In Viaggio – Passando per Il Cairo

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E’ il 30 settembre e sono di nuovo in viaggio, in partenza per Bangkok. La prima volta da padre e con l’adrenalina del Viaggio che pian piano scalza le preoccupazioni e la nostalgia che mi legheranno per sempre alla mia nuova famiglia. Lascio Roma, l’Italia, nel giorno dei commenti e le analisi al voto di fiducia al governo berlusconi dopo un’estate contrassegnata da attese, diverbi, parole ignobili, accuse, volgarità e nessuna Vera e chiara proposta che disegni il futuro di un Paese che sembra cadere in vuoto di cui non se ne vedono i confini. Una fiducia scontata, visto il recente voto a scrutinio segreto per affermare la volontà a non procedere nei confronti di un Cosentino qualunque che puzza di camorra.

Lascio Roma CAPITALE, osannata da Alemanno e oltraggiata, prima che da Bossi, dai suoi abitanti e cittadini. Lascio Roma da un aeroporto che sembra un bufalo ferito, sempre più vuoto e spento, dove pigri e stanchi operatori di controllo in divisa azzurra si gridano addosso in un dialetto che si scontra frontalmente con la lingua franca internazionalmente riconosciuta.

Mentre quattro donne nel loro totalizzante completo scuro che lascia intravedere solo un paio di occhi luminosi passano al controllo, la ragazza in divisa neanche attende che suoni o meno. Le fa passare velocemente con le figlie al seguito e le accompagna in una stanza lontana da sguardi indiscreti. Lontano dai miei occhi l’attenzione cade su una coppia anglosassone. Dopo aver allattato un ometto che cresce a dismisura, la madre lo adagia su una carrozzina dal design che sembra richiamare quello di diligenze stile vecchio west nonostante tutti i piccoli accorgimenti teconologici. Poco più in là una madre africana tiene per mano sua figlia e il piccolo senza capelli che cerca con lo sguardo quello di suo padre rimasto a salutare al di là delle transenne. Sulla schiena della robusta e placida donna che trascina una borsa termica, dorme il terzo figlio, avvolto da un velo che si stringe al petto della madre.

Sono di nuovo in Viaggio, direzione Bangkok.

Questa volta, però, non sono circondato da volti dai tratti asiatici. Al mio fianco, egiziani, arabi, africani, vacanzieri e studenti. Per la prima volta arriverò nell’hub est asiatico passando per Il Cairo. Nell’ultimo decennio i voli che uniscono Qatar, Dubai, Il Cairo alle grandi capitali della finanza asiatica sono cresciute in nome di un più aperto e cercato rapporto di scambio tra energia e cibo. L’Alitalia, dal canto suo, è stata ‘costretta’ a tagliare ancor prima della forzata nascita di CAI, lasciando spazio ad Air France e Lufthansa, ovvero Francia e Germania. Paesi di un Europa a più velocità, che già da anni hanno capito l’importanza di un’area geografica che spesso da noi ricade in quello spazio indistintamente compreso tra India e Cina.

Ho occupato ormai il mio posto e le continue e ripetute spinte che esasperano il contatto fisico tra gli stretti corridoi dell’Egypt Air, richiamano la mente alla distanza asiatica. Ad un espressione della fisicità totalmente diversa.

I pensieri corrono e si rincorrono. Ripasso a mente le tappe di un viaggio che anche questa volta si snoderà nel tempo tra mille tappe e obiettivi. Nel relax del decollo un’immagine mi ri-porta al presente rievocando il recente passato. La foto di un Giuseppe Marra in piedi all’interno del suo attico di piazza Mastai a Trastevere. Il proprietario e direttore dell’agenzia di stampa Adnkronos si spiega e ci spiega in che direzione sta andando il giornalismo. ”I giornalisti oggi? Pigri, Ammuffiti e in Crisi”, titola l’articolo a firma di Vittorio Zincone sull’inserto del giovedì del corriere della sera trasformatosi in un quadernone di carta a colori. Zincone cerca di capire e carpire da Padron Pippo perchè il giornalismo sarebbe ammuffito. ”Perchè le tecnologie corrono, mentre i giornalisti camminano lentamente”. Convinto che ”un qualunque cittadino/blogger con una telecamera può fornire più informazioni di un inviato”. Rottamare i giornalisti? Replica Zincone. ”No – risponde Pippo – armarsi di telecamera e cominciare a produrre contenuti nuovi. Invece si rifiutano”. ”Magari i cronisti vorrebbero essere retribuiti”, controbatte il giornalista dando voce al pensiero di molti. Ma a quanto pare le ”resistenze”, secondo il settantatreenne direttore, ”non sono solo sindacali, ma anche culturali”. Da qui l’elogio alla stagista che ha dato per prima la notizia della morte dell’amico Francesco Cossiga, che ora rischia addirittura di essere assunta a titolo definitivo.

E’ vero caro direttore che ”con internet e le nuove tecnologie il giornalismo potrebbe vivere una nuova stagione d’oro. Spetta ai cronisti cogliere l’occasione”. D’accordo, non pienamente, ma d’accordo. Sono qui, fermo all’aeroporto internazionale de ‘Il Cairo’, direzione Bangkok, con il solito zaino che ogni anno che passa si appesantisce di nuovi elementi tecnologici. Quasi 10 kg, più del bagaglio vestiario, che col tempo e i frequenti viaggi si è ormai ridotto all’indispensabile. Dieci chilogrammi di tecnologia pronti ad esplodere, a scattare, filmare, caricare e scaricare, per poter Raccontare. A che prezzo? Ovvero quale prezzo gli editori sono disposti a pagare, a concedere se a premiare sono la rincorsa a chi comunica prima la morte di un ex presidente o dichiara che il Vasco nazionale non paga le tasse per poi rimangiarsi la notizia?

Giornalisti e cronisti pronti a cogliere l’occasione e mettersi in gioco ce ne sono, basta uscire dalle redazioni dei contratti a vita. Potrei iniziare a farne un elenco e andare avanti per ore. Mi permetta una domanda direttore. Quanti sono gli editori disposti a rischiare e ad investire, non solo economicamente, ma a dare importanza a questioni che vanno oltre il gossip o la mera polemica politica che oggi si fonde e si confonde sulle pagine cartacee e telematiche dei nostri quotidiani nazionali? Il mio zaino pieno di tecnologia è qui, seduto accanto a me. Tra le mie mani un taccuino e una penna la cui sfera corre veloce desiderosa di raccontare.

Un brivido mi accarezza dolcemente la schiena. Il sangue ribolle di forza rabbiosa. Sono vivo. Sono di nuovo in Viaggio!

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3 Responses to “In Viaggio – Passando per Il Cairo”

  1. Fabio 2 ottobre 2010 at 02:21 #

    Carissimo. Mi piace molto leggerti. E’ coinvolgente ed esprimi delle sensazioni, emozioni e frustrazioni che anche io vivo, sento e devo tenere sotto controllo. Rispetto molto la tua passione, il tuo coraggio, la tua inesauribile voglia di metterti in gioco e il tuo talento. Aspetto il prossimo racconto e ti abbraccio forte.

  2. Laura 2 ottobre 2010 at 19:31 #

    Caro Roberto, sei un grande! Quello che scrivi, oltreché sacrosanto e “stragiusto” è scritto anche bene – in modo vivo, intenso, coinvolgente. Anche meglio di come scrivevano un tempo quelle che sono poi a volte diventate le “grandi firme” del giornalismo italiano, anche perché vivevano in un periodo in cui il giornalismo era fatto di viaggi e incontri che a pochi erano concessi. Loro però erano pagati con soldi a palate, tanto che a volte si accontentavano di quelli.
    Adesso è tutto cambiato, ed è bello e raro sentire ancora voci come le tue. Continua. Resisti. Ci piace leggerti.

  3. Nica 3 ottobre 2010 at 16:49 #

    Un uomo,
    un viaggiatore,
    un padre…
    E’ bello leggerti! Come la tua penna a sfera corre veloce perchè desiderosa di raccontare, così i miei occhi scorrono dolcemente sulle parole, belle e scritte bene , dei tuoi articoli.
    AL prossimo racconto…sperando arrivi presto.

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