Tradizioni – L’anno del drago in Vietnam
Figli del Drago, nipoti della Fata. Questo l’appellativo con cui il popolo vietnamita definisce la sua origine e la genealogia dei suoi re. Il riferimento richiama alla leggenda del re Drago Lac Long Quan (Long è il termine sino vietnamita che identifica il drago) che sposa Au Co, figlia di una fata, bonifica il territorio del Dai Viet dagli spiriti nefasti e origina la sua prima stirpe regale, quella dei re Hung. La leggenda in questione è una delle più popolari nel territorio dell’attuale Vietnam e rende subito evidente l’importanza simbolica che il Drago riveste sin dalle origini della cultura del paese. Non stupisce dunque constatare con quanto entusiasmo si stia attendendo l’arrivo dell’anno del Drago, che inizierà il prossimo 23 gennaio secondo il calendario solare.
Più che per altri segni, il quarto dello zodiaco est asiatico necessita di un grande sforzo interculturale per non essere frainteso. Il Drago vietnamita, infatti, è quanto di più lontano dal simbolismo negativo e terrifico che si trova ad incarnare nel cosiddetto Occidente. Creatura generosa, saggia, acquatica, dispensatrice di pioggia, protettrice dei mari, il Drago rappresenta il potere benigno delle forze naturali, la possibilità che queste si armonizzino con la vita umana e diano luogo a fiorenti civilità, come, appunto, quella originatasi con i re Hung.
Se il simbolo del Drago si associa a diverse nazioni dell’Asia Orientale, in Vietnam, dunque, riveste un ruolo ancora più peculiare: le scaglie policrome del drago vietnamita riflettono le multisfaccettate influenze storiche che formano la sua cultura millenaria, la natura acquatica del drago vietnamita lo pone in relazione con i fenomeni atmosferici che hanno reso possibile lo sviluppo della sua civiltà e la sua stessa forma serpeggiante richiama quella del territorio del paese.
Si potrebbe affermare che il tempo e lo spazio stessi della cultura vietnamita si incarnino nel simbolo del Drago sin dall’origine e attraverso i secoli. I primi astrologi vietnamiti identificarono con il nome di costellazione del Drago l’insieme di sette stelle disposte secondo la forma di una S, motivo decorativo assai frequente sin dalle prime manifestazioni delle civiltà del fiume rosso e ripreso in epoche successive, allorché la nazione vietnamita si estenderà a coprire il territorio attuale, la cui forma serpentina si stilizza, appunto, in una dragonesca S.
Procedendo a ritroso nella storia, le prime culture agricole del nord del Vietnam associavano il Drago all’acqua e al principio am (yin) precipitazioni. Si credeva, infatti, che la pioggia fosse mandata da 9 draghi, che prendevano l’acqua del mare tra le loro possenti fauci e la sputavano sulla terra. Ancora oggi, la popolare danza del drago ha la funzione di invocare la pioggia. Da qui il drago assunse la forma della quadruplice divinità delle precipitazioni atmosferiche (nuvola, pioggia, tuono e lampo) che rese possibile lo sviluppo della risicultura. Con l’avvento del Buddhismo, questa funzione sarà poi rivestita dai Quattro Miracoli (Tu Phap, vedi la storia di Mam Nuong), grazie allo spirito sincretico che contraddistingue le culture del paese. L’acquaticità del Drago vietnamita è riscontrabile anche nel suo essere identificato nella geomanzia con i fiumi, con le correnti carsiche ed energetiche che formano il territorio e determinano o meno la sua abitabilità. A differenza del drago Cinese, infatti, con cui mostra diverse affinità, il drago vietnamita si connota per una più marcata natura acquatica, am (yin) e benigna. Se il drago cinese può assumere anche forme terribili e pericolose per l’uomo, sputando fuoco e seminando terrore e distruzione, il drago vietnamita è sempre un protettore per la popolazione locale, difendendola dagli invasori e garantendone la prosperità grazie all’acqua che sputa dalle fauci.
Ancora più significativo è poi il simbolismo che lega il Drago vietnamita al mare. Dimora dei Re Draghi è proprio il palazzo sottomarino che si trova nel Mar dell’Est (nome vietnamita per il Mar Cinese Meridionale), sulle cui rive si sviluppa l’altra grande componente delle civiltà vietnamite, quella che la mette in relazione con le altre culture del sud e sudest asiatico. La gran parte dei miti delle origini del paese sottolineano la duplice natura, terrestre e marina, della cultura vietnamita, le cui civiltà si sono sviluppate attraverso questa polarizzazione. Significativamente, il simbolo del Drago assume un ruolo prioritario in entrambe. Ritornando al mito di Lac Long Quan, prima di ritirarsi nuovamente nel palazzo sottomarino, il nostro eroe culturale dalle fattezze di Drago fonda assieme ad Au Co la stirpe di re che assegnerà alle popolazioni locali la dignità di “regno”, ovvero di “stato”. La regalità vietnamita, dunque, e la concezione stessa di stato che da questa si origina, vive anch’essa della natura ancipite di terra e mare. Il primo dei figli di Au Co e Lac Long Quan, il primo re Hung, sposterà sul piano rituale il simbolismo mitico della regalità del Drago, insegnando agli abitanti del Dai Viet a tatuarsi le guance, la pancia e le cosce con immagini di drago per proteggersi dai mostri acquatici. Dal suo palazzo sottomarino, inoltre, Lac Long Quan continua a proteggere gli abitanti della costa e i marinai dai pericoli esterni e, all’occorrenza, anche la popolazione dell’ entroterra a cui si è “sposato”.
La funzione protettiva che il Drago assolveva nei mari viene, in un secondo tempo, ad essere rivestita dalla Bodhisattva Quan Am (Guan Yin, Kanon, Avalokitesvara), che manterrà comunque un forte legame con il drago. Non a caso nell’iconografia vietnamita la Quan Am marina presenta un drago attorcigliato ai suoi piedi. In questo, l’immagine della Bodhisattva sembra subire l’influenza dell’iconografia della dea Yana dei Cham del centro del Vietnam, anch’essa divinità marina originaria dell’India, rappresenta spesso in compagnia dei Naga, spiriti serpenti.
Anche sulla terra, lo spazio è marcato dalla presenza del drago. Molti luoghi importanti in Vietnam devono il proprio nome ad una qualche manifestazione di un drago: la baya di Ha Long, la montagna di Hàm Rồng (termine vietnamita per Long), Long Khánh, Long Bien, Vinh Long, Long Hai, solo per citare alcuni esempi.
La regalità simboleggiata dal drago inaugura un’epoca di prosperità, in cui si è raggiunta l’armonia tra le forze terrifiche naturali e quelle umane, in cui i popoli di terra e quelli di mare vivono in una pace e una cooperazione che permette lo sviluppo della civiltà della risicultura e dei rapporti commerciali e culturali via mare. L’associazione tra regalità vietnamita e drago (long) si riscontra anche nei termini utilizzati per riferirsi alla persona del re e ai suoi ornamenti. Così, ad esempio, long con è la tunica reale, long chau è la nave reale, long thi è la persona stessa del re.
Non solo: il simbolo del Drago guida i re anche nella formazione e consolidamento dello stato, suggerendo il luogo in cui far sorgere una capitale degna di una grande nazione. Ed ecco che un altro mito racconta come mille anni fa, il re Ly Thai To, appena la barca regale attraccò a Dai La, il re vide un dragone dorato ascendere verso il cielo. Interpretandolo come un segno di ottimo auspicio, il re decise di fondare in quel punto la nuova capitale, che prese il nome di Thang Long, “il Drago che ascende”, l’attuale Ha Noi. L’editto reale che segna il passaggio della capitale nel 1010 motiva così le ragioni del cambiamento: “La Capitale è stata scelta in virtù della configurazione del territorio, che coinvolge un drago attorcigliato ed una tigre seduta”. Il motivo decorativo del drago, che durante la dinastia Ly assume forme originali e raffinate, sarà quello principalmente usato nell’abbellimento di templi, palazzi e mura della città. Durante le successive dinastie, il simbolo del Drago si arricchirà di nuove sfaccettature e nuances, mantenendo comunque sempre la sua forte associazione con la regalità, il potere benefico e la difesa del territorio dai nemici.
Leggi anche…







