FILIPPINE: LA REPUBBLICA HA UN NUOVO PRESIDENTE
Di Roberto Tofani • mag 11th, 2010 • Categoria: FilippineIl primo ostacolo sembra ormai superato. Superate le accuse di brogli e i malfunzionamenti del nuovo sistema elettronico di votazione, il senatore Benigno ‘Noynoy’ Aquino III sarà eletto presidente della Repubblica delle Filippine. Figlio di due eroi della democrazia filippina, Benigno e Corazon ‘Cory’ Aquino, il presidente in pectore ha incentrato la campagna elettorale sulla lotta alla corruzione. Dopo nove anni di scandali, la sua vittoria rafforza la speranza di una guida onesta del paese. Una vittoria che sottolinea quanto ancora la politica dell’ex colonia spagnola prima e statunitense poi, sia ancora legata a questioni di famiglia, attraverso un’articolata rete di parentela.
Tra i nove pretendenti, come è stato evidenziato dalla rivista ‘Newsbreak‘, solo Manuel Villar Jr., candidato del ‘Nacionalista Party’, Eduardo Villanueva del ‘Bangon Pilipina’ e il candidato indipendente Nicanor Perlas non appartengono alle dinastie politiche.
Il favorito della vigilia, confermatosi con il voto del 10 maggio, Benigno Aquino III, candidato del ‘Liberal Party’, oltre ad un padre e una madre così emblematici, è cugino di secondo grado di Gilberto Cojuangco Teodoro Jr., il candidato del ‘Lakas-Kampi CMD’. Ma la rete non si ferma alle parentele di sangue, come bene ci insegnano la storia delle case reali che hanno contrassegnato la nostra storia. Tramite matrimoni di suoi familiari, Aquino è per esempio imparentato sia con Richard Gordon, candidato del ‘Bagumbayan’, sia con l’ex presidente Joseph Estrada, che ha tentato la scalata alla prima poltrona del Paese alla guida del partito ‘Pwersa ng Masang Pilipino’.
Insomma, matrimoni tra i rampolli delle famiglie ‘bene’ come stratagemma utilizzato dalle dinastie per assicurarsi la permanenza al potere.
Solo sospetti, voci, illazioni. Vero, ma queste sono le basi su cui Aquino III ha promesso di sfruttare la sua posizione per sconfiggere la corruzione e migliorare la salute pubblica, la formazione scolastica e il sistema giudiziario di una Repubblica che non è neanche in grado di potersi difendere con il proprio esercito. Denaro pubblico a fiumi che di solito significa più tasse per i cittadini. A meno che il ‘figlio della democrazia filippina’ non voglia svendere il Paese come avrebbe forse fatto il noto imprenditore Manuel Villar Jr, fino a qualche mese fa in testa nei sondaggi. Villar che, per ora è terzo con il 14 per cento dei consensi, ha accettato il verdetto congratulandosi con il suo rivale politico, lanciando un messaggio di amicizia. ”Le sfide che lui e il nostro Paese si troveranno di fronte saranno enormi, per questo dovremmo lavorare insieme”, ha affermato Villar in conferenza stampa, citato da BBC. Nessun commento, invece, da parte di Estrada, per ora fermo al 25 per cento dei consensi. Si teme che l’ex presidente costretto ad abbandonare nel 2001 per corruzione, possa contestare il risultato elettorale.
Roberto Tofani
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C’è una profonda ragione per cui Noynoy ha vinto: è il figlio di due eroi, di due persone che hanno preso sulle proprie spalle loro malgrado le sorti di una lunga battaglia. Il padre Ninoy Aquino è morto tornando a casa dagli USA ben sapendo la fine che lo attendeva; Cory, o tita Cory come la chiamano nelle FIlippine, è stata quella che ha sconfitto Marcos e ha iniziato un percorso di democrazia, resistendo a ben 9 tentativi di colpi di stato. Un esempio grandioso a mio avviso di pacifismo che non è mai stato valutato nelle sue giuste dimensioni, almeno qui in Europa dove si è parlato molto di Walesa e pochissimo di Tita Cory. Questi due eroi resteranno per sempre nel cuore dei filippini, e Noynoy è l’unico al momento che poteva fermare non tanto Villar quanto Estrada, sempre molto popolare. Se si è mai stati nelle Filippine, c’è veramente da meravigliarsi dei sorrisi e dell’accoglienza che sanno dare. Il compito di Noynoy Aquino è immenso e lui ha soltanto 5 anni per fare qualcosa. Pino