solo allorché regni un sovrano di perfetta virtù oppure in un’epoca in cui la pace sia garantita in tutto il mondo. In base alla medesima dottrina, inoltre, la Tigre Bianca è la mitica creatura guardiana dell’Occidente. In realtà, l’accostamento tra la Tigre Bianca e il Principio Metallo risulta come conseguenza della reciproca integrazione tra le teoria della Scuola dei Cinque Principi Agenti e il Daoismo popolare. E’ all’interno del Pantheon daoista che, difatti, compaiono quattro animali mitici, i Quattro Simboli (四象) corrispondenti alle quattro direzioni cardinali ed alle quattro stagioni: il Drago Azzurro (青龍) dell’Est, rappresentante la primavera; l’Uccello Rosso (朱雀) del Sud, simbolo dell’estate; la Tigre Bianca (白虎) dell’Ovest, appunto, connessa all’autunno e la Tartaruga Nera (玄武) del Nord, legata all’inverno.
I Quattro Simboli rappresentano altrettante costellazioni che l’antica astronomia cinese leggeva nel cielo notturno. Col passare del tempo, il culto popolare ha personificato i Quattro Simboli, attribuendo a ciascuno di loro un nome di persona. Così il Drago Azzurro diviene Meng Zhang 孟章; l’Uccello Rosso è Ling Guang 陵光; la Tigre Bianca è Jian Bing 監兵 e la Tartaruga Nera è Zhi Ming 執明. La sintesi con la Scuola dei Cinque Principi si manifesta nella necessità di integrare un simbolo aggiuntivo ai Quattro già presenti: così, il Drago Giallo (黃龍) corrispondente al Centro fa la sua comparsa. I Simboli, ora nel numero di Cinque, si sovrappongono ai Principi Agenti, divenendone in qualche modo l’immagine iconica. In realtà troviamo differenti simboli animali legati ai Cinque Principi a seconda delle diverse tradizioni dell’Asia Orientale delle epoche in cui si sono prodotti.
Nel suo testo Divinazione e Cosmologia (…) il celebre storico delle religioni Dario Sabbatucci suggerisce come tale passaggio dal numero quattro al cinque rappresenti una profonda modificazione nella concezione dell’ordine cosmico dell’Asia Orientale. Il quinto principio, difatti, rappresenta il Centro, inteso come punto di partenza che, in una certa maniera, stabilizza attorno a sé gli altri quattro punti, che in precedenza si trovavano dotati di una maggiore mobilità. Prima dell’introduzione del Centro come principio, di fatti, il centro era rappresentato dalla prospettiva dell’osservatore o comunque era relativo al fenomeno che si veniva a manifestare in un particolare contesto. L’introduzione del Principio del Centro assegna all’intero sistema un carattere di maggiore fissità. Non a caso, stando a Sabbatucci, l’introduzione del Centro coincide grossomodo con la formazione di un pensiero e di una struttura imperiale vere e proprie, ovvero con l’avvento della dinastia Han. Tale casa regnante, la prima a cui si possa assegnare realmente questo nome (la prima dinastia cinese, la Qin, durò praticamente solo il tempo del suo fondatore) difatti, assume come colore dinastico il giallo, connesso al Principio Terra e al Centro.
Questa teoria troverebbe conferma in Viet Nam. Pur avendo subito una lunga colonizzazione cinese, il Paese del Sudest Asiatico, difatti, mantiene una propria autonomia culturale e delle proprie specificità non assimilabili all’ottica sinocentrica. Nella tradizione vietnamita i mitici animali guardiani delle direzioni rimarrebbero quattro, vista l’assenza di un principio regnante centralizzato equiparabile a quello imperiale cinese. Nonostante l’imposizione del modello piramidale confuciano, difatti, il Regno del Vietnam mantiene una grande autonomia regionale, in cui “la legge del re cede alla regola del villaggio”. Non si verrebbe a riconoscere quindi, in terra vietnamita, la figura del sovrano come centro di irradiazione cosmologica, rimanendo questo maggiormente affidato al contesto ed al divenire, secondo dettami più cari al daoismo ed al buddhismo.
I Quattro Simboli, o Quattro Animali mitici (Tứ Linh o Tứ Thánh Thú) vengono così ad essere: Long (il Drago) ad Est; Lân o Kì Lân (il Leocorno) ad Ovest, Quy (la Tartaruga) a Nord e Phụng (la Fenice) a Sud. Nell’interpretazione vietnamita dei Quattro Simboli è proprio la Tigre a scomparire, sostituita dal Kì Lân (termine erroneamente tradotto in molti testi come unicorno). Ciò non deve indurre a pensare che il nobile animale non goda di fama e onori nel Paese dei Viet. Tutt’altro. La Tigre, divinizzata, rientra nel pantheon del più autentico e originale culto vietnamita, ovvero quello dedicato alla Dea Madre, Ðạo Mẫu. Sebbene le origini storiche di tale culto non siano ben documentate, sembra che possa essere fatto risalire alla preistoria ed ai culti prestati agli spiriti della natura. Il concetto di Dea Madre ha progressivamente incorporato molte diverse forme di divinità, andando da elementi naturali a figure storiche, prettamente femminili, che hanno in qualche modo contraddistinto e formato l’identità culturale vietnamita. In questo modo il Pantheon della Dea Madre viene ad essere costituito da un’originale varietà di divinità difficilmente ascrivibili ad uno o due principi. In questo, la capacità sincretica della cultura vietnamita si manifesta in tutta la sua ricchezza e versatilità. Tra i vari personaggi del culto, ancora oggi largamente praticato sia in territorio vietnamita che tra gli espatriati, troviamo, dunque, i Cinque Signori Tigre (Quan Ngũ Hổ), che, insieme al Signore Serpente (Ông Lốt Rắn) rappresentano le forze ferine legate alla Dea, soprattutto alla sua manifestazione più importante, ovvero come Dea della Foresta e della Montagna. Proprio a causa della loro forza ancestrale tali divinità non vengono mai evocate dalle medium nei riti di possessione che caratterizzano i culti della Dea. Probabilmente le tigri e il serpente rappresentano il nucleo più antico del culto, che, sincretizzatosi col daoismo, ha visto le nostre tigri essere definite nel numero di cinque, ciascuna rappresentata con i colori propri della Scuola dei Cinque Principi Agenti. Nell’ambito del culto – così come nella cultura popolare vietnamita – la Tigre è temuta e onorata non solo per la sua forza e per il suo coraggio, ma anche per la sua capacità di riconoscere, fronteggiare e sconfiggere gli spiriti demoniaci e crudeli. Per questa ragione è considerata il miglior guardiano dei luoghi di culto, ed uno spirito da temersi da parte di ogni essere – spirito o essere umano – che abbia intenzioni malvage o disoneste.
E tale caratteristica risulta particolarmente importante in questo anno della Tigre Bianca, in cui il Vietnam si troverà a celebrare, ad ottobre, il millenario della fondazione della sua capitale, l’antica Thang Long, l’odierna Ha Noi. Sebbene la città fosse in passato dedicata al Drago (Thang Long significa il Drago che ascende), che nella simbologia dell’Asia Orientale viene spesso contrapposto a quello della Tigre, si ritiene che l’onestà e il coraggio della Tigre saranno di buon auspicio per le celebrazioni.







