Isole contese – É scontro tra Cina e Vietnam

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Fino a qualche settimana fa, era molta l’attesa e la curiosità per la prima volta del governo birmano come presidente di turno dell’Associazioni delle Nazioni del sudest asiatico (ASEAN). Un’attesa lunga diciassette anni e offuscata dagli ultimi avvenimenti occorsi nelle acque del mar cinese meridionale. Sì, perchè dall’inizio di maggio, la situazione nelle acque dove da anni sei Paesi si contendono la sovranità sugli arcipelaghi Spratly e Paracel, sembra essere precipitata nuovamente. Questa volta, però, non è lo stallo tra navi filippine e cinesi, come avvenne nel 2012, ma la decisione da parte della compagnia petrolifera di Stato cinese, China National Offshore Oil Corporation (CNOOC), di muovere la piattaforma HD-981 dalle coste di fronte ad Hong Kong in acque che si trovano all’interno della zona economica esclusiva vietnamita: un’area non lontana dalle isole Paracel situata 15029’ latitudine, 111012’ longitudine est. Contese oltre che da Vietnam e Cina, che le occupa militarmente dal 1974, anche da Taiwan.

Le proteste da parte delle autorità vietnamite non si sono fatte attendere, così come le contro risposte da parte del governo cinese. E, nonostante i due governi abbiano firmato nel 2011 un’intesa per risolvere in modo pacifico le dispute in quella fetta di mare che i vietnamiti denominano ‘mare dell’est, la realtà sembra dimostrare tutto il contrario. Secondo il governo vietnamita, infatti, lo spostamento della piattaforma nelle proprie acque rappresenta una chiara “violazione della propria sovranità”. Di contro, l’otto maggio scorso, è arrivata da parte cinese la replica seccata in cui si chiede alla controparte vietnamita di “fermare ogni forma di disturbo” nei confronti delle operazioni decise dalla CNOOC. Allo scontro verbale è seguito quello tra imbarcazioni, con quelle cinesi che hanno respinto a colpi di cannoni d’acqua quelle vietnamite. Incidenti che hanno causato danni e feriti e l’indignazione da parte della popolazione vietnamita. Nella giornata di domenica, infatti, a migliaia sono scesi in strada per protestare davanti le sedi diplomatiche cinesi di Hanoi e Ho Chi Minh City. Proteste non comuni e che sono arrivate un giorno dopo la condanna da parte dei ministri degli esteri dell’ASEAN che, dai sontuosi palazzi di Naypyidaw (la capitale birmana), hanno espresso “grave preoccupazione” per l’intera situazione. Un appello che sembra quindi rinsaldare le relazioni tra i dieci Paesi membri dell’ASEAN. Soprattutto dopo un paio d’anni in cui le contese, che riguardano direttamente anche Brunei, Malaysia e Filippine, avevano minato l’unità stessa dell’Associazione nata a Bangkok nel 1967. Se dalla capitale birmana i rappresentanti cinesi continuano a ribadire che “il mar cinese meridionale non è un problema”, il primo ministro vietnamita, Nguyen Tan Dung, ha affermato con forza che “la pace, la stabilità, la sicurezza, la libertà di navigazione e aerea nel mare dell’est, preoccupazione comune dell’ASEAN, della regione e del mondo intero, sono seriamente minacciati”.

In questi giorni, inoltre, si sono espressi contro le azioni provocatorie di Pechino anche rappresentanti del governo statunitense. “L’incidente arriva puntuale dopo l’ultimo viaggio di Obama in Asia che, dopo le visite in Giappone, Filippine, Corea del sud e Malaysia, snobbando quindi la Cina, ha sottolineato il suo impegno politico nella regione. Quella cinese è anche una chiara azione politica in risposta alla politica statunitense”, ha spiegato a Sudestasiatico.com il professor Hoang Viet docente di giurisprudenza presso l’università nazionale di HCMCity. Nelle Filippine, Obama ha infatti siglato un accordo che darà avvio ad una maggior presenza di truppe statunitensi in basi militari dell’arcipelago. In questi ultimi tre anni i due nemici di un tempo, USA e Vietnam si sono riavvicinati sia economicamente che politicamente. Anche se non dichiarato ufficialmente, l’indirizzo politico da parte di Washington mira ad arginare l’influenza cinese nella regione Asia Pacifico. Scelta che avrà ripercussioni tra le due superpotenze e anche a livello strategico su altri scenari internazionali.

Anche se la Cina è una potenza emergente, nessuno le da il diritto di imporre le sue false rivendicazioni di sovranità”, scrive l’esperto di politica vietnamita Jonathan London, professore presso l’Università di Hong Kong. Se da una parte all’interno dei confini della Repubblica Popolare cinese c’è chi vorrebbe dare “una lezione ai vietnamiti”, per citare un’editoriale del quotidiano cinese ‘Global Times’, il Vietnam “non sparerà per primo”, come invece si legge in comunicato del ministero degli esteri vietnamita.

Le posizioni dei due governi sono da tempo molto chiare. Da un parte quella cinese, che rivendica l’intera area del mar cinese meridionale compresa la sovranità sulle isole Spratly e Paracel. Con l’idea di voler arrivare ad una soluzione diplomatica, ma da perseguire solo ed esclusivamente sul piano bilaterale. Dall’altra quella vietnamita, che rivendicando la sovranità sui due arcipelaghi, ritiene sia fondamentale finalizzare un codice di condotta vincolante sulla base della dichiarazioni delle parti (DOC), siglata in Cambogia nel 2002 tra ASEAN e Cina e delle norme stabilite dal trattato della legge sui mari (UNCLOS), di cui sia Cina e Vietnam sono firmatari.

Foto: manifestanti davanti l’ambasciata cinese ad Hanoi. (credit: VNN/VOV)

 

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One Response to “Isole contese – É scontro tra Cina e Vietnam”

  1. Phong 12 maggio 2014 at 07:38 #

    Le Paracels sonoo Vietnamite e ricnosciute. Non contese

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