Myanmar – Il giuramento della discordia

Share

Si dovrà attendere ancora, prima di vedere Aung San Suu Kyi vestire il ruolo di parlamentare nella nuova Repubblica dell’Unione di Myanmar.

La leader di Lega Nazionale per la Democrazia (LND) e gli altri 42 neo eletti nelle elezioni suppletive, tenutesi il primo aprile scorso, hanno deciso di non prendere parte alla cerimonia di giuramento programmata per oggi nella camera bassa birmana (Pyithu Hluttaw). Più che “proteggere”, i membri di quello che per ora è solo virtualmente il maggior partito di opposizione nel Paese, avrebbero preferito giurare il “rispetto” alla Costituzione scritta dalla vecchia giunta militare e che di fatto si è assicurata il 25% dei seggi, prima di lasciare il potere al governo civile del presidente Thein Sein nel marzo del 2011. “Fin quando la Carta riserverà dei seggi a persone non elette democraticamente—aveva ricordato Suu Kyi alla vigilia del voto– non potrà mai essere considerata equa e democratica”.

Parole che, nell’euforia generale di un’elezione in cui aveva trionfato con il 99 per cento delle preferenze, sembravano essere cadute nel vuoto. Un atto politico, quello della ‘Madre della Nazione’, che farà sicuramente discutere e che servirà a mantenere alta l’attenzione su un Paese forse troppo presto premiato dalla comunità internazionale. Dopo la decisione di Australia, USA e Regno Unito di eliminare parte delle sanzioni economiche secondo la politica del ‘do ut des’ lanciata nel 2010 dal Segretario di Stato americano, Hillary Clinton, è attesa per oggi la scelta dell’Unione europea. I Ventisette allenteranno la stretta sanzionatoria per un anno per non perdere un posto in quello che può essere definito come un ‘viaggio verso l’ultima frontiera’. In realtà, però, le agenzie di cooperazione e sviluppo di UE, USA e Regno Unito, hanno già aumentato la loro presenza nel Paese est asiatico ben prima del voto di aprile, sia fisicamente che finanziariamente. I Paesi asiatici, da parte loro, non hanno mai fatto mistero di avere accordi politici ed economici con la vecchia giunta militare. La scelta da parte del governo giapponese di rinunciare a 3,7 miliardi di dollari di debito accumulato dai generali mette in evidenza due cose: il bisogno di denaro da parte di un Paese per quasi cinquant’anni depredato da coloro che oggi rappresentano la maggioranza di governo; la necessità di investire in un Paese vergine, soprattutto in un periodo di grave crisi economica come quello attuale.

E così, dopo aver trascorso 15 degli ultimi 21 anni agli arresti domiciliari, la sessantaseienne figlia del generale Aung San lancia la sfida prima del tour che la vedrà impegnata a fine giugno in Norvegia e Gran Bretagna. Una sfida in nome delle promesse fatte in campagna elettorale, in cui aveva definito “fondamentale emendare la Costituzione”, mostrando quindi una coerenza che molti suo colleghi hanno da tempo dimenticato. Un atto in nome dei 473 prigionieri politici che ancora restano dietro le sbarre delle famigerate carceri birmane. Una lotta scelta e fortemente voluta per garantire quella libertà di espressione, che all’indomani del suo ultimo rilascio–avvenuto nel novembre di due anni– aveva definito come “la base di un Paese democratico” e che ancora oggi, in Myanmar, non è legalmente riconosciuta. Una scelta portata avanti con “passione” e soprattutto tenendo testa ad un esercito ‘senza mai colpo ferire’.

Pubblicato per  ‘Il Messaggero

Share

Tags: , , , , ,

One Response to “Myanmar – Il giuramento della discordia”

  1. Da Bangkok 25 aprile 2012 at 09:25 #

    Analisi davvero puntuale di una situazione complessa di cui in Europa (ma anche negli altri paesi asiatici) se ne sente parlare davvero poco…

    Grazie del contributo!

Leave a Reply

Rimons twitter widget by Rimon Habib