In Asia – Clima: Siccita’, peggiora la situazione lungo le rive dello Yangtze
All’asciutto e senz’acqua: questa la situazione per oltre 35 milioni di cinesi che vivono lungo le rive del fiume Yangtze. Per il Centro Nazionale di meteorologia l’allarme è tipo ‘giallo’. Fase critica, senza previsioni di miglioramento, con perdite economiche per oltre 15 miliardi di Yuan (1,6 miliardi di euro), come riportato dai media cinesi in lingua inglese.
Una siccità che sarebbe causata da mancate precipitazioni, sebbene siano in molti a credere che la situazione sia peggiorata con la costruzione e l’inizio delle operazioni della diga delle Tre gole (‘Clima – La Cina tra ammissioni di colpa e paure‘).
Secondo dati del ministero per gli Affari civili, da gennaio scorso le precipitazioni nelle zone delle province di Jiangsu, Anhui, Jiangxi, Hubei e Hunan sono state inferiori di oltre il 40 per cento rispetto allo stesso periodo del 2010, trasformando i due grandi laghi, Dongting nella provincia dello Hunan e Poyang in quella dello Jiangxi, in due recipienti vuoti.
Dati, numeri, cui si aggiungono i 35 milioni di abitanti colpiti da una siccità preannunciata ad inizio anno. Di questi, oltre quattro milioni avrebbero gravi difficoltà ad accedere a fonti di acqua potabile, mentre altri cinque milioni avrebbero bisogno di una prima assistenza. In questi casi, inoltre, non sono solo gli esseri umani a pagare gli effetti di un clima sempre più- bizzarro e condizionato dai nostri comportamenti, ma anche bestiame e raccolti, nell’ordine di 3,7 milioni di ettari, ovvero l’equivalente dell’area di tre regioni italiane: Lazio, Umbria e Abruzzo.
Queste le dirette conseguenze di quella che gli stessi media cinesi, già ad inizio anno, temevano potesse essere la peggiore siccità degli ultimi sessant’anni. La forte diminuzione di precipitazioni e la comparsa di zolle aride e incoltivabili registrata a gennaio aveva infatti allarmato non solo le Nazioni Unite, ma i mercati mondiali.
La Cina è il granaio del Pianeta. E’ qui che si produce e si consuma la maggior parte di riso, grano e mais al mondo. E’ anche da queste ingenti produzioni che dipende il prezzo dei tre beni alimentari, base dell’alimentazione dei quasi sette miliardi di esseri umani viventi sulla Terra. Ed è l’andamento dei prezzi che sembra preoccupare maggiormente gli economisti e attrarre l’attenzione degli speculatori. Un sali e scendi che potrebbe condizionare non poco l’inflazione cinese, attestatasi intorno al 5,3 per cento nel mese di aprile, un punto percentuale in più rispetto alla media degli ultimi sei anni.
Nell’ultima settimana di maggio, però, i prezzi dei vegetali in una delle province più colpite, Hubei, nella Cina centrale, sarebbero saliti di circa il 20 per cento. Il governo ha deciso di intervenire con lo stanziamento di fondi, 1,96 miliardi di Yuan (circa 210 milioni di euro), e la decisione di far defluire acqua dalla diga delle Tre gole, con l’obiettivo di alimentare un flusso per le province in prossimità del delta, pur sapendo che l’operazione comportera’ una perdita di produzione di energia idroelettrica.
Dal 25 maggio e fino al 10 giugno verranno immessi nel letto del fiume Azzurro dagli 11mila ai 12 mila metri cubici di acqua al secondo. Nonostante la possibilità di poter rispondere con una così ampia portata d’acqua, se non dovesse piovere entro le prossime due settimane, la situazione potrebbe, è il caso di dirlo, precipitare in un vortice senza alcuna soluzione di intervento. L’appello è quello di limitare l’utilizzo di acqua potabile e ricorrere alle scorte di emergenza. Ma fino a quando si potrà far fronte ad emergenze sempre più ampie e preoccupanti?
Pubblicato per PlanetNext




