Media – Internet sempre più onnipresente. Noi, interconnessi, ma sempre più lontani.
Pubblicato su PlanetNext
‘Gli internauti hanno la loro spiaggia. A Cervia (comune della provincia di Ravenna, ndr) nove km di copertura (gratis) wi-fi’. Così titola un articolo de il Fatto Quotidiano (versione online) in cui si sottolinea la collaborazione fra diversi enti e cooperative per quella che viene definita come “la più vasta copertura wi-fi mai realizzata in una zona balneare italiana”. Dal 20 giugno, infatti, oltre 650 mila turisti avranno a disposizione nove chilometri di spiaggia per accedere gratuitamente a internet, con una banda prevista di 100 Mb/s (Megabyte al secondo).
“Finalmente”, è il messaggio che dal mio cervello fluisce chiaro alla mia bocca, mentre altri neuroni lanciano messaggi al mio hard disk naturale ad una velocità tra i 90 e i 120 m/s, riportandomi in Vietnam. Nha Trang, ore 9 del mattino, un tuffo per rinfrescarmi, le gocce salate che scendono dalla fronte e pronto per un’altra giornata: seduto ad un tavolo con i piedi immersi nella sabbia umida e le mani sulla tastiera del mio portatile. La mia compagna è al lavoro, nell’entroterra verde e collinoso, dove i cellulari hanno più di qualche difficoltà. Davanti ai miei occhi, il solito foglio bianco elettronico, circondato da un mare azzurro e un cielo senza nuvole. Mentre sorseggio un ottimo frullato al mango, mi rilasso, scrivo e mi connetto senza fili dando corpo ad articoli e programmi di viaggio birmani. E’ l’estate del 2007, timori e speranze che i birmani scendano in strada a causa del caro prezzi sono sempre più concreti. Al momento, tra la calma pigra di Nha Trang, problemi non ce ne sono e la connessione va che è una meraviglia. Anche nel modesto albergo dove alloggio, dove ci sono hot spot ad ogni piano.
A Myanmar, invece, nota ai turisti alla ricerca dell’esotico come la Birmania delle mille pagode, dei sorrisi e dei templi di Bagan, la connessione può essere un serio problema. Oltre al visto d’ingresso, naturalmente. Quando arrivo a Rangoon, all’indomani della repressione di settembre che ha soffocato le proteste pacifiche di monaci buddisti e studenti, la connessione, seppur lenta, è ancora viva. Il wi-fi è un sogno, ma gli internet point non mancano, e forse sono in numero maggiore anche rispetto a Roma. Del resto, mi trovo in un Paese ostaggio di un regime militare e non pretendo di trovare condizioni migliori.
Alla fine di un lungo peregrinare in terra d’Asia, riabbraccio a Roma i miei cari, dopo decine di sms, e-mail e video chiacchierate che ci avevano trasformati in mezzi busti fatti di pixel semi-moventi. Nati nell’era pre-televisiva, e già troppo adulti quando si sviluppano i primi linguaggi MS-DOS, i miei genitori scoprono l’era digitale con i miei spostamenti.
Non tanto la fatica di insegnare loro come muoversi tra software e rete, ma quella di passare da un call center all’altro per ottenere informazioni dai vari gestori riguardo tempi e costi di attivazione. Che incubo pensare di voler cambiare operatore telefonico e rischiare di rimanere più di due settimane offline! Altro che libero mercato, un monopolio manipolato piuttosto.
Sarà che i cavi e i fili viaggiano liberi tra mille intrecci da un palo all’altro senza bisogno di essere interrati, ma attivare una rete wi-fi ad Hanoi è cosa che richiede un paio di giorni. Male che va si può sempre fare affidamento sulle tessere prepagate per una connessione sufficientemente agevole.
Come in Cambogia, dove però esiste ancora qualche problema di fluidità e scambio dati. Insomma, nella Repubblica Socialista del Vietnam, dove ancora vige un sistema a partito unico, quello comunista vietnamita, le compagine telefoniche mobili locali, est asiatiche e russe si son date battaglia per accaparrarsi le sette licenze fino ad oggi concesse. Nel Regno di Cambogia, dove le libere elezioni hanno da sempre confermato il Partito popolare cambogiano del primo ministro Hun Sen, si fatica a garantire servizi telefonici e informatici all’altezza del vicino.
Senza voler sconfinare in Thailandia o a Singapore, dove l’evoluzione tecnologica si traduce in controllo quasi maniacale. Qui, nella piccola Città Stato asiatica, il governo della famiglia Lee si vanta di poter conoscere la posizione di chiunque con uno scarto di soli 5 metri, attraverso la localizzazione del suo cellulare. Strumento che nei prossimi anni potrà essere utilizzato anche come carta di credito per le proprie transazioni. Ma qui siamo veramente su un altro Pianeta. Dove, previa digitalizzazione del proprio passaporto e il successivo invio dati agli uffici governativi, è possibile attivare una Sim Card. Quasi come da noi, che invece facciamo affidamento su fotocopie cartacee e fax dell’era pre internet.
In Vietnam, Cambogia o Thailandia, invece, ottenere una sim card è cosa semplice e immediata. Decido l’operatore e le tariffe che preferisco, acquisto, inserisco la Sim nel mio telefono e sono pronto a chiamare. A tal punto che i cittadini cambogiani cambiano scheda e numero anche una volta a settimana, pur di accaparrarsi il credito omaggio con l’acquisto della nuova card.
Sempre meno distanti quindi. E forse, più liberi di parlare. In una società come la nostra, infatti, interconnessa e stimolata a creare una rete di consumo e di profitto ‘tutta intorno a noi‘, il livello di libertà si misura anche in base ai mezzi e agli strumenti che noi abbiamo a disposizione per caricare o scaricare dati dalla rete. Con una rete che viaggia in download, ma soprattutto in upload, ad oltre 100 Mb/s, a costi accessibili, saremmo in grado di produrre e far girare un notiziario fatto in casa. Saremmo in grado di informare, raccontare, sensibilizzare l’opinione pubblica e smuovere la comunità internazionale.
In attesa che il condizionale diventi presente, l’importante è non cadere in agende imposte da altri. Altrimenti, il rischio è quello di ritrovarci come davanti ad un televisore e centinaia di programmi o ad uno scaffale di un supermercato da mille colori e sapori e non sapere cosa scegliere. Sempre se di vera scelta si tratta.
