L’inviato ONU per i Diritti umani arriva in Myanmar
Tomas Ojea Quintana, inviato speciale per i diritti umani delle Nazioni Unite, è arrivato quest’oggi in Myanmar per una missione di 5 giorni. Durante tale periodo l’inviato delle Nazioni Unite incontrerà nella capitale di Naypyitaw funzionari dell’Spdc (State Peace and Development Council, il governo birmano), tra cui anche il primo ministro, generale Thein Sein. Difficile invece che Quintana riesca ad avere un colloquio privato con il generalissimo Than Shwe, con la speranza, però, che entro venerdì riesca a vedere Aung San Suu Kyi, attualmente agli arresti domiciliari. In programma anche la visita ufficiale presso il famigerato carcere di Insein, situato alla periferia dell’ex-capitale di Rangoon e in un altro istituto carcerario dello Stato Arakan, a nord ovest di Myanmar. E’ proprio in questi due centri detentivi che sta scontando la propria condanna la gran parte degli oltre 2mila prigionieri politici presenti nell’ex-Birmania. Prigionieri che la giunta militare non ha mai riconosciuto, però, come ”politici”.
Quintana dovrebbe inoltre incontrare alcuni dei leader politici che prenderanno parte al processo elettorale che culminerà nel voto nazionale programmato entro l’anno. Sebbene la giunta non abbia ancora reso noto la data esatta delle elezioni, secondo indiscrezioni dovrebbero tenersi nel prossimo autunno. Incontri cruciali in un ”periodo critico” per la popolazione di Myanmar. ”Sarà importante poter incontrare i leader dei partiti politici nell’anno cruciale delle elezioni”, aveva detto Quintana prima di arrivare a Rangoon.
La visita di Quintana, la terza dalla sua nomina nell’aprile del 2008, arriva a pochi giorni dalla liberazione del numero due di Lega Nazionale per la Democrazia (Lnd), Tin Oo. La liberazione dell’82enne ex generale birmano è stata accolta con favore anche dal Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon convinto che tale gesto possa favorire l’avvio di un ”dialogo proficuo” tra la Lnd e l’autorità birmana. Ban ha inoltre esortato il governo birmano a limitare le restrizioni ”senza ulteriori ritardi” anche nei confronti degli altri prigionieri politici e di Aung San Suu Kyi . Durante tale visita infatti, oltre a valutare le riforme avviate dalla giunta, Quintana chiederà che vengano liberati i prigionieri politici e che venga avviato un processo di riforme legali che corrispondano agli standard internazionali.
Di particolare interesse, infine, la visita di Quintana nello Stato Arakan, zona negatagli durante la sua seconda missione dello scorso anno. E’ in questa particolare zona che vive la più grande comunità musulmana del Paese. Mai nessun rappresentante Onu aveva avuto il via libera a visitare le zone dove vive il gruppo etnico Rohingya. Gruppo vessato sia dalle autorità birmane che da quelle del Bangladesh. Negli ultimi vent’anni, si conta che oltre 200mila persone di etnia Rohingyas siano state costrette ad abbandonare le proprie case in territorio birmano per oltrepassare il confine con il Bangladesh, dove sono stati ‘ricollocati’, in campi profughi temporanei. Recentemente, un nuovo programma di rimpatrio in è stato raggiunto dalle autorità dei due Paesi asiatici, sebbene l’Spdc non riconosca ufficialmente il gruppo etnico Rohingya. ”Nella zona nord dello Stato Arakan avrò modo di verificare la situazione della comunità musulmana, in particolare dei Rohingya”, ha dichiarato Quintana all’agenzia birmana in esilio, Mizzima.
Durante la sua seconda missione Quintana chiese di poter raggiungere lo Stato Arakan ma le autorità birmane gli concessero di poter visitare alcune zone degli Stati Kachin e Karen, dove la giunta combatte da oltre 60 anni i gruppi paramilitari di base etnica che rivendicando una propria autonomia politica.
AKI ADNKRONOS INTERNATIONAL








Trackbacks/Pingbacks
[...] della stampa internazionale. Una visita di Angelina Jolie nel marzo 2009. Qualche comunicato delle Nazioni Unite per ricordare come la situazione non sia delle migliori e poco [...]