Thailandia – Un futuro già scritto?

Thailandia – Un futuro già scritto?
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Altro che applausi. Siamo alle lacrime in chiusura di sipario. Quelle della primo ministro thailandese Yingluck Shinawatra, che in diretta nazionale annuncia lo scioglimento del parlamento e chiede che venga fissata una data per elezioni quanto prima. “In questo momento in cui tante persone si sono opposte al governo in rappresentanza di altrettanti gruppi—ha affermato la primo ministro visibilmente provata—la miglior soluzione è rimettere il potere nella mani del popolo thailandese e tenere un’elezione”.

Secondo i tempi dettati dalla carta costituzionale il Re deve approvare formalmente lo scioglimento delle camere e chiamare una data entro 60 giorni. Elezioni nazionali potrebbero quindi tenersi nei primi giorni di febbraio. Una carta, quella costituzionale, scritta tra il 2006 e il 2007 da un gruppo di legislatori nominati dal Consiglio per la sicurezza nazionale, dopo il colpo di Stato del 2006 e successivamente approvata con referendum nel 2007. Un referendum che non dava scelta al popolo, poiché qualora avesse votato a sfavore, il Consiglio di sicurezza nazionale avrebbe avuto carta bianca per scrivere le regole fondamentali che più gli avrebbero fatto comodo.

Per descrivere l’ennesima protesta che ha invaso e tinto di giallo le strade di Bangkok, con l’obiettivo di spingere il clan Shinawatra fuori dai confini del Paese, bisognerebbe forse ripercorrere gli eventi politici che ne hanno caratterizzato la sua ascesa. Ma forse non sarebbe neanche sufficiente e l’uso del condizionale è quindi l’unica certezza per descrivere l’ennesima crisi politica e democratica che l’ex Regno del Siam sta vivendo. Nell’ultimo mese a migliaia sono scesi in piazza, guidati dalla retorica dell’ex vice primo ministro e membro del partito democratico, Suthep Thaugsuban. La scintilla, un disegno di legge che avrebbe garantito l’amnistia non solo al fratello di Yingluck, Thaksin–estromesso nel 2006 da un colpo di Stato e oggi accusato di essere il burattinaio della politica nazionale e del governo ormai sempre meno credibile–ma anche allo stesso Suthep e all’ex premier democratico, Abhisit Vejjajiva, colpevoli dei decessi avvenuti durante le proteste avvenute nel 2010. Quando a morire sotto i colpi di esercito e cecchini dalle vesti nere, furono in maggioranza i fedeli di Thaksin. Tra quei novanta defunti, anche il fotografo italiano Fabio Polenghi. Una reggenza, quella firmata Abhisit-Suthep, nata nel dicembre del 2008 dopo l’intervento della Corte Costituzionale, che a colpi di sentenze aveva decretato illegittimi i tre partiti della coalizione di governo. Fu sulle loro ceneri che si strutturò il Puea Thai (PTP), voluto proprio dall’esiliato Thaksin. Partito che, con a capo sua sorella Yingluck, stravinse le elezioni del 2011 con 265 seggi conquistati su 500 alla camera dei rappresentanti (Sapha Phuthaen Ratsadon).

Arriviamo dunque ai giorni nostri: un presente scosso da un mese di proteste che, sebbene descritte come “pacifiche e dimostrative”, hanno lasciato in strada cinque persone morte e oltre trecento feriti. Un inutile bagno di sangue che avrebbe spinto la primo ministro a lasciare l’incarico. Ma il passo di rimettere la decisione nelle mani del popolo non sembra essere scelta sufficiente a placare il malcontento dei manifestanti e del loro ‘portavoce’, che chiedono l’allontanamento dei Shinawatra dalla politica del Paese e la nomina di un ‘Consiglio del Popolo’ che sostituisca quindi l’attuale sistema parlamentare. In pratica, come scrive l’analista thailandese Pavin Chachavalpongpun, “la Thailandia potrebbe essere l’unico posto sulla Terra in cui i dimostranti si sono battuti per stabilire un regime non democratico”.

E che le elezioni siano allora. Ma anche questo in Thailandia non è poi così scontato, visto che in una situazione analoga nel 2006, i democratici decisero di non prendervi parte. É questa la minaccia di Suthep e compagni. E allora che si fa? Si attende una risoluzione manu militari? Possibile. Anche se al momento è inutile fare previsioni sul futuro. Il presente ci descrive un Paese fortemente diviso nel suo profondo, dove a dirigere l’orchestra sono elitè di potere che in larga parte si tengono ben lontano da schermi e riflettori, ma che stanno minando quel processo di riforme e cambiamenti che iniziarono nel 1997, all’indomani della crisi economica che mise in ginocchio il Paese e l’intera regione est asiatica.

Foto: di Vincenzo Floramo

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2 Responses to “Thailandia – Un futuro già scritto?”

  1. amedeo.adinolfi 12 dicembre 2013 at 10:39 #

    Un articolo di parte, che attinge a fonti di parte. Solita manfrina di chi scrive per sentito dire. Un vero peccato

  2. Roberto Tofani 12 dicembre 2013 at 10:40 #

    quale parte?

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