Vietnam – L’avvocato e attivista Cu Huy Ha Vu condannato a sette anni per ‘propaganda contro lo Stato’

La condanna è arrivata, dura come un macigno. Cu Huy Ha Vu, avvocato e attivista vietnamita, dovrà trascorrere i prossimi sette anni in carcere e altri tre agli arresti domiciliari per aver esercitato “propaganda contro lo Stato. Ovvero, per aver detto e promosso apertamente la nascita di un sistema pluripartitico in un Paese governato da un sistema a partito unico, quello Comunista vietnamita.

Il 53enne giurista vietnamita, che insieme alla moglie dirige un ufficio legale nella capitale del Paese est asiatico, è stato arrestato a novembre scorso in un hotel di Ho Chi Minh City, ex-Saigon, in compagnia di una collega con sui stava lavorando ad alcuni procedimenti in corso. Tra gli altri, la difesa per il processo d’appello di sei parrocchiani di Con Dau, nella provincia di Da Nang, arrestati in seguito a scontri con le forze dell’ordine nel maggio scorso mentre manifestavano per denunciare l’esproprio di alcuni terreni appartenenti, secondo i fedeli, alla parrocchia del luogo. All’arresto aveva fatto seguito la decisione del comitato del popolo locale di respingere la richiesta di difesa da parte dell’ufficio legale rappresentato da Cu Huy Ha Vu. I sei sono stati poi processati e condannati nell’ottobre scorso dal tribunale di Danang a pene fino ad un anno di reclusione, senza che l’avvocato difensore potesse prendere parte al dibattimento, conclusosi nell’arco di una mattinata. Le sentenze sono poi state confermate in appello lo scorso gennaio – questa volta, però, alla presenza dell’avvocato Huynh Van Dong, collega di Cu Huy Ha Vu e membro del gruppo ‘Bloc 8406‘, organizzazione per la promozione della “vera democrazia in Vietnam”.

In molti, soprattutto all’interno del Paese, ritengono che fino ad oggi Vu sia riuscito ad evitare il carcere perché figlio del poeta Cu Huy Can, ‘compagno’ fidato di Ho Chi Minh durante le guerre d’Indocina per la liberazione e l’unificazione del Paese e per il suo impegno in incarichi come consulente al ministero degli Esteri. Dopo aver conseguito un dottorato in legge in Francia, Vu ha sempre cercato di sollevare discussioni e dibattiti, non solo all’interno della classe dirigente vietnamita, su questioni molto delicate in un Paese che ancora oggi, in una fase di apertura economica in ascesa, non tollera le voci fuori dal coro di partito.

Da sempre convinto sostenitore di una revisione dell’articolo 4 della Costituzione, in cui si afferma che “il partito comunista vietnamita…è la forza che guida lo Stato”, optando quindi per aprire a più partiti la libertà di scelta degli elettori, Vu è balzato alle cronache quando decise di portare in tribunale l’attuale primo ministro, Nguyen Tan Dung, per abuso di potere. Una prima volta nel 2009, quando chiese l’intervento dell’autorità giudiziaria per bloccare la decisione del governo sull’avvio di un progetto per l’estrazione di bauxite nella zona degli altopiani centrali, (la zona che comprende le 5 province di Dak Lak, Dak Nong, Gia Lai, Kon Tum e Lam Dong). E una seconda volta, due mesi prima dell’arresto, per chiedere l’incostituzionalità del Decreto 136, che di fatto nega ai cittadini vietnamiti di adire petizioni o reclami nei confronti del governo.

Nel primo caso, come aveva preannunciato lo stesso Vu, la Corte del popolo di Hanoi prima, e la Corte suprema poi, hanno respinto l’autorizzazione a procedere su una questione che in questi anni ha appassionato non solo le province coinvolte, ma l’intera nazione. A tal punto che anche il ‘mitico’ generale, Vo Nguyen Giap, vincitore a Dien Bien Phu contro i francesi nel 1954 e con un secolo di vita alle spalle, ha fortemente criticato il progetto fortemente voluto da Dung e dal politburo vietnamita, perché provocherebbe gravi danni ambientali per le popolazioni locali, in gran parte appartenenti a gruppi etnici minoritari. Una questione che ha trovato subito un’ampia diffusione attraverso internet, in un Paese in cui oltre il 27 per cento, su una popolazione di quasi 90 milioni di abitanti, accede alla Rete informatica. La pagina Facebook dell’organizzazione non-profit ‘Bauxite Vietnam‘, ad esempio, rappresentata dall’immagine di un canuto Giap ancora in alta uniforme e con il dito puntato, conta ben 2.386 fan (4 aprile 2011). A marzo dello scorso anno, Google ha lanciato l’allarme riguardo un attacco informatico che ha colpito siti web e blog i cui contenuti esprimevano pareri e opinioni contrari all’estrazione di bauxite, che per l’elite di governo rappresenta oramai “un’azione di politica importante per lo Stato e il partito”.

In questi anni, comunque, Cu Huy Ha Vu ha criticato con lettere e articoli anche decisioni politiche a livello provinciale, denunciando le concessioni pluriennali, fino a contratti di 50 anni, di alcune zone forestali approvate da dirigenti del partito a favore di multinazionali di Cina, Taiwan e Hong Kong. Così come ha sempre difeso numerosi contadini contro l’esproprio forzato da parte delle autorità locali.

Articolo pubblicato per Planetnext.net

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