Vietnam – Lezione all’Università di Hanoi

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Ricordo ancora la mia prima lezione all’Università di lingue straniere di Ha Noi. Allora ero un giovane tirocinante che si buttava con entusiasmo e paura in qualsiasi novità gli balzasse agli occhi. Oggi, sono un meno giovane precario che si butta con entusiasmo misurato e razionalità nelle novità che mi vado a cercare. Ricordo ancora il boato di sorpresa delle alunne del dipartimento d’italiano nel vedermi entrare in classe. Un ragazzone dai capelli lunghi e biondastri dall’alto dei suoi quasi due metri. Cao qua! Tra le risa di entrambe e l’imbarazzo delle più giovani, inizia la mia lezione di storia d’Italia, cercando di ripercorrere alcune tappe in modo molto poco dettagliato e semplice di fronte ad una classe fisicamente rigida e difficile da decifrare. Seppi poi dopo anni, che io, il giovane tirocinante venuto da Roma, era per quelle classi, ”l’uomo che toglieva le ragnatele”. Come nella migliore tradizione vietnamita, anch’io avevo uno dei tanti nomi che contraddistinguono la vita di ogni persona di questo lungo e stretto Paese.

Allora in pochi avevano un telefono cellulare, che non smettevano mai di guardare tra una mia pausa o una indicazione alla lavagna. Qualcuna di quelle ragazze la ritrovo oggi impiegata per aziende italiane o grandi gruppi industriali, ministeri vietnamiti. Oppure hanno avviato una loro attività, con guadagni che farebbero invidia a migliaia di ventenni e trentenni italiani, ancora alla ricerca di poter percorrere una propria strada. Loro, le ragazze che ebbi la fortuna di incontrare, hanno studiato e lavorato duramente, in condizioni sicuramente non facili. In una città che si muove in modo frenetico e apparentemente sorniona. Loro, sono la classe emergente di un Paese a più velocità in cui sembra aumentare la disparità tra ricchezza e povertà. Una differenza che noto oggi nella classe del quarto anno del dipartimento d’italiano della medesima università, dove un grande solco centrale divide due blocchi distinti di banchi. Come allora, la presenza maschile è esigua, ma ognuno ha un suo cellulare, se non due. L’account su Facebook è d’obbligo, Twitter è qualcosa ancora di poco noto. Skype e YouTube sono strumenti per pochi appassionati.
Ad attendermi non un boato di sorrisi, ma sguardi curiosi che superano la timidezza di un tempo. La mia altezza non sembra essere più una novità così marcata, visto che ormai sono sempre più, anche ragazze, i giovani che superano il metro e settanta. Quest’oggi niente Storia. Mi sono tuffato in una sfida dai contorni non facili. Cercare di spiegare i media italiani a dei giovani vietnamiti, soffermandomi soprattutto sulla differenza tra immagine e testo, con gli occhi rivolti al futuro dei social network e della rete. La prima mezz’ora servirà da esercizio a cinque studenti per interpretare e tradurre le mie parole. Nell’ora finale, invece, corro a ruota libera soffermandomi su alcuni aspetti e obbligandoli a fare domande. Il muro timido tra me e loro non è così alto come un tempo e le domande sono precise e ampie. ”Come stanno reagendo i media alla rivoluzione di internet?”, ”Ci sono riviste di gossip n Italia?”. Evidentemente gli sono sfuggiti i vari casi ‘Corona’, ‘Elkann’ e politici colti tra escort e stupefacenti. La lezione procede tra argomentazioni articolate e battute volte ad alleggerire la tensione e, soprattutto, la stanchezza. I ragazzi sono all’università dalle 7 del mattino e passata la mezza, si fa fatica a rimanere concentrati, soprattutto dopo un buon pasto completo di riso, carne, uovo e verdure. Io naturalmente ho consumato il mio pasto in sala professori con i ‘colleghi’ vietnamiti. Quyet mi stupisce ogni volta che lo incontro. La sua capacità linguistica e la conoscenza della nostra Lingua e Cultura mi impressiona ogni volta che ho il piacere e la fortuna di incontrarlo. Persone, per cui lo studio e la preparazione valgono più di ogni altra cosa.
E’ forse questa la lezione che ho appreso oggi da questi giovani ragazzi e ragazze, che spero non siano i futuri precari di un Vietnam alla ricerca di una sua nuova identità.

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3 Responses to “Vietnam – Lezione all’Università di Hanoi”

  1. Alfredo Matacotta 12 ottobre 2010 at 07:08 #

    Molto interessante. Mi sembra di tornare a quegli anni ormai lontani in cui ero ambasciatore ad Hanoi.

  2. Tran Thanh Quyet 12 ottobre 2010 at 10:05 #

    Ciao Roberto,

    che piacere che ho provato leggendo il tuo articolo!
    Grazie per esser venuto alla nostra università! Sai cosa ho notato dopo la tua lezione??? Oltre ad essere un bravissimo giornalista, sei anche molto portato per l’insegnamento (della lingua italiana, almeno), complimenti!
    Non vedo l’ora di rivederti/ci ad Hanoi e magari anche all’università…

    P.S: Sei sicuro di aver nominato la persona giusta???

  3. Marco Restelli 6 novembre 2010 at 20:56 #

    Gran bel ricordo. Anche per me l’Asia – dopo 25 anni di viaggi – è una fonte inesauribile di esperienze e insegnamenti. Ti auguro che il futuro sia altrettanto ricco. Ciao,
    Marco

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