Tradizioni – L’anno del coniglio che divenne gatto

Il duro anno della Tigre, con il suo carico di lotte e asperità, volge al termine: il tre febbraio prossimo cederà il campo al più mite anno del Coniglio – che in Vietnam è invece dedicato al Gatto – il cui carattere dolce e socievolmente intimista permetterà di leccarsi le ferite ricevute nelle battaglie appena affrontate.

Il principio agente Metallo domina anche questo anno lunare, rendendolo comunque a suo modo rigido, ma anche adatto alle comunicazioni, soprattutto internazionali. I tratti diplomatici del Coniglio-Gatto si combinano con la “buona conducibilità” del metallo nelle relazioni, e la capacità di veicolare qualsiasi forma di energia a buon fine. Il Metallo comprende anche l’oro, indicando una buona possibilità di successo economico, vista anche la destrezza del Coniglio in questo campo e la sua fortuna. Perché è grazie ad un colpo di fortuna che il Coniglio si aggiudica il quarto posto nella Grande Gara indetta dal Buddha – o dall’Imperatore di Giada, nella tradizione Daoista – per assegnare i dodici nomi degli anni del calendario. Arrivato al Grande Fiume, che viene attraversato senza problemi dal Topo, nascosto sulla testa del Bue (Bufalo d’acqua in Vietnam) e dalla Tigre, il Coniglio inizia a saltellare da una pietra all’altra fino al centro dei flutti. Ma quando i massi finiscono, ecco apparire un tronco sospinto dalle correnti, che porta il piccolo animale fino all’altra sponda. Seguono il Drago, che perde tempo per portare la pioggia alla gente, e il Serpente, in groppa al Cavallo. Poi la Pecora, la Scimmia e il Gallo, che, non sapendo nuotare, avevano costruito insieme una zattera. Il Cane e il Maiale – Cinghiale in Giappone – , ottimi nuotatori, si fermano rispettivamente a lavarsi e a mangiare, arrivando per ultimi. Si racconta che anche il Gatto partecipasse alla Corsa, ma che arrivasse per tredicesimo, venendo escluso così dall’eponimato. Le ragioni di tale ritardo sono alla base dell’inimicizia storica tra il Gatto e il Topo, come narra un’altra legenda. I due animali erano amici e, saputo della gara, decisero di correre insieme, salendo sulla testa del Bue. Una versione della storia racconta che il Gatto, abituato a cacciare di notte e dormire di mattina, chiedesse al Topo di svegliarlo all’ora della Gara. Ma il Topo ingannò il Gatto, lasciandolo dormire. Il felino si trovò quindi a correre da solo, quando ormai la Gara era già terminata. Un’altra versione narra che il Topo e il Gatto, non sapendo nuotare, si nascosero di comune accordo sulla testa del Bue per poter attraversare il Grande Fiume che tagliava il tragitto della Gara. Giunti al fiume, però, il piccolo roditore spinse a terra il Gatto, che non riuscì a concludere la corsa. Di ispirazione Daoista è, invece, il mito che vuole che l’Imperatore di Giada, incuriosito dagli animali terrestri, ne volesse portare 12 in cielo per farne delle divinità. Il Gatto, il più bello degli animali, chiese al Topo di informarlo di quando l’Imperatore sarebbe giunto. Geloso, il Topo disattese la promessa, lasciando il bel felino fuori dal cielo. Le diverse versioni hanno, comunque, il medesimo epilogo: il Gatto giura eterna inimicizia al Topo.

In Vietnam, però, accade qualcosa di diverso. Non tanto riguardo al rapporto tra il roditore e il felino, quanto perché il Gatto fa bella mostra di sé come quarto animale del calendario. La versione viet della Grande Gara riporta che il Topo, giunti al Grande Fiume, scaraventò il Gatto dalla testa del Bufalo d’Acqua. Ma, incredibile est dictu, il Gatto vietnamita sapeva nuotare, e giunse presso il Buddha subito dietro la sua parente Tigre. La scorrettezza del Topo fu comunque punita da parte del Gatto, che da allora lo caccia in eterno.

Per quale ragione il Vietnam presenta questa variante così significativa? Non che i Dodici Animali siano proprio gli stessi in tutti i paesi in cui si è adottato questo calendario, ma le differenze appaiono molto più sfumate. Il Bue, come si è visto, nella versione vietnamita si trasforma nel più familiare abitante delle risaie, il Bufalo d’Acqua. In Giappone, il Maiale diventa un Cinghiale. Tali varianti, però, appaiono come un adattamento ai contesti locali più che un vero e proprio cambiamento. Più complessa la situazione per quanto riguarda l’Ariete, o Capra, o Pecora: il carattere cinese 羊 yáng, difatti, indica tutti e tre gli animali, senza differenziare. Per questa ragione, diversi paesi hanno individuato come simbolo zodiacale uno di questi tre animali. Variazioni rispetto al Coniglio si trovano in altri paesi, dove è sostituito dalla Lepre: anche qui il caratteretù indica entrambe gli animali. Ma il Gatto sembra eccedere dalle spiegazioni offerte sinora.

Due diverse soluzioni sono state proposte per il mistero del Gatto vietnamita. La prima chiama in causa il complesso sistema sessagesimale di computazione del tempo della Cina arcaica, conosciuto come Ganzhi 干支 – letteralmente tronchi e rami. Il nome risulta dall’unione dei termini Tronchi Celesti (天干 Tiangan) e Rami Terrestri (Dizhi 地支), che scandiscono il tempo – e in seguito anche lo spazio – sin dall’epoca Shang (1600 a.C. -1046 a. C.). La lista completa delle due serie di segni è stata ritrovata in testo divinatorio del regno di Yi (1191 a.C. – 1154 a.C.).

I Tronchi Celesti sono una serie di 10 elementi che, combinati con i 12 Rami Terrestri, compongono il ciclo sessagesimale che segue l’orbitazione di Giove, su cui si basa il calendario cinese. L’origine mitica dei Tronchi Celesti rimanda al mito dell’arciere Yi, che, all’apparire di 10 soli che rischiavano di bruciare la terra, ne distrusse nove. A partire dal secondo secolo a.C. vengono Associati alla coppia Yin-Yang e ai 5 Principi Agenti (Wu Xing). I 12 Rami Terrestri suddividono delle zone della volta celeste, scandendo il susseguirsi degli anni, dei mesi e delle ore. Per influenza dell’astrologia persiana, passata in Cina attraverso l’India, ai 12 Rami Terrestri vennero associati altrettanti animali, che divennero simboli astrologici.

Il carattere che indica il quarto Ramo Terrestre, 卯 in cinese si pronuncia mǎo, che diventa in vietnamita mão o mẹo, omofoni del termine che significa, per l’appunto, gatto. Per tale ragione, il Coniglio cinese sarebbe divenuto un Gatto in Vietnam.

Un’altra spiegazione, più terrestre e dolce, ci allontana dai cicli stellari per riportarci nel calore domestico viet. A differenza che in Cina, nel territorio dell’odierno Viet Nam sin dal 600 a.C. il gatto inizia a condividere la vita con gli esseri umani. Capovolgendo le usanze del Celeste Impero, il gatto vietnamita era considerato molto più familiare del coniglio: la sua presenza in una civiltà rurale dedita alla risicultura era allora, così come oggi, molto apprezzata. Il bel felino, Oltre ad essere apprezzato per la sua grazia e bellezza – soprattutto nel nord del paese – infatti, tiene lontani i pericolosi roditori che minacciano le riserve alimentari in campagna e infestano le odierne città. Nella realtà così come nel mito, il Gatto continua a cacciare il Topo.

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