L’ODIO

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Sono stufo, stanco, annoiato e frustrato. Veramente non ce la faccio più. Non è possibile iniziare la giornata e trovare sulle prime pagine dei più ‘grandi’ quotidiani italiani e stranieri la foto di un emerito sconosciuto con il baffo stile vecchio West – sebbene viva sulla costa orientale statunitense – che minaccia di bruciare il Corano.
Come è possibile dare un’importanza così globale ad un fenomeno da circo di nome Terry Jones? Il reverendo, il pastore, l’ex manager alberghiero che se ne va in giro per la sua proprietà come un vaccaro vecchio stampo costringendo minori a indossare magliette con scritte provocatorie contro l’Islam. Ma ci rendiamo conto a chi stiamo dando importanza? Obama, Karzai, vescovi, generali e chi più ne ha più ne metta. Insomma il mondo ha detto la sua sulla ‘mission’ di un pazzo evangelico che dopo nove anni dall’attentato alle torri gemelle ha pensato bene di realizzare una tra le più grandi operazioni di marketing degli ultimi anni. Con la minaccia di compiere un gesto folle e nazista che ci riporta indietro di oltre mezzo secolo. E forse a questo dovrebbe servire la tanta decantata Memoria storica, sempre sottolineata e mai veramente spiegata. E’ un errore bruciare, distruggere qualsiasi libro, sia esso sacro o profano. Il libro è un ‘medium’ di cultura, non un fine. Basta semplicemente riaffermare questo breve ma profondo concetto per spiegare che si sta parlando di un gesto di una persona molto controversa di cui non sappiamo assolutamente nulla. E invece no. Come sempre accade lo sconosciuto di turno sale alla ribalta della scena mediatica mondiale e viene utilizzato, sfruttato, manovrato, monopolizzato e tritato in cibo per esseri privi di spirito critico che hanno dimenticato di essere dei Sapiens. Tra una settimana avremo già dimenticato Terry Jones e la sua parola, ma la macchina è già partita e magari qualcuno già sta escogitando un piano per promuovere la propria iniziativa in occasione di un undici settembre di cui già se n’è persa traccia e ragione.

”Non siamo in guerra con l’Islam”, afferma il presidente degli Stati Uniti d’Amercia, Barack Hussein Obama II, dopo nove anni in cui abbiamo distrutto con bombe e guerra quei ponti di dialogo e scambio che abbiamo successivamente promesso di ri-costruire. Nove anni di guerra in cui abbiamo esportato la nostra democrazia dall’Afghanistan all’Iraq sconfinando fino in Pakistan, dove gli attacchi con i tecnologici droni sono in continuo aumento nonostante il cambio al vertice della Casa Bianca. Bombe e attentati che non fanno alcuna distinzione tra buoni e cattivi, tra cristiani, buddisti, induisti, ebrei, evangelici e musulmani. Bombe così intelligenti da non lasciare via di scampo a nessuno. E poco importa se un popolo dilaniato da lotte interne e da una guerra non dichiarata finisce inghiottito dalle acque e dalla non curanza di governanti che abbiamo ingrassato e che hanno ben capito le dinamiche della nostra piccola democrazia. Ma sì. In fondo il Pakistan è un Paese islamico, un covo di terroristi, terra di confine, da sempre in guerra. E allora basta una foto di un bambino assalito dalle mosche per risvegliare le coscienze sopite, addormentate, addomesticate come dei timer che si spengono o cambiano verso ad ogni stimolo successivo. Nessuna mobilitazione nei confronti di un Popolo e un Paese in ginocchio ormai preda di Odio e Rancore. Slogan e manifesti per salvare la vita di una donna accusata di essere complice dell’omicidio di suo marito. Nessuna torcia, nessuna firma, nessun appello per i condannati in divisa arancione liberi di scegliere l’ultimo pasto.
”E’ la storia di una società che precipita e che mentre sta precipitando si ripete per farsi coraggio: Fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene. Il problema non è la caduta, ma l’atterraggio”.

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3 Responses to “L’ODIO”

  1. Fabio 12 settembre 2010 at 03:39 #

    Caro Roberto, mi trovi d’accordo su tutto quello che hai scritto. Dalla frustrazione per il circo mediatico – raddoppiata dal fatto che ne facciamo parte e siamo costretti a seguirne le direttive distorte – all’orientalismo dell’imposizione democratica in paesi lontani e sempre in guerra. Mi domando solo: cosa c’e da fare oltre che scrivere messaggi tipo il tuo per la frustrazione? Un abbraccio. F

  2. Paolino 12 settembre 2010 at 16:02 #

    Accordo per la frustrazione a parte… mi soffermo sulla domanda di Fabio: che fare? Non perché ho una risposta. Mi soffermo solo perché rimango dell’idea che quanto più conta siano le domande: di talebani con risposte certe e pronte come Terry Jones ce n’è a uffo.
    E sul che fare invito amici e colleghi giornalisti a continuare a guardare dietro lo specchio delle cose. Ovvero, oltre a fare le pulci agli innumerevoli e falsi profeti, cercando di raccontare quel che c’è dietro certi ‘eventi mediatici’, come l’ignoranza alimentata dalla povertà, che nel sud degli Usa non ha niente da invidiare a quella dei cosiddetti paesi in via di sviluppo… ma cercando anche di fare da cassa di risonanza a cose in apparenza piccole che invece vale la pena far conoscere. Mi spiego: il circo info-politico cresciuto sulle sparate del reverendo della Florida sono il risultato inevitabile della rete che permette a un nessuno di fare arrivare il proprio messaggio a tutti. Il da farsi sta dunque nel captare e rilanciare/amplificare le urla di dolore e valore di tanti altri nessuno… che sono però socialmente più significativi nel mondo. Ovvero: usare la rete per le sue potenzialità in senso positivo. Purtroppo le sparate faranno sempre più clamore e questa è, ahinoi, la natura delle cose umane. Ma chi più buon senso ha, più ne metta. Si tratta di scavare sotto la superficie. Un lavoro da talpe. Ma anche questo si sapeva.

  3. MAURO IL BRONTOLOSAURO 20 settembre 2010 at 23:42 #

    Il meccanismo per cui i media hanno dato risalto alla notizia da te citata, è lo stesso per cui ti ritrovi tre commenti su questa “esternazione”(nella prima e nell’ultima parte) e zero commenti sui temi trattati almeno nella homepage, non trovi? O non li vedo io?
    Noia? Studio dell’indice di gradimento su determinati problemi, da parte dei servizi segreti statunitensi?
    In una società di mercato come la nostra, va da se che anche la notizia rientra in quei criteri, per cui non bisogna stupirsi più di tanto se alcune di queste vengono sospinte da una forza centrifuga che le sovralimenta.

    Il sig. Paolino ha ragione quando scrive: “Il da farsi sta dunque nel captare e rilanciare/amplificare le urla di dolore e valore di tanti altri nessuno… che sono però socialmente più significativi nel mondo”…; secondo me pero’ un giornalista (non la persona) che descrive i fatti del giorno, non puo’ porsi il carico di dare valore morale ai fatti e in base a cio’ decidere se scriverli o no.

    La inevitabile sofferenza dell’ambiente naturale sta facendo cambiare la rotta di questa societa’, anche se ci vuole ancora molto tempo. Lo stiamo facendo in maniera forzata, è questo che mi preoccupa.
    Dovremo essere capaci di cogliere il momento del cambiamento per una riflessione ed una elaborazione che eviti il ritorno al passato.

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