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	<title>Sudestasiatico.com</title>
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	<description>spazio autogestito di libera informazione</description>
	<pubDate>Fri, 09 May 2008 14:57:31 +0000</pubDate>
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		<title>BIRMANIA – PER I GENRALI LA PRIORITA&#8217; ORA E&#8217; IL VOTO</title>
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		<pubDate>Fri, 09 May 2008 14:57:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Tofani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Birmania/Myanmar]]></category>

		<category><![CDATA[Ultime Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Sicuramente il passaggio del ciclone Nargis, che ha devastato la zona meridionale dell&#8217;attuale Myanmar provocando centinaia di migliaia di morti, di dispersi e milioni di senzatetto, ha forse distolto l&#8217;attenzione dei più dal voto referendario che si terrà domani nel Paese est-asiatico. I più, forse, ma non i generali dell&#8217;SPDC (State Peace and Development Council [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="line-height: 150%" align="left"><strong>Sicuramente il passaggio del ciclone Nargis, che ha devastato la zona meridionale dell&#8217;attuale Myanmar provocando centinaia di migliaia di morti, di dispersi e milioni di senzatetto, ha forse distolto l&#8217;attenzione dei più dal voto referendario che si terrà domani nel Paese est-asiatico</strong>. I più, forse, ma non i generali dell&#8217;SPDC (State Peace and Development Council – il governo birmano), i quali considerano il voto di domani una priorità assoluta, “un dovere nazionale dell&#8217;intera popolazione”, come si legge sul quotidiano governativo &#8216;New Light of Myanmar&#8217;.<br />
L&#8217;importante è votare quindi e non dare assistenza ai sopravvissuti alla furia di Nargis.<br />
<strong>Domani, pertanto, i cittadini birmani - tranne quelli di 47 municipi sommersi dalle acque, compreso quello di Rangoon, dove il voto è stato posticipato al 24 maggio prossimo – saranno chiamati ad accettare o meno una bozza costituzionale presentata dalla giunta nel settembre scorso dopo 14 anni di lavori della Convenzione Nazionale.</strong> Una bozza che in pochi hanno letto, visto anche il costo proibitivo per gran parte della popolazione - da uno a due dollari, ovvero l&#8217;equivalente della paga quotidiana media - e che non è stata tradotta in alcuna lingua delle minoranze etniche che popolano il Paese est-asiatico.<br />
Una costituzione che dovrebbe traghettare la Birmania verso la Democrazia. Ma forse ha ragione il rappresentante speciale per i diritti umani delle Nazioni Unite, Paulo Sergio Pinheiro quando sostiene che “<strong>se si crede agli gnomi, ai troll e agli elfi, allora è possibile credere al processo democratico in Myanmar</strong>”.<br />
<strong>Come sostengono Jared Genser e Jeremy Sarkin (&#8217;The Lie After the Storm&#8217;)</strong>, “il referendum offre al popolo una scelta hobsoniana”, ovvero una libera scelta in cui si offre, in pratica, la sola opzione di accettare la possibilità della scelta. &#8216;Sì&#8217;, per scegliere una “vita sotto un regime militare permanente”; &#8216;No&#8217; “per mettere le proprie vite a rischio” in uno Stato in cui si perpetri una continua azione repressiva come quella attuale.<br />
La bozza costituzionale, inoltre, non è frutto di un dibattito nazionale e figlia dell&#8217;espressione di tutte le forze politiche e culturali del Paese. Nulla di tutto ciò, visto che i partiti politici formatisi alla vigilia delle elezioni del 1990, vinte dalla Lega Nazionale per la Democrazia di Aung San Suu Kyi, ma mai riconosciute dalla giunta, sono stati messi al bando. Sorte non dissimile per le numerose rappresentanze di gruppi etnici, mai invitate al &#8216;tavolo costituzionale&#8217;.<br />
<strong>In questo clima grottesco, testimoni e funzionari statali riferiscono di essere stati obbligati a votare &#8216;Sì&#8217; già alcuni giorni fa in ballottaggi tenutisi in segreto. </strong>In alcuni casi, le autorità, soprattutto nelle zone rurali, hanno tenuto delle &#8216;esercitazioni di voto&#8217; spingendo gli ignari cittadini a barrare il &#8216;Sì&#8217;. Una macchina organizzativa e una campagna mediatica a senso unico che non ha lasciato nulla al caso. Votare Sì è un “dovere nazionale”. Se poi nelle schede elettorali c&#8217;è stampato anche il nome dell&#8217;elettore, siamo portati a pensare che sì, è proprio un dovere e non un diritto.<br />
<strong>Con queste premesse, è quasi inutile stare a spiegare che una volta che la Costituzione sarà stata approvata, i militari manterranno il controllo assoluto dell&#8217;esecutivo. </strong><br />
Tutte le azioni prese da esso, dal legislativo e dall&#8217;organo giudiziario saranno soggetti al veto da parte dei militari, sui quali, però, i tre organi non potranno esercitare il proprio potere. Come se non bastasse, la costituzione potrà essere emendata previa approvazione di più del 75 per cento dei 440 membri del parlamento nazionale. Visto che il 25 per cento dei seggi legislativi è riservato ai militari, nessun emendamento potrà passare senza il loro sostegno.<br />
Per concludere, tutte le forze democratiche sono virtualmente allontanate da incarichi di governo, in considerazione del fatto che alle elezioni mulitpartitiche programmate per il 2010 non potranno partecipare coloro che non abbiano vissuto nei confini birmani per più di dieci anni, quelli che hanno trascorso un periodo carcerario e coloro sposati o vedovi di cittadini stranieri. In pratica, Aung San Suu Kyi e compagni.<br />
<strong>Forse, dopo il voto, i generali avranno la &#8216;pietà&#8217; di autorizzare l&#8217;ingresso di funzionari e volontari, che oggi “non sono i benvenuti”, per far fronte ad un&#8217;emergenza umanitaria che non ha confini</strong>.</p>
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		<title>BIRMANIA – TRA SUPERSTIZIONI E COINCIDENZE</title>
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		<pubDate>Fri, 09 May 2008 08:52:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Tofani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Birmania/Myanmar]]></category>

		<category><![CDATA[In primo piano]]></category>

		<category><![CDATA[tifone Nargis]]></category>

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		<description><![CDATA[Sabato 3 maggio, il ciclone Nargis si è abbattuto sulla zona meridionale della Birmania, colpendo soprattutto i territori del delta dell&#8217;Irrawaddy, il più imponente fiume del Paese che taglia in due, da Nord a Sud, l&#8217;attuale Myanmar. 
Mentre il bilancio delle vittime, dei dispersi e dei senzatetto cresce di ora in ora, aumenta la preoccupazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="line-height: 150%" align="left"><strong>Sabato 3 maggio, il ciclone Nargis si è abbattuto sulla zona meridionale della Birmania, colpendo soprattutto i territori del delta dell&#8217;Irrawaddy, il più imponente fiume del Paese che taglia in due, da Nord a Sud, l&#8217;attuale Myanmar. </strong><br />
Mentre il bilancio delle vittime, dei dispersi e dei senzatetto cresce di ora in ora, aumenta la preoccupazione per le centinaia di migliaia di persone non ancora raggiunte dai primi soccorsi. Alle scarse o inesistenti infrastrutture, all&#8217;assenza di poter raggiungere anche telefonicamente le zone colpite e all&#8217;inefficienza dei militari sempre pronti, però, a sedare anche le proteste più piccole, si è sommata &#8216;l&#8217;indecisione&#8217; dei generali a dare il via libera alle organizzazioni internazionali di soccorso.<br />
Dopo i primi bilanci che parlavano di duecentoquarantatre vittime, le autorità birmane hanno precisato che il numero delle vittime era superiore alle quattromila persone. Era successivamente l&#8217;agenzia cinese Xinhua a portare il numero a quindicimila, fino all&#8217;ultimo annuncio da parte della televisione di Stato birmana che parla di oltre ventiduemila vittime, quarantunomila dispersi e milioni di senzatetto. Dopo essersi chiusa a riccio come in occasione dello Tsunami del 26 dicembre 2004, i generali hanno capito che non erano in grado di fronteggiare un&#8217;emergenza di così ampia portata.<br />
<strong>Per la prima volta, così, aerei e convogli di Paesi asiatici e organizzazioni Internazionali sono atterrati nell&#8217;ex capitale di Rangoon, dove ora si teme per l&#8217;assenza di acqua potabile e cibo.</strong> Drammatica invece la situazione nel delta dell&#8217;Irrawaddy. Testimoni dopo prime ricognizioni aeree parlano di cadaveri che galleggiano &#8216;portati in braccio dalla corrente&#8217; del fiume, e di oltre cinquemila km quadrati di terre e villaggi sommersi dalle acque. A rischio, secondo la FAO, anche la produzione di riso, di cui la Birmania è uno dei principali esportatori.<br />
<strong>In uno scenario così desolante, si teme per eventuali pandemie provocate da malaria, colera, diarrea e altre malattie che potrebbero facilmente diffondersi causa l&#8217;assenza di acqua potabile e adeguata assistenza sanitaria.</strong><br />
Ora, a sette giorni dal passaggio di Nargis, si discute se fosse stato possibile evitare una tale ecatombe. I governi di India e Thailandia confermano di aver avvisato per tempo il vicino birmano. La giunta, da parte sua, ha dimostrato di aver comunicato del pericolo in arrivo. <strong>Ma come e in che modo è riuscita a comunicare in un Paese dove gran parte della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà, con alti tassi di analfabetismo?</strong><br />
L&#8217;esercito birmano, nonostante sia composto da ben oltre quattrocentomila unità - su una popolazione di 53 milioni di abitanti - non è stato in grado di garantire né misure preventive, né quelle di prima assistenza, come testimoniato soprattutto dai residenti di Rangoon, dove anche i monaci sono scesi in strada ad offrire il proprio aiuto a fianco della popolazione civile.<br />
L&#8217;impossibilità da parte delle autorità birmane di far fronte ad un&#8217;emergenza che ha messo in ginocchio un Paese, spiega dunque il via libera ad aerei thailandesi, navi soccorso indiane, elicotteri russi, aerei ONU, convogli della Croce rossa internazionale e quelli di numerose organizzazioni non governative come Medici Senza Frontiere di poter garantire aiuti materiali ed economici. Questo, però, non spiega perchè restano al palo i funzionari ONU e i militari statunitensi, in attesa che la leadership birmana, barricatasi nella nuova capitale bunker di Naypidaw (&#8217;Sede dei Re&#8217;), dia loro il permesso ad entrare in un Paese che difficilmente si lascia penetrare.<br />
<strong>Forse, i generali temono che USA e ONU possano influire sul voto referendario che si terrà comunque il 10 maggio prossimo – rimandato al 24 maggio in 47 municipi compreso quello di Rangoon - nonostante appelli ed esortazioni arrivate da più parti, soprattutto da gruppi e attivisti di birmani in esilio.</strong><br />
Davvero i generali anteporrebbero interessi politici a quelli della propria popolazione in crisi? Nulla di cui stupirsi da una dittatura che governa dal 1962.<br />
<strong>Ma facciamo un passo indietro</strong>: come hanno fatto i convogli militari statunitensi ad essere presenti e già pronti ad affrontare un&#8217;emergenza di tale portata con i propri C-130 e navi da guerra nella regione est-asiatica?<br />
La risposta si chiama<strong> &#8216;Cobra Gold&#8217;</strong>, ovvero nome in codice che sta ad indicare esercitazioni militari congiunte tra Thailandia e Stati Uniti d&#8217;America.<br />
Più di cinquemila militari thailandesi e seimila soldati americani avrebbero dovuto prender parte ad esercitazioni che si sarebbero svolte in Thailandia settentrionale tra l&#8217;8 e il 21 maggio.<br />
A &#8216;Cobra Gold&#8217; – esercitazione che si ripete ogni anno e drasticamente ridotta nel 2007, dopo l&#8217;instaurazione in Thailandia di un regime appoggiato dall&#8217;esercito – presenti anche le truppe di altri tredici Paesi, tra cui Singapore, Indonesia, Giappone, Malaysia, Gran Bretagna, Francia e Australia. L&#8217;addestramento, che solitamente si concentra su missioni di peacekeeping e assistenza, mette a disposizione delle truppe, un totale di 14 navi da combattimento e 96 aerei. “Preparare una<br />
reazione multinazionale a eventuali crisi future”, è stato il commento del vice capo missione dell&#8217;ambasciata USA, James Entwistle.<br />
<strong>Strane coincidenze.</strong><br />
Nel 2006, la giunta birmana aveva protestato ufficialmente riguardo lo scopo di tali esercitazioni che ormai vanno avanti da oltre un decennio perchè, più volte, le &#8216;truppe alleate&#8217; erano arrivate troppo vicine al confine birmano e, forse, qualche piccola incursione utilizzando le vie dei combattenti Karen c&#8217;era anche scappata.<br />
Ora, la catastrofe e il dramma di un popolo, sono il giusto pretesto per poter finalmente entrare in Birmania. Non importa che il diktat dei generali stabilisca che siano loro a gestire gli aiuti, che finora superano di gran lunga i dieci milioni di dollari. Non importa che nessuno possa garantire  che i soldi arrivino direttamente alla popolazione. &#8216;Vecchi&#8217; e soliti problemi che ci rimandano la mente a quel triste 26 dicembre 2004, quando l&#8217;onda anomala devastò soprattutto l&#8217;arcipelago indonesiano.<br />
<strong>Allo stato attuale, fare delle previsioni di breve o lungo periodo è molto difficile e, magari, sarebbe più semplice dare interpretazioni cultural/popolari più che politiche.</strong> I superstiziosi buddisti birmani credono che i disastri naturali colpiscano solo i Re cattivi che non si sono prodigati per la popolazione. Nargis potrebbe quindi rimettere nelle mani del popolo il &#8216;mandato celeste&#8217;.<br />
Forse sì, è meglio dar credito alla cultura millenaria di un popolo, più che a linee complottistiche e/o cospirative, che intrecciano ormai il nostro immaginario. Se così non fosse, saremmo autorizzati a chiamare in causa il progetto <a href="http://www.haarp.alaska.edu/"><strong>HAARP</strong> (High-frequency Active Aural Research)</a>.<br />
Sebbene non ci siano prove che il progetto sia mai stato utilizzato, HAARP, parte del programma della Iniziativa di Difesa Strategica statunitense, è pienamente funzionante ed ha la capacità di provocare inondazioni, siccità, uragani e terremoti.<br />
<strong>Solo strane coincidenze e teorie che forse andrebbero bene per un bel copione targato Holliwood, come l&#8217;ultimo Rambo (&#8217;Jonh Rambo&#8217;), dove l&#8217;eterno guerriero, turbato da un gruppo di missionari laici che vive in &#8216;Burma&#8217;, valica i confini per soccorrere loro e alcuni villaggi birmani “vessati da un sadico regime militare”</strong>.</p>
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		<title>A CYCLONE DIARY - From THE IRRAWADDY, By KYI WAI</title>
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		<pubDate>Thu, 08 May 2008 12:41:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Birmania/Myanmar]]></category>

		<category><![CDATA[Ultime Notizie]]></category>

		<category><![CDATA[tifone Nargis]]></category>

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		<description><![CDATA[From &#8216;THE IRRAWADDY&#8216;
BY KYI WAI/RANGOON
Sanchaung Township. May 2-3
I first heard that a cyclone was approaching Burma on the 1 p.m. news on May 2. The next day, the cyclone’s approach was reported in the state-published newspapers, but the item was buried amid other news. The constitutional referendum planned for May 10 dominated the headlines. Later [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>From &#8216;<a href="http://www.irrawaddy.org"><strong>THE IRRAWADDY</strong></a>&#8216;<br />
<strong>BY KYI WAI/RANGOON</strong></p>
<p style="line-height: 150%" align="left"><strong>Sanchaung Township. May 2-3</strong><br />
I first heard that a cyclone was approaching Burma on the 1 p.m. news on May 2. The next day, the cyclone’s approach was reported in the state-published newspapers, but the item was buried amid other news. The constitutional referendum planned for May 10 dominated the headlines. Later I heard that many people had overlooked the news item, believing it was of little importance.<br />
At about 2 p.m. On May 3, a friend from Bassein, capital of Irrawaddy Division, called me with the news that the cyclone had hit Haing Gyi island in the Irrawaddy delta. Some villages near Chaung Thar beach had reportedly disappeared. I tried to call Chaung Thar to confirm the news but I couldn&#8217;t get through.<br />
Journalists from some Rangoon publications set out that day to try and reach Bassein, but I later heard that they hadn’t been able to get there.<br />
Offices and schools in Rangoon closed early, and worried groups of residents gathered at bus stops.<br />
Myanmar TV carried storm warnings on its 6 p.m. and 8 p.m. newscasts, but few viewers took the news seriously—not much credence is given to anything carried by the state media.<br />
It rained later that night, and the wind picked up, growing stronger all the time. At 2 a.m. On May 3, the howling wind woke people up and frightened the children. At around 4 a.m. the residents of one eight-story apartment block left their homes and sought shelter on the ground floor. Zinc roofing was being ripped off the building and the rain was penetrating homes.<br />
<strong>May 3</strong><br />
In her dilapidated home in Rangoon’s Wartayar district, Ma Oo, a food vendor, described how she recited Than Buddhe rhymes to her eight year-old son and five year-old daughter to comfort them.<br />
She heard cries of help and ran outside, taking the children—just in time to see their home collapse before their eyes. A neighbor, Ma Kyin Ngwe, called them over to her own ruined home, and they hugged the ground as the wind sent pots, pans and furniture flying around them.<br />
There was no escape from the fury of the storm. Wartayar is a raw, treeless place, accommodating people made homeless by a disastrous fire in Rangoon’s Hlaing Township.<br />
<strong>May 3, 11 a.m</strong>.<br />
The wind began to slacken. In its wake it left behind a scene of devastation—fallen trees and power lines, roofless buildings, collapsed homes. Shocked residents gathered outside to assess the damage.<br />
<strong>May 3, Noon</strong><br />
People began to tour the streets, looking for shops that would sell them food and other provisions. Many shops were closed, and those shopkeepers who opened their doors demanded inflated prices.<br />
Many prices had doubled virtually overnight. A duck egg now cost 200 kyat (18 US cents). Zinc roofing—now in big demand—had jumped in price from 1,200 kyat ($1) per square foot to as much as 3,000 kyat ($2.7).<br />
Neighbors helped each other. A resident of Rangoon’s Shwepyithar district said, &#8220;We had to. Anybody with sufficient rice distributed it to those in need, starting with children and the elderly.”<br />
<strong>May 4</strong><br />
The demand for zinc roofing sheets and rice grew still further. Buses were back in service, but fares had risen astronomically. A 50 kyat (4 US cents) ticket now cost 2,000 kyat ($1.60).<br />
Taxi fares also jumped, keeping pace with increases in the price of fuel. Not only fuel was in short supply—clean water, too, was hard to find and cost up to 3,000 kyat ($2.40) for 20 liters.<br />
One worker from Rangoon’s Shwepyithar district said there was no rice to be found in the suburbs. &#8220;There are a lot people who haven&#8217;t eaten since yesterday,” he said.<br />
Many said they expected no help from the government. A teacher said:<br />
&#8220;There is no roof now on our building. We’ve been told that we have to repair it on our own. How can I repair it on my monthly salary? I have no money to spare. So I have to live with it as it is.”<br />
Ironically, civil servants living in poorly-constructed government housing fared worse than others as the storm ripped into their apartment blocks. “Contractors rushed the buildings up, pocketing the profits,” said one government official.<br />
Bus fares eased today, but still were 10 times last week’s level. The price of rice, however, has soared, although the government announced on May 5 that it would make rice and such commodities as palm oil and building materials available at controlled prices. Rangoon residents looked in vain, however, for the promised goods.</p>
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		<title>FESTIVAL DELLA CULTURA CAMBOGIANA - Rassegna Cinematografica</title>
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		<pubDate>Thu, 08 May 2008 09:55:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Tofani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<category><![CDATA[Festival della Cambogia]]></category>

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		<category><![CDATA[Rithy Panh]]></category>

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		<description><![CDATA[FESTIVAL DELLA CULTURA CAMBOGIANA - RASSEGNA CINEMATOGRAFICA
“Dal silenzio alla speranza”
 
Roma, 13 Maggio/1 Giugno 2008 - Ingresso gratuito
La Cambogia è Angkor Wat, le meraviglie di templi straordinari, è Phnom Penh, i viali alberati e il Palazzo Reale. E poi la tradizione khmer, l’arte, la musica. Ma la Cambogia è anche la storia recente della tragedia di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><strong>FESTIVAL DELLA CULTURA CAMBOGIANA - RASSEGNA CINEMATOGRAFICA</strong></p>
<p style="text-align: center">“Dal silenzio alla speranza”</p>
<p style="text-align: left"> </p>
<p><strong>Roma, 13 Maggio/1 Giugno 2008 - Ingresso gratuito</strong></p>
<p style="line-height: 150%" align="left"><strong>La Cambogia è Angkor Wat, le meraviglie di templi straordinari, è Phnom Penh, i viali alberati e il Palazzo Reale. E poi la tradizione khmer, l’arte, la musica</strong>. Ma la Cambogia è anche la storia recente della tragedia di Pol Pot, la faticosa rinascita dopo gli orrori che hanno trasformato questo paese in un luogo di sofferenza. E’ la voce di registi impegnati come Rithy Panh che, nato a Phnom Penh sotto il regime, nel 1975 viene rinchiuso in un campo di rieducazione, dal quale riesce a fuggire quattro anni dopo rifugiandosi in Thailandia. Oggi Vive tra la Francia e la Cambogia e con i suoi film documentario dirige un lungo e prezioso lavoro di testimonianza e di ricostruzione della memoria.</p>
<p><strong>Roma da vita a questa testimonianza con il primo festival della Cultura Cambogiana.</strong></p>
<p style="line-height: 150%" align="left"><strong>I primi due appuntamenti sono con il CINEMA di Rithy Panh</strong>:<br />
PALAZZO FARNESE - Piazza Farnese, 67<br />
13 maggio ore 19.00<br />
<strong>Les gens de la rizière</strong> di Rithy Panh (1994)<br />
Nei campi dei rifugiati cambogiani, quando i bambini chiedono da dove provenga il riso, gli viene risposto: “dai camion delle Nazioni Unite”. Loro non hanno mai visto una risaia.Un giorno i bambini dovranno imparare a vivere in Cambogia ed imparare a piantare e coltivare la terra. Il film cerca di dimostrare il fragile equilibrio di questa vita e la libertà che essa rappresenta.Prenotazione obbligatoria – tel. 06 8074876</p>
<p style="line-height: 150%" align="left">VILLA MEDICI - Viale della Trinità dei Monti, 1 </p>
<p style="line-height: 150%" align="left">14 maggio – ore 18.00<br />
<strong>Presentazione del libro &#8216;La carta non può avvolgere la brace&#8217; di Rithy Panh </strong> – Ediz. ObarraO.<br />
Interverranno l’autore Rithy Panh, la giornalista di Raiuno Danila Bonito, l’Editore di ObarraO Maurizio Gatti, il giornalista del Corriere della Sera Corrado Ruggeri.<br />
14 maggio – ore 20.30<br />
<strong>Presentazione del film</strong> <strong>&#8216;Le papier ne peut pas envelopper la braise&#8217;</strong> di Rithy Panh (2007)<br />
“In un paese che ha subito decenni di guerra, il segno evidente dell’incrinatura sociale si manifesta nello sfruttamento economico e politico di corpo e spirito”.“La carta non può avvolgere la brace” dice all’autore una giovane prostituta. Il libro è la storia della resistenza alla perdita di dignità, la testimonianza di diciotto mesi di vita quotidiana delle giovani del Building Bianco di Phnom Penh, ragazze giovanissime cresciute in campagna, nelle risaie, nei campi per rifugiati dell’era post-khmer rossi e vendute per essere avviate alla prostituzione.Vite violate, vittime di una “tragedia anonima” alle quali Rithy Panh restituisce individualità e dignità, ne registra, senza mai cadere in commiserazione, le storie e le speranze. Frammenti di una realtà che coinvolge circa trentamila donne cambogiane costrette a vendere il proprio corpo per sfuggire alla miseria e alla povertà, ma che con molto coraggio lottano ogni giorno con il proprio passato, per la vita. Instancabile cronista dei malesseri del suo paese, Rithy Panh raccoglie con pazienza la memoria in frantumi dei cambogiani “affinché sia di nuovo possibile vivere insieme” e testimonia, attraverso le parole dei suoi protagonisti, l’indicibile della società attuale in Cambogia, ancor oggi alla ricerca di punti di riferimento.Il film-documentario, che ha lo stesso titolo del libro, vinse nel 2007 il premio European Film Academy.<strong>Prenotazione obbligatoria – tel. 06 8074876</strong></p>
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		<title>LIBRI - LA CARTA NON PUÒ AVVOLGERE LA BRACE</title>
		<link>http://www.sudestasiatico.com/2008/05/08/libri-la-carta-non-puo-avvolgere-la-brace/</link>
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		<pubDate>Thu, 08 May 2008 09:43:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Tofani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Libri]]></category>

		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>

		<category><![CDATA[Cambogia]]></category>

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		<category><![CDATA[Rithy Panh]]></category>

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		<description><![CDATA[LA CARTA NON PUÒ AVVOLGERE LA BRACE
di Rithy Panh e Louise Lorentz. ObarraO edizioni 2008 - Euro 22,00 - pp. 232
Al centro di Phnom Penh, il Building Bianco sembra un vascello sbattuto dal vento dove decine di giovani prostitute affrontano un quotidiano colmo di dolore che non sembra più vita. Ragazze giovanissime, cresciute in campagna, nelle risaie, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><span style="font-weight: bold" class="Apple-style-span">LA CARTA NON PUÒ AVVOLGERE LA BRACE</span></p>
<p><span style="font-weight: bold" class="Apple-style-span">di Rithy Panh e Louise Lorentz</span>. <a href="http://www.obarrao.com/" target="_blank"><span style="font-weight: bold" class="Apple-style-span">ObarraO</span></a><span style="font-weight: bold" class="Apple-style-span"> edizioni</span> 2008 - Euro 22,00 - pp. 232</p>
<p style="line-height: 150%" align="left"><strong>Al centro di Phnom Penh, il Building Bianco sembra un vascello sbattuto dal vento dove decine di giovani prostitute affrontano un quotidiano colmo di dolore che non sembra più vita. Ragazze giovanissime, cresciute in campagna, nelle risaie, nei campi per rifugiati dell’era post-khmer rossi, hanno venduto alla capitale la loro verginità per nutrire la famiglia.</strong><br />
Vite violate, vittime di una “tragedia anonima” alle quali Rithy Panh restituisce individualità e dignità. «La carta non può avvolgere la brace» dice all’autore una giovane prostituta. Ascoltando come testimone le loro storie e le loro speranze senza mai cadere nella commiserazione, Rithy Panh registra i frammenti di un dramma che coinvolge circa trentamila donne cambogiane costrette a vendere il proprio corpo per sfuggire alla miseria. Con coraggio lottano ogni giorno con il proprio passato, per la vita.“In un paese che ha subito decenni di guerra, il segno evidente dell’incrinatura sociale si manifesta nello sfruttamento economico e politico di corpo e spirito”.Il libro è la testimonianza di diciotto mesi di vita quotidiana delle giovani del Building Bianco e, soprattutto, è la storia toccante della resistenza di queste donne alla perdita di dignità, d’identità e di riferimenti.Rithy Panh dona a loro un nome, un volto e infine la parola.<br />
<strong>La carta non può avvolgere la brace si è sviluppato in parallelo all’omonimo film-documentario che ha vinto il premio European Film Academy Documentario 2007 - Prix Arte.</strong></p>
<p style="line-height: 150%" align="left"><strong>Rithy Panh è nato a Phnom Penh. Nel 1975, dopo aver perso gran parte della famiglia sotto il regime di Pol Pot, viene internato dai khmer rossi in un campo di rieducazione dal quale riesce a fuggire quattro anni dopo, all’età di quindici anni, rifugiandosi in Tailandia</strong>. Nel 1980 raggiunge Parigi dove si diploma presso l’Institut des Hautes Etudes Cinématographiques (IDHEC). Vive tra la Francia e la Cambogia.Instancabile cronista dei malesseri del suo paese, con i suoi film-documentari e con i suoi libri Rithy Panh raccoglie con pazienza la memoria in frantumi dei cambogiani “affinché sia di nuovo possibile vivere insieme” e testimonia, attraverso le parole dei suoi protagonisti, l’indicibile della società attuale in Cambogia, ancor oggi alla ricerca di punti di riferimento.È regista di numerosi film e documentari di rilievo.<br />
Il suo film La terre des âmes errantes ha ricevuto quindici premi.Il suo libro sul genocidio S-21 La macchina di morte dei khmer rossi, nato a partire dal film omonimo, è stato pubblicato da ObarraO.</p>
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		<title>BIRMANIA - REPORTAGE DI VIAGGIO (Quarta parte)</title>
		<link>http://www.sudestasiatico.com/2008/05/08/birmania-reportage-di-viaggio-quarta-parte/</link>
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		<pubDate>Thu, 08 May 2008 09:12:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Tofani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Birmania/Myanmar]]></category>

		<category><![CDATA[In primo piano]]></category>

		<category><![CDATA[monaci buddisti]]></category>

		<category><![CDATA[reportage]]></category>

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		<description><![CDATA[A rendere calde le giornate di Rangoon, non più le marce pacifiche dei monaci cui si è unita anche la popolazione locale, ma un forte sole che, senza filtri, segna la fine della stagione delle piogge e l’inizio di quella turistica. 
Quest&#8217;anno, però, i volti occidentali sono pochi e la situazione per migliaia che lavorano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="line-height: 150%" align="left"><strong>A rendere calde le giornate di Rangoon, non più le marce pacifiche dei monaci cui si è unita anche la popolazione locale, ma un forte sole che, senza filtri, segna la fine della stagione delle piogge e l’inizio di quella turistica. </strong><br />
Quest&#8217;anno, però, i volti occidentali sono pochi e la situazione per migliaia che lavorano grazie al turismo sembra peggiorare di giorno in giorno. In attesa di tempi migliori, le guide e i ‘driver’ passano il tempo in strada regalando sorrisi e raccontando ognuno la propria esperienza.<br />
<strong>Il mio arrivo a Rangoon – dopo 17 ore di bus da Bagan percorse su una strada disastrata e fatiscente – coincide con l’incontro di “Mr. Gambari”, come lo chiama la “Myanmar people”, e Aung San Suu Kyi, amata dai più e odiata dai fedeli al governo che vedono in lei “una marionetta in mano a britannici e statunitensi”</strong>. Sebbene l’inviato delle Nazioni Unite non sia riuscito ad incontrare il numero uno della giunta militare birmana: generale Than Shwe, questa seconda visita sembra offrire segnali di speranza a quanti desiderano un futuro senza generali. Dopo tre anni dall’ultimo incontro, Aung San Suu Kyi ha avuto la possibilità di parlare con i membri del suo partito: la Lega Nazionale per la Democrazia (LND).<br />
La comunicazione ufficiale, però, ha preferito non mostrare le immagini in video e rendere pubblica la notizia, sottolineando invece l’importanza di un altro colloquio: quello tra la “Lady” e Aung Kyi, militare richiamato dal pensionamento per mantenere i rapporti tra il governo e l’ispiratrice della LND.<br />
<strong>Non è di rassegnazione l’aria che si respira parlando con le persone. In un attesa che dura ormai da lungo tempo, gli orgogliosi e quieti buddisti birmani, che nella ex-capitale condividono pacificamente spazi pubblici e religiosi con indiani, pakistani, cinesi, musulmani, cristiani e cattolici, attendono speranzosi una nuova alba, una ‘nuova vita’</strong>.<br />
“A volte è difficile prendere la decisione di protestare. I militari rispondono col fuoco e con arresti di massa, molti di noi hanno un lavoro precario e una famiglia da mantenere”, mi racconta un locale. Nonostante tutto, però, a centinaia si sono uniti ai monaci che dal 18 settembre scorso, sono scesi nelle strade di Rangoon camminando verso la Sule Pagoda, (a sud della citta’ verso il fiume Yangon). “A volte la passione e la voglia di protestare e’ incontrollabile. Mia moglie in quei giorni (durante le dimostrazioni) si e’ raccomandata che stessi buono, ma è stato più forte di me”, racconta Toe, che si è unito ai monaci confondendosi tra la folla indossando vesti color porpora. “Le marce sono andate avanti per giorni e il numero delle persone aumentava sempre di più. Il 25 settembre, però, la polizia e l’esercito hanno occupato le strade e, spalle alla Sule pagoda, hanno cominciato a spingere indietro la folla”, racconta con occhi sgranati Toe mentre ci muoviamo solitari al mattino presto per prendere un bus locale che ci porterà a Bago (80 km nord di Rangoon).<br />
Qui, visiteremo uno dei più importanti monasteri e centro di studi buddista che ha scelto di non prendere parte alle manifestazioni.<br />
<strong>Di nuovo in viaggio, seduto su una scomodissima panca di legno, Toe, quaranticinquenne originario di Mandalay, continua ad offrirmi immagini di quei giorni.</strong> “Il 26, i soldati avevano il controllo delle strade e, dopo averci spinto per una cinquantina di metri indietro, hanno iniziato a gridare attraverso i megafoni di allontanarci e disperderci. La folla, però, ha continuato a spingere in avanti e a quel punto sono partiti i primi colpi di avvertimento”. Intanto, a far da cornice alla strada verso Bago - la stessa che porta anche alla tristemente nota prigione Insein - caserme delle divisioni di uno degli eserciti più numerosi al mondo in rapporto alla popolazione (400mila su 53 milioni circa di abitanti). “Subito dopo – continua Toe – i soldati hanno iniziato a sparare contro la folla sia con proiettili di plastica che con pallottole vere. Mentre la folla si disperdeva tra il fumo dei lacrimogeni, a centinaia sono stati arrestati e molti uccisi. Non posso dire con certezza cosa sia accaduto, mi son prima preoccupato di mettermi in salvo e durante i giorni del coprifuoco sono rimasto chiuso in casa”. Mentre siamo nei pressi del monastero di Kha Kha Wain, che ospitava prima di settembre mille e duecentocinquanta monaci, Paulo Sergio Pinheiro, esperto di diritti umani delle Nazioni Unite viene ricevuto dai generali nella “Sede dei Re” (Nay Pyi Daw).<br />
<strong>Dopo quattro anni dal suo ultimo viaggio birmano, il funzionario con passaporto brasiliano ha il difficile compito di raccogliere testimonianze per capire cosa sia realmente accaduto durante quei giorni di fine settembre.</strong><br />
Siamo in perfetto orario, le 11, per vedere i monaci che silenziosamente si preparano a consumare l’unico pasto quotidiano. Circa cinquecento monaci sono presenti nella sala, mentre ad un angolo siede l’ottantasettenne capo spirituale del monastero: B.Z. Pala. Molti, i più giovani, sono tornati a casa richiamati da famiglie preoccupate, mentre alcuni hanno deciso di prendere parte alle dimostrazioni nonostante il divieto imposto dal capo spirituale. “Noi siamo legati a Buddha, dobbiamo solo seguire la sua disciplina. Sono stato chiaro nell’affermare che chi avrebbe dimostrato non avrebbe dovuto far ritorno al monastero”, racconta B.Z. Pala, dopo avermi concesso l’onore e il piacere di essere ricevuto alla sua tavola. Con queste parole, l’anziano monaco buddista ha risposto alla domanda sul perchè il monastero di Kha Kha Wain non abbia preso parte alle dimostrazioni, postagli da Ibrahim Gambari prima e da Paulo Sergio Pinheiro poi, durante i rispettivi incontri. Il capo spirituale mi guarda attraverso i suoi occhiali con sguardo fermo e sereno e sul futuro dice che “le sanzioni non aiutano lo sviluppo dell’economia e della popolazione birmana”. Poi, con aria sorridente continua: “<strong>non sono in grado di prevedere il futuro, nonostante mediti da ann</strong>i”. <strong>(Fine)</strong></p>
<p><a href="http://www.sudestasiatico.com/2008/04/29/birmania-reportage-di-viaggio-prima-parte/" target="_blank">PRIMA PARTE</a> - <a href="http://www.sudestasiatico.com/2008/05/02/birmania-reportage-di-viaggio-seconda-parte/" target="_blank">SECONDA PARTE</a> - <a href="http://www.sudestasiatico.com/2008/05/05/birmania-reportage-di-viaggio-terza-parte/" target="_blank">TERZA PARTE</a></p>
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		<item>
		<title>IN ASIA - Landmark China-Japan deal agreed</title>
		<link>http://www.sudestasiatico.com/2008/05/07/381/</link>
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		<pubDate>Wed, 07 May 2008 09:37:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Tofani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[In Asia]]></category>

		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>

		<category><![CDATA[China]]></category>

		<category><![CDATA[diplomatic relations]]></category>

		<category><![CDATA[Japan]]></category>

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		<description><![CDATA[Landmark China-Japan deal agreed
By BBC
The Japanese prime minister told reporters he &#8220;rated highly&#8221; Mr Hu&#8217;s decision to hold talks with representatives of Tibet&#8217;s spiritual leader, the Dalai Lama.
But Mr Hu said the Dalai Lama would need to stop &#8220;acting to separate the homeland&#8221; and &#8220;inciting violent acts&#8221; for the talks to succeed.Beijing has made similar [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="line-height: 150%" align="left"><strong>Landmark China-Japan deal agreed</strong><strong><br />
By <a href="http://www.bbc.co.uk/">BBC</a></strong><br />
The Japanese prime minister told reporters he &#8220;rated highly&#8221; Mr Hu&#8217;s decision to hold talks with representatives of Tibet&#8217;s spiritual leader, the Dalai Lama.<br />
But Mr Hu said the Dalai Lama would need to stop &#8220;acting to separate the homeland&#8221; and &#8220;inciting violent acts&#8221; for the talks to succeed.Beijing has made similar allegations several times since recent unrest in and around Tibet. The Dalai Lama denies any role in the unrest and says he is not seeking independence for Tibet.<br />
Positive viewThe deal signed by Mr Hu and Mr Fukuda was the fourth such agreement since 1972.&#8221;The two nations agreed that Japan and China both share larger responsibilities for the world&#8217;s peace and development in the 21st Century,&#8221; a joint statement issued after the summit read.<br />
&#8220;Leaders of the two states will develop ways for regular exchanges, with one leader visiting the other in principle every year.<br />
&#8220;After the meeting, Mr Fukuda said the two leaders had pledged to work to resolve a dispute over gas deposits in the East China Sea.&#8221;We agreed a solution is in sight for the long pending issue of developing resources in the East China Sea as Japan and China have held meaningful discussions and made significant progress,&#8221; Mr Fukuda told a joint news conference.<br />
Mr Hu also made upbeat comments to reporters following the talks.<br />
&#8220;We both believe relations between China and Japan are at a new starting point,&#8221; he said.His visit is the first by a Chinese leader since 1998, when incumbent Jiang Zemin caused controversy by lecturing Japan&#8217;s politicians on their country&#8217;s wartime past.<br />
China suspended high-level contact with Japan from 2001 to 2006 during the premiership of Junichiro Koizumi, who made repeated visits to the Yasukuni war shrine, a place most Chinese believe glorifies militarism.Mr Fukuda has promised not to visit the shrine while he is in power and has called for Japan to be humble about its past.<br />
China has now overtaken the US as Japan&#8217;s top trading partner, with bilateral trade increasing 12% last year to $236.6bn.<br />
And analysts say this increasingly important economic relationship has played a vital role in warming the ties between the two nations.</p>
<p style="line-height: 150%" align="left"><strong>Japan, China issue joint document on mutually strategic relations<br />
</strong>05/07/2008<strong>BY <a href="http://www.asahi.com/english/english.html">THE ASAHI SHIMBUN</a></strong><br />
Prime Minister Yasuo Fukuda and visiting Chinese President Hu Jintao signed a joint statement Wednesday on promoting &#8220;relations of mutually strategic interests&#8221; without referring to &#8220;apologies&#8221; or &#8220;reflection&#8221; over Japan&#8217;s wartime actions in China.The summit between Fukuda and Hu earlier Wednesday was their first since Fukuda visited China in December last year.Hu arrived in Tokyo on Tuesday for a five-day visit, the first by a Chinese president since his predecessor, Jiang Zemin, arrived here in 1998, which was the last time a joint statement had been signed by the two countries.At the start of their meeting at the Prime Minister&#8217;s Official Residence, Fukuda extended &#8220;a hearty welcome to Hu&#8217;s visit in the year marking the 30th anniversary of the treaty of peace and friendship that Japan and China sealed.&#8221;Hu responded that Japan and China are blessed with an opportunity to further expand their ties.The document said the leaders of the two countries will reciprocate visits each year.By not directly mentioning Japan&#8217;s atonement for its role in China before and during World War II, the joint statement sets the stage for a future-oriented approach toward improving ties. Instead, the statement said both countries will &#8220;continue to explore a new phase of bilateral relations by squarely facing history.&#8221;The Chinese side in the joint statement said it appreciates the fact that &#8220;Japan has maintained a path as a pacifist country for more than 60 years after the end of World War II.&#8221;The statement also said Beijing &#8220;thinks much of Japan&#8217;s standing and role in the United Nations,&#8221; but it did not include a direct expression pointing to China&#8217;s support of Japan&#8217;s bid to become a permanent member of the U.N. Security Council.As for the Taiwan issue, Japan maintained its position made clear in the 1972 joint declaration when Tokyo and Beijing normalized diplomatic ties. Japan said in the declaration that it &#8220;fully understands and respects the position of the Chinese government.&#8221;The joint document fell short of directly referring to China&#8217;s crackdown in Tibet, which has sparked criticism from around the world.But the statement said Japan and China will &#8220;cooperate closely to promote understanding and the pursuit of basic and universal values acknowledged by the international community.&#8221;The document was also vague on the possibility of joint development of gas fields in the East China Sea. It simply spelled out the principles of making the sea an area of &#8220;peace, collaboration and friendship.&#8221;The two leaders confirmed in the document that Tokyo and Beijing will be actively involved in building an international framework for fighting global warming in and after 2013, when the Kyoto Protocol expires.China in another statement on climate change said for the first time that Japan&#8217;s proposed sector-specific approach to curbing greenhouse gas emissions was an &#8220;important measure.&#8221;(IHT/Asahi: May 7,2008)</p>
<p style="line-height: 150%" align="left"><strong>Chinese president, Japanese PM discuss closer bilateral ties</strong><br />
<strong>BY <a href="http://www.chinaview.cn/index.htm">XINHUA</a></strong><br />
TOKYO, May 7 (Xinhua) &#8212; Visiting Chinese President Hu Jintao and Japanese Prime Minister Yasuo Fukuda held talks in Tokyo Wednesday on furthering the strategic and mutually beneficial relations between the two countries.Chinese Foreign Ministry officials said the two leaders discussed bilateral relations and other issues of common concern.The two leaders are expected to attend a signing ceremony for mutual cooperation documents and meet the press following their talks.Earlier in the day, the Chinese president met Japanese Emperor Akihito, who hosted a welcome ceremony for the visiting Chinese leader.Hu arrived in Tokyo Tuesday for a five-day state visit aimed at boosting bilateral relations. This marks the first visit by a Chinese head of state to Japan in 10 years.In a written statement issued at the airport upon his arrival in Tokyo, the president said the development of a long-term stable and good neighborly relationship between China and Japan is in the fundamental interests of both countries and both peoples.Hu expressed the hope that his visit will help enhance mutual trust, strengthen friendship, deepen cooperation and inspire plans for the future. He added that China will work together with Japan to open up new prospects for comprehensively pushing forward their strategic and mutually beneficial relations.Hu&#8217;s visit to Japan is seen as a step to further improve the once-chilly relationship between the neighbors, which began to warm with former Japanese Prime Minister Shinzo Abe&#8217;s &#8220;ice-breaking&#8221; visit to China in October 2006. That event was followed by Chinese Premier Wen Jiabao&#8217;s &#8220;ice-thawing&#8221; trip to Japan last April and Fukuda&#8217;s &#8220;spring-herald&#8221; visit to China last December.In an interview with Japanese journalists in Beijing on Sunday, Hu described his visit to Japan as a &#8220;trip of warm spring&#8221; and wished for a &#8220;warm spring for the friendship between the two peoples.&#8221;</p>
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		</item>
		<item>
		<title>BIRMANIA - UN RAGGIO DI SOLE NELLA TEMPESTA?</title>
		<link>http://www.sudestasiatico.com/2008/05/07/birmania-un-raggio-di-sole-nella-tempesta/</link>
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		<pubDate>Wed, 07 May 2008 08:53:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Tofani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ultime Notizie]]></category>

		<category><![CDATA[Aiutare senza confini]]></category>

		<category><![CDATA[Birmania/Myanmar]]></category>

		<category><![CDATA[comunicato stampa]]></category>

		<category><![CDATA[tifone Nargis]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sudestasiatico.com/2008/05/07/birmania-un-raggio-di-sole-nella-tempesta/</guid>
		<description><![CDATA[La catastrofe naturale si è abbattuta sulla Birmania, dove, dal 1962, una dittatura militare tiene in scacco una tra le più povere popolazioni al mondo. Sebbene i dati forniti dalla televisione di Stato parlino di oltre ventiduemila morti, il bilancio potrebbe essere ben più pesante. Alto, anche il numero dei dispersi, oltre quarantamila.
Case distrutte, acqua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="line-height: 150%" align="left"><strong>La catastrofe naturale si è abbattuta sulla Birmania, dove, dal 1962, una dittatura militare tiene in scacco una tra le più povere popolazioni al mondo</strong>. Sebbene i dati forniti dalla televisione di Stato parlino di oltre ventiduemila morti, il bilancio potrebbe essere ben più pesante. Alto, anche il numero dei dispersi, oltre quarantamila.<br />
Case distrutte, acqua potabile e cibo ai limiti, soprattutto nell&#8217;affollata Rangoon dove, gran parte dei 6,5 milioni di abitanti è costretta a dormire per strada, così come nella zona maggiormente colpita, quella del delta dell&#8217;Irrawaddy. <strong>A rischio, quindi, anche i futuri raccolti di riso, il cui prezzo, sul piano globale, rischia di accrescere una crisi alimentare sia tra i Paese produttori del sudest Asia che quelli di Africa e medio oriente. </strong><br />
Una punizione divina, forse, secondo i fedeli buddisti birmani, secondo cui il &#8216;Re cattivo&#8217; viene colpito dalla Natura.<br />
Superstizioni o meno, i generali, chiusisi inizialmente a riccio, con il passare delle ore, si sono resi conto che non avrebbero potuto fronteggiare una catastrofe di tali proporzioni da soli. A Rangoon, la gente chiede perchè non siano stati avvisati per tempo, chiede dove fossero i militari durante le prime operazioni di soccorso. A poco servono le dichiarazioni del ministro dell&#8217;informazione birmana, Kyaw Hsan, che in un&#8217;insolita conferenza stampa nell&#8217;ex-capitale ha garantito che la giunta “sta facendo il suo meglio”. Dopo il via libera all&#8217;offerta di aiuto delle Nazioni Unite, il ministro ha ammesso la portata delle crisi e ha chiesto l&#8217;aiuto di persone e volontari sia all&#8217;interno che fuori dal Paese.<br />
<strong>I primi aerei cargo thailandesi, si sono quindi alzati in volo e, finalmente, nelle prime ore di oggi, anche quelli del World Food Programme.</strong> Tendine anti insetti, acqua, cibo, coperte e tutto ciò che occorre per fronteggiare un&#8217;emergenza in un Paese già povero, con limitate infrastrutture, dove alcune zone colpite non sono raggiungibili neanche telefonicamente. Totalmente al buio, si ignora quali siano le reali conseguenze per la popolazione di alcune isole dove, il Nargis, con venti che hanno raggiunto anche i 200 Km/h, sembra abbia spazzato via oltre ventimila abitazioni.<br />
Non basta, però, tutto ciò per bloccare la &#8217;strada verso la democrazia&#8217; messa in atto dall&#8217;SPDC (State Peace and Development Council – il governo birmano), che prevede, per il 10 maggio prossimo, il voto referendario sulla bozza costituzionale presentata a settembre scorso dopo 14 anni di lavori della Convenzione Nazionale. Rimandato al 24 maggio il voto in almeno 47 municipi, compreso quello di Rangoon, il resto della popolazione dovrà esprimere la propria preferenza come stabilito e annunciato già da febbraio scorso.<br />
<strong>Tra analisi e dichiarazioni, inizia a crescere il sentimento comune che Nargis possa determinare la fine del &#8216;mandato celeste&#8217; dei generali birmani</strong>. Ad Aceh, la punta dell&#8217;isola indonesiana di Sumatra, lo Tsunami del 2004 e il disastro provocato convinsero le due parti in conflitto - i ribelli separatisti del GAM (Gerakan Aceh Merdeka) e il governo di Jakarta - a firmare un accordo di pace nell&#8217;agosto successivo, dopo oltre un trentennio di guerra civile.<br />
Per la prima volta dopo anni di sudditanza e duri colpi, funzionari pubblici e militari dell&#8217;esercito birmno hanno disobbedito in massa all&#8217;ordine di “non abbandonare la propria posizione” per raggiungere, dalla nuova capitale in mezzo al nulla, Naypyidaw, le proprie famiglie nella zona devastata dal ciclone.<br />
<strong>In un tale clima di desolazione il pensiero che il ciclone abbia spazzato via le ultime coscienze sporche rimaste e quindi sia l&#8217;inizio di un nuovo cambiamento è, forse, l&#8217;unico raggio di luce dopo la tempesta.</strong></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Relief Effort Should be Burma’s No 1 Priority - By KYAW ZWA MOE</title>
		<link>http://www.sudestasiatico.com/2008/05/06/relief-effort-should-be-burma%e2%80%99s-no-1-priority-by-kyaw-zwa-moe/</link>
		<comments>http://www.sudestasiatico.com/2008/05/06/relief-effort-should-be-burma%e2%80%99s-no-1-priority-by-kyaw-zwa-moe/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 06 May 2008 13:16:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Birmania/Myanmar]]></category>

		<category><![CDATA[Ultime Notizie]]></category>

		<category><![CDATA[tifone Nargis]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sudestasiatico.com/2008/05/06/relief-effort-should-be-burma%e2%80%99s-no-1-priority-by-kyaw-zwa-moe/</guid>
		<description><![CDATA[Relief Effort Should be Burma’s No 1 Priority
From Irrawaddy.org
By KYAW ZWA MOE
Burma, devastated by cyclone Nargis, is undergoing a national disaster that is beyond politics.
The military government said on Tuesday 22,464 people are dead and 41,054 are missing, but local people say the figure may go much higher. One million people may be homeless in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="line-height: 150%" align="left"><strong>Relief Effort Should be Burma’s No 1 Priority</strong><br />
From<a href="http://www.irrawaddy.org/"><strong> Irrawaddy.org</strong></a><br />
By KYAW ZWA MOE</p>
<p style="line-height: 150%" align="left"><strong>Burma, devastated by cyclone Nargis, is undergoing a national disaster that is beyond politics.</strong><br />
The military government said on Tuesday 22,464 people are dead and 41,054 are missing, but local people say the figure may go much higher. One million people may be homeless in Rangoon and Irrawaddy divisions, according to aid workers.<br />
<strong>It’s time to go beyond politics: local, national and international.</strong><br />
Neighboring Asian countries, Western countries and the United Nations are ready to provide relief assistance. But what is the military government doing?<br />
People across the region complain of a lack of warning as the storm approached. After the storm hit, the military, police and other governmental workers were nowhere to be seen. On Monday—two days after the cyclone struck—a few uniformed people could be seen in areas of the city. Overall, the government’s response has been criminally negligent, a clear demonstration of its disrespect and concern for the people of Burma.<br />
Scores of people were quoted in the media noting the government’s readiness to dispatch troops to shoot, beat and arrest people engaged in peaceful demonstrations in 2007, and its recent disappearing act when the people needed its help.<br />
In the ruling generals’ view, the disaster is something to be exploited for politics. The generals, including Prime Minister Gen Thein Sein, have appeared on television handing out aid donations to families of victims. The people receiving blankets and other material were shown clapping on state television—pure propaganda.<br />
<strong>Meanwhile, The Irrawaddy stringers in Rangoon file reports saying many people in Hlaing Tharyar and Shwe Pyi Thar townships are sleeping on the roads because their houses are gone.</strong> People don’t have clean drinking water. Almost all towns in the affected areas still lack electricity and other public services. Prices of all commodities are doubling and tripling. Material for rebuilding house is skyrocketing, if it can be found.<br />
Some European countries, the United States and some Asian countries quickly offered assistance, but the military regime, as always, was skeptical and slow to accept help. Nevertheless, aid from Thailand and India is already on the way, and many other countries are setting the wheels in motion for a massive relief effort. On Tuesday, a UN spokesperson said the junta finally signaled it will welcome humanitarian aid.<br />
Unfortunately, the UN and other aid groups will face cumbersome restrictions as usual. In the past, the junta has thwarted international NGOs from having clear access to people in need of their services. The suspicious generals believe foreigners are looking for information they will use to embarrass the regime.<br />
In spite of the turmoil, the regime is determined to hold the constitutional referendum except in 47 townships that were hit hardest by the cyclone. The vote in forty townships in Rangoon Division and seven townships in Irrawaddy Division will be postponed until May 24. The rest of the country will vote on May 10 as scheduled.<br />
Meanwhile, local sources said the military regime has continued to pressure people in rural areas to vote “yes” in the referendum.<br />
<strong>The referendum should have been postponed. </strong>The government clearly lacks the ability to cope with the current disaster and the follow-up relief effort. Going on with the referendum as scheduled is callous and demeaning.<br />
During the relief effort, the junta will be asked to work with more international groups than ever before, and the logistics of the relief effort will be more demanding than anything the military has attempted in the recent past.<br />
The generals No 1 priority should be to help take care of the dead, injured and homeless, and to follow through with a massive rebuilding of essential public services. Tragically, the chances of that happening are slim indeed.</p>
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		<title>BIRMANIA - Aumenta numero vittime. Dove sono i militari?</title>
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		<pubDate>Mon, 05 May 2008 14:36:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Tofani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Birmania/Myanmar]]></category>

		<category><![CDATA[Ultime Notizie]]></category>

		<category><![CDATA[tifone Nargis]]></category>

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		<description><![CDATA[Dove sono i militari? E&#8217; questa la domanda ricorrente dei cittadini di Rangoon scampati alla furia del ciclone Nargis.
Tra sabato e domenica, secondo fonti ufficiali birmane, le piogge e i venti che si sono abbattuti sulla zona meridionale del Paese avrebbero causato oltre quattromila vittime e altrettanti dispersi. Incalcolabili i danni.
I cittadini dell&#8217;ex-capitale, mai così [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="line-height: 150%" align="left"><strong>Dove sono i militari? E&#8217; questa la domanda ricorrente dei cittadini di Rangoon scampati alla furia del ciclone Nargis.</strong><br />
Tra sabato e domenica, secondo fonti ufficiali birmane, le piogge e i venti che si sono abbattuti sulla zona meridionale del Paese avrebbero causato oltre quattromila vittime e altrettanti dispersi. Incalcolabili i danni.<br />
I cittadini dell&#8217;ex-capitale, mai così tanto devastata come oggi, lamentano la lentezza degli aiuti da parte delle forze di sicurezza e in alcuni casi, la totale assenza di aiuto e/o assistenza. L&#8217;esercito birmano – oltre quattrocentomila unità nell&#8217;intero Paese – non sarebbe intervenuto con la stessa immediatezza come invece nel settembre scorso, quando le marce pacifiche condotte dai monaci birmani vennero represse nel sangue, accusa la popolazione.<br />
<strong>Quello causato da Nargis è il maggiore disastro che colpisce il continente asiatico dopo lo Tsunami del 26 dicembre 2004, quando morirono centinaia di migliaia di persone.</strong><br />
Le Nazioni Unite chiedono di poter intervenire. Uno dei maggiori problemi è causato dalla scarsità di acqua potabile e mezzi di prima necessità. La gran parte delle vie di comunicazione della zona del delta dell&#8217;Irrawaddy sono impraticabili ed è impossibile accedere a numerosi villaggi, irraggiungibili anche telefonicamente.<br />
Le agenzie internazionali, in attesa del via libera da parte del governo birmano, sperano di poter entrare quanto prima all&#8217;interno dei confini per poter garantire aiuti di prima necessità alle migliaia di feriti e sfollati in costante aumento.</p>
<p><a href="http://www.sudestasiatico.com/2008/05/05/il-ciclone-nargis-si-abbatte-sulla-birmania-guarda-il-video/" target="_blank"><span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold">Guarda il VIDEO</span></a></p>
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