Elezioni birmane – Al voto tra superstizione e politica

A sei mesi dal primo annuncio della giunta militare birmana che si sarebbero tenute elezioni multipartitiche entro l’anno, la televisione di Stato birmana ha reso nota quest’oggi la data in cui gli elettori di Myanmar saranno chiamati alle urne.

Il 7 novembre, ovvero un numero che in un Paese chiuso come l’ex-Birmania, dove da sempre regnanti e generali si affidano anche al giudizio di indovini e astrologi in un clima circondato da superstizioni e leggende, non rappresenta semplicemente una data. Allontanata quindi l’ipotesi di un possibile voto che si sarebbe dovuto tenere il 10.10.2010 sembra che la scelta del numero 7, così come riportato anche dalla testata on-line ‘Democratic Voice of Burma‘, derivi dal suo significato numerologico. Sommato al numero del mese (11), infatti si otterrebbe 18, ovvero un multiplo di 9 la cui somma (8+1) da, appunto, 9. Un numero dagli ottimi auspici che spinse il generale Ne Win un anno dopo l’ascesa al potere nel 1962 a bloccare la stampa di tutte le banconote che non fossero divisibili per nove. Una scelta che al tempo causò, però, non pochi problemi al sistema fiscale e monetario nel Paese governato da quella che è stata poi ribattezzata la prima generazione di generali. Anche il numero 11, del resto, ha nell’attuale Myanmar un significato numerologico molto rilevante. Oltre ad essere un numero composto da due uguali, è un numero che sottolinea la sconfitta del nemico. In passato, ad esempio, il noto leader studentesco, Min Ko Naing, venne condannato a 65 anni di carcere proprio l’11 novembre alle 11 del mattino.

Il Myanmar e la giunta militare che governa il Paese non sono nuovi a questo tipo di speculazioni. Quando venne annunciata la scelta di spostare la nuova capitale in una zona stepposa e desertica al centro del Paese si pensò che il sito della nuova ‘Sede dei Re’, Napyidaw, fosse stato scelto dagli astrologici. Con il tempo, invece, gli analisti hanno sottolineato soprattutto altri aspetti, come quello logistico militare per esempio, rafforzando la volontà politica di una tale scelte, piuttosto che dar seguito a voci di popolo. La decisione di tenere le elezioni agli inizi di novembre e non ai primi di dicembre come si era prospettato nell’ultimo mese ha infatti fondate ragioni politiche. Il 27 novembre scadono  i termini di detenzione per Aung San Suu Kyi, la leader del movimento democratico birmano attualmente agli arresti domiciliari. Sebbene Suu Kyi non potrà prender parte al processo elettorale così come stabilito dal testo costituzionale prima e dalle cinque leggi elettorali promulgate tra febbraio e marzo scorsi, la giunta ha quindi deciso che se dovesse essere liberata, verrà fatto a parlamento eletto. Un parlamento che di fatto riserva il 25 per cento dei seggi ai militari, in cui sarà necessario avere un consenso superiore al 75 per cento dei parlamentari per cambiare le leggi costituzionali.

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  1. Birmania: le elezioni farsa che non cambieranno nulla « Alessio in Asia - 1 novembre 2010

    [...] agli elettori come bisogna votare. Persino la data delle elezioni è stata scelta dalla superstiziosissima Giunta militare consultando astrologi e [...]

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