My Lai – 16 Marzo 1968

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E’ il 31 gennaio 1968.

In Vietnam è Tet, ovvero l’inizio di un nuovo anno, quello della scimmia. Le forze del Vietnam del nord scatenano un’offensiva che, sebbene sia un fallimento sul piano militare, cambia le sorti psicologiche della guerra contro gli Stati Uniti d’America.

Alle dichiarazioni americane che le sorti si sarebbero potute decidere in poco tempo, risponde così la resistenza vietnamita, infliggendo al nemico un colpo forse decisivo per le sorti del conflitto.

Un mese e mezzo più tardi.

La luce è ancora tiepida e grigia in quel mattino del 16 marzo. La Compagnia Charlie del primo battaglione, di stanza nella zona sud del Paese, ha il compito di stanare il quarantottesimo battaglione del Fronte Nazionale di Liberazione del sud (Viet Cong) che, secondo l’intelligence americana si trova nei pressi del villaggio di Son My, nella provincia di Quang Ngai. Sarebbero invece gli abitanti dei villaggi indicati come My Lai 1, 2, 3 e 4 ad essere sospettati di foraggiare il quarantottesimo. A capo dell’operazione il Capitano Ernest Medina. Giunti nel villaggio, i soldati americani non trovano nemici armati pronti a difendersi, ma donne, bambini, anziani e animali da allevamento. La quiete del villaggio viene interrotta brutalmente da alcuni spari. In poco tempo, il plotone guidato dal tenente in seconda William Calley inizia a sparare a qualsiasi cosa si muova. A poco a poco, tra la confusione e il terrore, cadono a terra centinaia di corpi innocenti. Le donne vengono brutalmente stuprate, le case bruciate e nulla e nessuno viene risparmiato dalla violenza scatenata da quei giovani soldati americani.

Quello di My Lai fu un vero e proprio massacro.
Oltre cinquecento cittadini disarmati vennero ignobilmente uccisi. Anche altri avrebbero trovato la morte quella mattina se un pilota americano non avesse rischiato la propria vita frapponendosi tra gli indifesi e il suo esercito pronto a sparare.

“Non ero felice di sparare a tutte quelle persone. Non ero d’accordo con quelle uccisioni, ma lo facemmo perchè ci venne ordinato”. Le stesse parole dei nazisti presenti a Norimberga. Le stesse frasi dei carnefici khmer rossi della Kampuchea Democratica del famigerato Pol Pot. Le stesse dichiarazioni fatte dal Sergente Charles Hutto, presente quel 16 marzo a My Lai, ad un funzionario dell’esercito chiamato ad investigare sull’accaduto. Un giovane Colin Powell scrisse un rapporto sull’accaduto. Un rapporto definito in seguito “white-washing”: una ‘candeggiatura’ su quel massacro vile e immotivato.

Oggi, il Vietnam ricorda tristemente il massacro di My Lai, un vero e proprio crimine di guerra. Oggi, a quasi ciqnaunt’anni da quell’eccidio, i vietnamiti devono fare ancora i conti con un altro crimine che nessuno mai negli Stati Uniti ha avuto il coraggio di ammettere: le conseguenze dei defoglianti meglio noti come ‘agente arancio’. Oggi, molti veterani americani di quella guerra, dopo numerose battaglie e decessi, sono riusciti ad ottenere un’indennità dal governo perchè vittime del contatto con quelle sostanze chimiche. Oggi, lo stesso sistema giudiziario che ha stabilito indennità per i propri combattenti, ha negato relazioni tra l’utilizzo dei defoglianti e i problemi causati a persone, animali ed ambiente vietnamiti. Costretti a pagare ancora il prezzo di quella sporca guerra.

The My Lai inquiry – ‘THE ECONOMIST’

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3 Responses to “My Lai – 16 Marzo 1968”

  1. studiofree-Roberto Franceschinis 4 marzo 2009 at 18:21 #

    Quale militare con 38 anni di servizio ,dico che la guerra e’ guerra e la ragione la ha sempre chi la vince.Al tempo ero un sessantottino,ora ho un figlio che e’ ufficiale pilota,e ha il gradop di maggiore e ha il grado di maggiore ma dico questo perche’ a 35 anni ha fatto gia’ 4 campagne di guerra Bosnia,Afganistan etc.e credo che per me son stati anni tristi ma e’ il suo mestiere ,mentre al tempo mio ,sempre militare ed in pensione con grado molto piu’ alto,la guerra non c’era anche se facevamo i casini del ’68.Pertanto finisco dicendo che la colpa e’ del tempo e non di chi combatte ed uccide ,chenon e’ un piacere-ciao Roberto

  2. MAURO IL BRONTOLOSAURO 19 marzo 2010 at 23:55 #

    CERTO, ANCHE SE CONCISA NON SI PUO’ DIRE CHE LA LETTERA DEL SIG. FRANCESCHINIS NON FACCIA RIFLETTERE. CERTO PERCHE’ VIENE DA PENSARE CHE ANCHE SE LA GUERRA NON LA VOGLIAMO FORSE UN GIORNO CI SI DOVRA’ PUR DIFENDERE DA QUALCUNO.
    MA VORREI FAR RIFLETTERE ANCOR PIU’ IL MILITARE, SE MAI CE NE FOSSE BISOGNO, PROPONENDOGLI DI ASCOLTARE “GIROTONDO” DI DE ANDRE’.
    SICURAMENTE LUI LA CONOSCE MEGLIO DI ME VISTO IL PASSATO DA SESSANTOTTINO, MA VALE LA PENA DI RICORDARE I VALORI PIU’ SEMPLICI.

  3. admin - Sudestasiatico.com 20 marzo 2010 at 00:07 #

    Se verrà la guerra, Marcondiro’ndero
    se verrà la guerra, Marcondiro’ndà
    sul mare e sulla terra, Marcondiro’ndera
    sul mare e sulla terra chi ci salverà?

    Ci salverà il soldato che non la vorrà
    ci salverà il soldato che la guerra rifiuterà.

    La guerra è già scoppiata, Marcondiro’ndero
    la guerra è già scoppiata, chi ci aiuterà.

    Ci aiuterà il buon Dio, Marcondiro’ndera
    ci aiuterà il buon Dio, lui ci salverà.

    Buon Dio è già scappato, dove non si sa
    buon Dio se n’è andato, chissà quando ritornerà.

    L’aeroplano vola, Marcondiro’ndera
    l’aeroplano vola, Marcondiro’ndà.

    Se getterà la bomba, Marcondiro’ndero
    se getterà la bomba chi ci salverà?

    Ci salva l’aviatore che non lo farà
    ci salva l’aviatore che la bomba non getterà.

    La bomba è già caduta, Marcondiro’ndero
    la bomba è già caduta, chi la prenderà?

    La prenderanno tutti, Marcondiro’ndera
    siam belli o siam brutti, Marcondiro’ndà

    Siam grandi o siam piccini li distruggerà
    siam furbi o siam cretini li fulminerà.

    Ci sono troppe buche, Marcondiro’ndera
    ci sono troppe buche, chi le riempirà?

    Non potremo più giocare al Marcondiro’ndera
    non potremo più giocare al Marcondiro’ndà.

    E voi a divertirvi andate un po’ più in là
    andate a divertirvi dove la guerra non ci sarà.

    La guerra è dappertutto, Marcondiro’ndera
    la terra è tutta un lutto, chi la consolerà?

    Ci penseranno gli uomini, le bestie i fiori
    i boschi e le stagioni con i mille colori.

    Di gente, bestie e fiori no, non ce n’è più
    viventi siam rimasti noi e nulla più.

    La terra è tutta nostra, Marcondiro’ndera
    ne faremo una gran giostra, Marcondiro’ndà.

    Abbiam tutta la terra Marcondiro’ndera
    giocheremo a far la guerra, Marcondiro’ndà…

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