Dai killing field di Pol Pot alla corsa per il Congresso

Per anni i suoi occhi sono stati circondati da povertà, miseria, fatica e guerra. Per almeno un decennio. Fin quando nel 1983, Sam (Sambo) Meas, fugge insieme al cugino dalla zona di guerra lungo il confine tra Cambogia e Thailandia per riparare prima nell’ex Regno del Siam e da lì raggiungere gli Stati Uniti d’America nel 1986.

Oggi, nonostante una giovinezza contrassegnata dal dolore e dalla solitudine, Sam Meas è il primo cambogiano americano a correre per un seggio al Congresso statunitense sostenuto dal Partito Repubblicano. Nato nella provincia meridionale di Kandal, Sam non ha mai conosciuto la sua vera data di nascita, visto che la guerra e la successiva ascesa al potere dei Khmer rossi hanno distrutto ogni singola prova documentale all’interno di qualsiasi ufficio di registrazione delle nascite. Così, una volta arrivato negli USA, Paese le cui bombe martoriarono la Cambogia per cinque lunghi anni prima della caduta di Phnom Penh avvenuta 17 aprile del 1975 per mano dei Khmer rossi, l’immigrazione statunitense ha dato a Sam un compleanno, il 31 dicembre 1972.
Oggi, Sam ha 38 anni ed è un’analista finanziario nella cittadina di Haverhill, Massachussets con un diploma di laurea ottenuto nel 1996 presso la Virginia Tech University.
Una carriera costruita con il lavoro e il ricordo di una famiglia persa all’improvviso, senza neanche la speranza di potersi ricongiungere ai suoi cari. “Credo di aver avuto due anni quando i Khmer rossi presero il controllo della provincia di Kandal. Mio padre fu arrestato immediatamente e da allora non li rividi mai più, molto probabilmente ucciso come molti altri intellettuali e insegnanti”, ha raccontato Meas in una recente intervista al quotidiano cambogiano in lingua inglese, ‘Phom Penh Post‘. Fratelli e sorelle più grandi, invece, vennero arruolati nell’Esercito del Lavoro di ‘Angkar’, l’organizzazione suprema cui ci si riferiva come fosse una divinità. La madre, invece, venne spedita nei campi di lavoro insieme ad altri milioni di cambogiani, per fare di Kampuchea Democratica un Paese unicamente agricolo. Durante quelle dodici ore di lavoro in cui la madre era china sulla terra, Sam e suo fratello si rendevano utili nelle cucine comuni. “Oltre a badare a noi stessi, io e mio fratello avevamo anche il compito di raccogliere concime”, ricorda Meas.

Anni più tardi, nel 1983, la fuga in Thailandia dove, non ancora dodicenne, Sam visse nel campo per rifugiati di Khao-I-Dang fino al 1986, quando prese il volo verso la sua nuova terra, gli Stati Uniti d’America. Tre anni trascorsi all’interno di un campo recintato con filo spinato e guardie armate, dove a prendersi cura di lui furono altrI genitori e figli nella sua stessa condizione. Dopo aver offerto il suo aiuto all’ufficio immigrazione dell’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite, Sam impara quella che diverrà la sua lingua adottiva, l’inglese. Con i fondi messi a disposizione dalla Chiesa Cattolica dello Stato del Virginia, è pronto per raggiungere gli Stati uniti d’America, come “minore non accompagnato”.
“La visione di New York dall’aereo fu la più incredibile che avessi mai avuto. Pensai fosse il paradiso in terra”, ricorda il candidato repubblicano al congresso. Dopo tre anni con una prima famiglia, Sam decide di vivere in una casa famiglia poco distante da Richmond fino a quando viene affidato a Susan Morey nel 1992. In seguito una laurea, il matrimonio e due figlie. Oggi, Sam vede il suo Paese da lontano convinto che ci sia ancora bisogno di tempo affinchè il popolo e il suo governo possano recuperare una propria identità perduta a causa di un lungo periodo di guerra. Con l’obiettivo di ricostruire ciò di cui la Cambogia ha veramente bisogno, un sistema formativo e sanitario in cui valgano giustizia sociale e rispetto della legge così come dei diritti umani. Dove, soprattutto, “venga garantita e assicurata l’indipendenza del sistema giudiziario”, sottolinea Meas. Temi e posizioni, che riecheggiano nei valori e principi della sua campagna elettorale, in cui ogni idea e convinzione si muove secondo l’unico obiettivo veramente importante: “Vivi e lascia vivere”. Credente buddista, Meas è convinto che ogni persona sia responsabile delle proprie azioni.

“Uno dei motivi per cui ho deciso di correre per il Congresso – spiega Meas in una lettera ai suoi potenziali elettori – è la vittoria elettorale ottenuta nel 2008 da Joseph Cao, cittadino americano nato in Vietnam. Noi Khmer abbiamo eguali diritti come qualsiasi altro cittadino appartenente ai diversi gruppi etnici del Paese. Ho detto a me stesso di dover difendere l’onore, la dignità e gli interessi del popolo Khmer in America. Devo offrire il mio contributo a costruire una forte e radicata comunità Khmer in America Noi Khmer insieme, possiamo fare la storia”.

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